Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for ottobre 2013

Come preannunciato, ecco i successivi due suggerimenti di Schopenhauer, E qui la faccenda diventa più sottile.

Stratagemma n.4

Quando si vuole trarre una certa conclusione non la si lasci prevedere, ma si faccia in modo che l’avversario ammetta senza accorgersene le premesse una per volta e in ordine sparso, altrimenti tenterà ogni sorta di cavilli; oppure, quando non si è certi che l’avversario le ammetta, si presentino le premesse  di queste premesse, si facciano pre-sillogismi, ci si faccia ammettere le premesse di molti di questi pre-sillogismi senza ordine e confusamente, si occulti dunque il proprio gioco finché non è stato ammesso tutto ciò di cui si ha bisogno. Si arrivi insomma al dunque partendo da lontano. Queste regole le dà Aristotele in Topici, VIII, 1.
Non occorrono esempi.

Stratagemma n.5

Per dimostrare la propria tesi ci si può servire anche di premesse false, e ciò quando l’avversario non ammetterebbe quelle vere, o perché non ne riconosce la verità oppure perché vede che la nostra tesi ne conseguirebbe immediatamente: si prendano allora tesi in sé false ma vere ad hominum, e si argomenti  ex concessis a partire dal modo di pensare dell’avversario. Infatti il vero può conseguire da premesse false, ma mai il falso da premesse vere. Allo stesso modo si possono confutare tesi false dell’avversario per mezzo di altre tesi false, che egli però ritiene vere: infatti si ha a che fare con lui e bisogna servirsi del suo modo di pensare. Per esempio: se egli è seguace di qualche setta alla quale noi non aderiamo, possiamo adoperare contro di lui, come principia, le massime di questa setta. Aristotele, Topici, VIII, 9. (Rientra nel precedente stratagemma).

 

Come ottenere ragione in 38 mosse – 1-3
Come ottenere ragione in 38 mosse – 4-5
Come ottenere ragione in 38 mosse – 6-8
Come ottenere ragione in 38 mosse – 9-12
Come ottenere ragione in 38 mosse – 13-15
Come ottenere ragione in 38 mosse – 16-20
Come ottenere ragione in 38 mosse – 21-23
Come ottenere ragione in 38 mosse – 24-27
Come ottenere ragione in 38 mosse – 28-29
Come ottenere ragione in 38 mosse – 30
Come ottenere ragione in 38 mosse – 31-34
Come ottenere ragione in 38 mosse – 35-37
Come ottenere ragione in 38 mosse – 38

Annunci

Read Full Post »

Read Full Post »

Avendo la fortuna (?) di vivere in una delle poche città italiane con due squadre di calcio nel massimo campionato, spesso e malvolentieri mi capita di assistere a discussioni, tanto accese quanto interminabili, fra sostenitori dell’una e dell’altra compagine. Come in ogni situazione che scatena le più profonde passioni, ognuno vuole “ottenere ragione” e affina, il più delle volte inconsapevolmente, le armi della dialettica, specialmente quando ha raggiunto il livello massimo di decibel consentitogli dalle corde vocali.

Chi alla fine ottenga o meno ragione, è in questa sede totalmente irrilevante. Ciò che interessa è iniziare a descrivere e analizzare le diverse tecniche che li nostro può utilizzare. E in ciò ci aiuta un filosofo tedesco del XIX secolo, Arthur Schopenhauer (1788-1860) che questo problema se lo era già posto, scrivendo nel 1830-31 un trattatello, mai dato alle stampe, dal titolo L’arte di ottenere ragione. Esposta in trentasei stratagemmi.

Trattandosi di opera filosofica assume per sua natura carattere universalistico. Può quindi essere applicata a svariati ambiti, fra cui quello dell’analisi del comportamento degli esponenti politici, donne e uomini, nel corso dei vari dibattiti televisivi.

Schopenhauer illustra trentasei stratagemmi, corredandoli di esempi. Iniziamo con i primi tre, che lo stesso filosofo ci spiegherà essere collegati. Gli altri seguiranno nei prossimi giorni.

Stratagemma n.1

L’ampliamento. Portare l’affermazione dell’avversario al di fuori dei suoi limiti naturali, interpretarla nella maniera più generale possibile, prenderla nel senso più ampio possibile, ed esagerarla; restringere invece la propria affermazione nel senso più circoscritto possibile e nei limiti più ristretti: perché quanto più un’affermazione diventa generale, tanto più essa presta il fianco agli attacchi. L’antidoto è la precisa formulazione del punctusstatus controversiae.

Esempio 1

Io dissi: «Gli Inglesi sono la prima nazione nel genere drammatico». L’avversario volle tentare una instantia e ribatté: «È noto che nella musica, e di conseguenza anche nell’opera, essi non hanno saputo combinare nulla». Io gli replicai ricordandogli «che la musica non è compresa nel genere drammatico; questo designa solo la tragedia e la commedia»: cosa che egli sapeva molto bene, e quindi tentava solo di generalizzare la mia affermazione in modo che comprendesse tutte le rappresentazioni teatrali, di conseguenza l’opera e la musica, per poi battermi con sicurezza.
Se invece l’espressione da noi usata lo favorisce, si salvi la propria affermazione restringendola oltre la primitiva intenzione.

Esempio 2

A dice: «La pace del 1814 restituì persino a tutte le città anseatiche tedesche la loro indipendenza». B dà la instantia in contrarium cioè che con quella pace Danzica perse l’indipendenza conferitale da Bonaparte.  A si salva così: «Ho detto tutte le città anseatiche tedesche. Danzica era una città anseatica polacca».
Questo stratagemma si trova già in Aristotele, Topici, VIII, 12.

Esempio 3

Lamarck (Philosophie zoologique, [Paris, 1809], vol. 1, p. 203) nega ai polipi ogni sensazione poiché privi di nervi. Ora, però, è certo che essi percepiscono, infatti seguono la luce mentre procedono con la loro tecnica di ramo in ramo. E afferrano la loro preda. Si è perciò supposto che in essi la massa nervosa sia diffusa in ugual misura nella massa dell’intero corpo e, per così dire, vi sia fusa assieme: infatti essi hanno evidentemente percezioni senza avere organi di senso distinti. Poiché ciò ribalta l’ipotesi di Lamarck, egli argomenta dialetticamente così: «Allora tutte le parti del corpo del polipo dovrebbero essere capaci di ogni specie di sensazione e anche di movimento, di volontà, di pensiero: allora il polipo avrebbe in ogni punto del suo corpo tutti gli organi dell’animale più completo: ogni punto potrebbe vedere, annusare, gustare, sentire e così via; anzi, pensare, giudicare, inferire: ogni particella del suo corpo sarebbe un animale completo e il polipo stesso starebbe sopra l’uomo, poiché ogni cellula avrebbe tutte le facoltà che l’uomo ha solo nel suo insieme. Non ci sarebbe inoltre alcun motivo per non estendere quanto si afferma sui polipi anche alla monade, il più imperfetto di tutti gli esseri, e infine anche alle piante, le quali pure vivono, e così via». Con l’uso di tali stratagemmi dialettici uno scrittore tradisce l’intima consapevolezza di avere torto. Poiché si è detto: «Il suo intero corpo è sensibile alla luce, ed è perciò di natura nervosa», egli ne evince che l’intero corpo pensa.

Stratagemma n.2

Usare l’omonimia per estendere l’affermazione presentata anche a ciò che, al di là del nome uguale, poco o nulla ha in comune con la cosa in questione; poi darne una confutazione lampante, e così fingere di avere confutato l’affermazione.
Nota: synonyma sono due parole indicanti il medesimo concetto; homonyma due concetti indicati dalla medesima parola (vedi Aristotele, Topici, I, 13). Profondo, tagliente, alto, usati ora per corpi ora per suoni sono homonyma. Sincero e leale sono synonyma.
Questo stratagemma può essere considerato identico al sofisma ex homonymia: tuttavia il sofisma palese dell’omonimia non trarrà seriamente in inganno.

Omne lumen potest extingui;
Intellectus est lumen;
Intellectus potest extingui.

[Ogni lume può essere spento; l’intelletto è un lume; l’intelletto può essere spento.]

Qui si nota subito che ci sono quattro terminilumen in senso proprio e lumen inteso in senso figurato. Ma nei casi sottili questo sofisma inganna certamente, soprattutto dove i concetti indicati dalla medesima espressione sono affini e si sovrappongono l’uno all’altro.

A questo punto mi permetto l’ardire di chiosare Schopenhauer. Mi sembra che una parola, usata frequentemente nella polemica politica, con le caratteristiche idonee a portare l’ascoltatore al falso sillogismo, sia “regime”. Regime, tecnicamente, significa “sistema politico”, ma, poiché è stata così tante volte utilizzata insieme all’aggettivo “fascista”, è andata ad assumere il doppio significato di “dittatura”.

Esempio 1

(I casi inventati appositamente non sono abbastanza sottili da essere ingannevoli: bisogna dunque trarli dalla propria esperienza concreta. L’ottimo sarebbe poter distinguere ogni stratagemma con un nome conciso e calzante, a cui si potrebbe ricorrere, al momento opportuno, per respingere in un batter d’occhio l’uso di questo o quello stratagemma).
A: «Lei non è ancora iniziato ai misteri della filosofia kantiana».
B: «Ah, dove ci sono misteri, io non voglio saperne nulla».

Esempio 2

Io biasimavo il principio d’onore, giudicando incomprensibile che chi subisce un’offesa perda l’onore a meno che non la ricambi con un’offesa maggiore o che non lavi l’onta col il sangue, quello del nemico o il proprio; come ragione addussi che il vero onore non può essere ferito da ciò che si subisce, ma soltanto da ciò che si fa; perché a chiunque di noi può succedere di tutto. L’avversario attaccò direttamente la mia ragione: egli mi dimostrò in modo lampante che se si calunniasse un commerciante dicendo che imbroglia o commette illegalità, o che è negligente nel suo mestiere, questo sarebbe un attacco al suo onore che qui verrebbe ferito unicamente per ciò che egli subisce, e che egli potrebbe ripristinare soltanto facendo punire tale calunniatore o costringendolo a smentire l’accusa.
Qui egli scambiò, dunque, per l’omonimia, l’onore civile, che si chiama altrimenti buon nome e che viene offeso col discredito, con il concetto di onore cavalleresco, chiamato anche point d’honneur e che viene offeso con le ingiurie. E poiché un attacco al primo non può essere trascurato, ma deve essere respinto con la pubblica confutazione, con lo stesso diritto anche un attacco al secondo non dovrebbe rimanere ignorato, ma dovrebbe essere respinto con un’ingiuria più forte e con il duello. Dunque: una confusione di due cose essenzialmente diverse favorita dall’omonimia della parola onore: e così l’omonimia dà origine a una mutatio controversiae.

Una parola di stretta attualità politica, dal doppio significato, è li participio passato del verbo “interdire”. Per evitare conseguenze spiacevoli, sempre meglio contestualizzare…

Stratagemma n.3

Prendere l’affermazione presentata in modo relativo, relative, come se fosse presentata universalmente, simpliciterabsolute, o almeno intenderla sotto tutt’altro aspetto e confutarla poi in in questo secondo senso.

Qui ci sarebbero delle parole in greco che non posso inserire dato che non dispongo di tutti i caratteri necessari (capirle, quello mai, ho fatto lo scientifico).

L’esempio di Aristotele è: il moro è nero, ma quanto ai denti è bianco: dunque egli è allo stesso tempo nero e non nero. È un esempio inventato, che non ingannerebbe sul serio nessuno: prendiamone invece uno dall’esperienza concreta.

Esempio

In una conversazione di filosofia ammisi che il mio sistema difende e loda i quietisti. Poco dopo il discorso cadde su Hegel, e io affermai che la maggior parte delle cose da lui scritte sono insensate o, almeno, che molti passi dei suoi scritti sono tali che l’autore butta lì le parole e il senso deve metterlo il lettore. L’avversario non si avventurò a confutare ciò ad rem, ma si contentò di proporre quest’argumentum ad hominem: io avevo appena lodato i quietisti, e anch’essi avevano scritto molte cose insensate.
Ammisi questo fatto, ma corressi l’avversario dicendo che non lodo i quietisti come filosofi o scrittori, cioè non per le loro imprese teoretiche, ma soltanto come uomini, per il loro agire, solo dal punto di vista pratico: nel caso di Hegel invece si parla di imprese teoretiche. L’attacco venne così parato.

A questo punto, Schopenhauer ci dice che i primi tre stratagemmi sono affini, poiché “hanno in comune il fatto che l’avversario parla in realtà di qualcosa d’altro rispetto a ciò che viene affermato”.

[…] si incorrerebbe dunque in una ignoratio elenchi [ignoranza della confutazione] se ci si facesse liquidare da tali stratagemmi. Infatti, in tutti gli esempi presentati quello che dice l’avversario è vero: non è però in contraddizione effettiva ma solo apparente con la tesi; chi è da lui attaccato quindi nega la consequenzialità della sua conclusione: cioè che dalla verità della sua tesi discenda la falsità della nostra. Si tratta dunque di una confutazione diretta della sua confutazione per negationem consequantiae.
Non ammettere premesse vere poiché se ne prevede la conseguenza. Come antidoto dunque i due seguenti mezzi, le regole 4 e 5.

 

Come ottenere ragione in 38 mosse – 1-3
Come ottenere ragione in 38 mosse – 4-5
Come ottenere ragione in 38 mosse – 6-8
Come ottenere ragione in 38 mosse – 9-12
Come ottenere ragione in 38 mosse – 13-15
Come ottenere ragione in 38 mosse – 16-20
Come ottenere ragione in 38 mosse – 21-23
Come ottenere ragione in 38 mosse – 24-27
Come ottenere ragione in 38 mosse – 28-29
Come ottenere ragione in 38 mosse – 30
Come ottenere ragione in 38 mosse – 31-34
Come ottenere ragione in 38 mosse – 35-37
Come ottenere ragione in 38 mosse – 38

Read Full Post »

Fabrizio in concerto a Modena nel 1976. Dall’album Storia di un impiegato.

Read Full Post »

Così parla un saggio, di quelli veri, e io mi limito a riportare le sue parole senza alcun commento

Ragazzi non bastano i cortei, non basta la vostra meravigliosa passione per battere le guerre, l’ingiustizia , il bisogno . Serve la politica per vincere . La politica che incida nel potere.
Come facciamo per far diventare la vostra speranza “potere politico” ? Questo è il problema che avete davanti. Un corteo bello e ardente non è ancora politico.
Quali sono le vostre armi ? Non le vedete ? Ci sono..! Sono in quel libretto che i vostri padri chiamarono Costituzione, dopo aver conquistato il diritto a scriverlo con la Resistenza .
La forza del pacifismo è la legalità, che è in contrasto con l’illegalità di chi fa la guerra, pratica ingiustizia, affama nel bisogno . L’illegalità rimane nei governi e negli stati .
La vostra pacifica passione deve portare i suoi argomenti e la sua forza non solo nelle piazze , ma negli stati e nei luoghi del potere.
E’ un obiettivo ambiziosissimo che dovete darvi : costruire un potere di pace . Nessuno c’è finora riuscito: il potere è sempre armato, è sempre stato in guerra. Noi abbiamo perso, nel volerlo costruire , imparate da noi , dalle nostre sconfitte. Voi potete farcela .
Auguri per il vostro lungo viaggio

Pietro Ingrao

Read Full Post »

“Chi denuncia i limiti intellettuali dei politici dimentica che tali limiti sono la causa dei loro successi”.

Nicolás Gómez Dávila

Read Full Post »

La notizia è di qualche giorno fa, ma per commentarla ho dovuto meditare a lungo.

Tutti i telegiornali e quasi tutti i quotidiani (non li ho letti tutti, per cui lascio il beneficio del dubbio…) hanno dato grande rilievo alla notizia che al battesimo del principino sono stati serviti gli avanzi della torta nuziale di William e Kate, Per giunta,,, scongelati!

Voglio sorvolare sul fatto che servire agli ospiti gli avanzi del giorno prima è cosa sconveniente; figurarsi quelli dell’anno prima… Qualsiasi mamma italiana inorridirebbe al pensiero di servire il polpettone agli invitati.

Voglio sorvolare sul fatto che non è sicuramente in questo modo che si dimostra sobrietà di costumi e attenzione agli sprechi, specie quando sugli stessi giornali qualche settimana prima si informava il pubblico delle abitudini alimentari del nonno del nascituro il quale, da igienista convinto, si fa portare tutte le mattine a colazione sette uova alla coque per poter degustare solamente quella cotta al punto giusto.

Consoliamoci col fatto che la cucina britannica non sia proprio la più rinomata al mondo, ma a tutto c’è un limite.

Invece, e qui il discorso si fa serio, dobbiamo interrogarci sul perché le abitudini, anche le più insignificanti delle famiglie reali facciano così notizia e destino tanto scalpore, pur essendo la monarchia, specie in Italia, un lontano ricordo.

Credo che la risposta debba essere di tipo «pedagogico». A tutti, quando eravamo piccoli, per farci dormire veniva raccontata la favoletta. A parte quelle catastrofiche, da libro degli orrori, tipo Cappuccetto Rosso (ma si può far dormire un bambino col pensiero del lupo che ti mangia?), le altre erano sul genere:

«C’era una volta la bellissima principessa Ludovica Aurora Camilla, figlia del grande imperatore Astolfo, che regnava con saggezza e magnanimità sul suo popolo. La principessa aveva molti amici, ma nonostante tutto era molto triste, perché attendeva che, dalle terre di oltremare, arrivasse il suo promesso sposo, il bellissimo e valoroso principe Atamante, che l’avrebbe portata via sulla sua carrozza con cento cavalli bianchi. […] E poi vissero felici e contenti».

Se da piccoli ci avessero raccontato storie più realistiche, forse ora saremmo meno affascinati dalla vita dei reali, guarderemmo meno polpettoni televisivi, ma avremmo maggiore senso della realtà. Un esempio:

«C’era una volta Giuseppina, figlia di Pasquale, impiegato al catasto, e di Antonietta, cameriera alla tavola calda dietro all’angolo. Giuseppina era tanto infelice, perché sognava un giorno di trovarsi un lavoro decente, di poter accendere un mutuo e, magari, sposare un idraulico e mettere su famiglia, arrivare alla pensione. […] E sopravvissero felici e contenti».

Read Full Post »

Bob Marley in studio, versione acustica.

Read Full Post »

Izner Oettam

Mi è molto difficile dare ragione, anche per una sola volta, a Massimo D’Alema. Ma questa volta credo abbia proprio centrato il punto, quando ha chiesto quali libri avesse letto Matteo Renzi (d’ora in poi, Izner Oettam, cambiando verso…). Nessuno pretende lo studio assiduo dei classici, e nemmeno una lista completa; ci basterebbe solo qualche indicazione.

Sì, perché dai libri che uno legge ci si può fare un’idea non solo dei suoi interessi, ma dei suoi riferimenti culturali, di come il modo di pensare è andato formandosi nel corso degli anni, di come potrebbe reagire di fronte a un’emergenza politica. L’Izner Oettam visto nei giorni scorsi alla Leopolda e letto nel documento congressuale non ce lo dice e non ce lo fa capire, rimandando il tutto molto più in là, fra l’altro molto dopo la sua possibile, per molti sicura, elezione a segretario del Partito Democratico.

Certo che da uno che riesce a infilare nel documento congressuale la memorabile frase: «Tana libera tutti!» … possiamo aspettarci di tutto. (La citazione è dalla pagina 17 del suo programma, se non ci credete). (altro…)

Read Full Post »

Dall’album Aida del 1977.

La voce femminile è di Marina Arcangeli, della Schola Cantorum.

Read Full Post »

“L’esperienza non ha alcun valore etico: è semplicemente il nome che gli uomini danno ai propri errori”.

Oscar Wilde

Read Full Post »

Il pensiero di Gramsci è purtroppo ancora attuale. Dico purtroppo perché molti dei problemi che egli aveva evidenziato nel primo trentennio del secolo scorso sono ancora del tutto irrisolti.

Un esempio è nel brano Odio gli indifferenti – uno dei classici gramsciani – nel quale ci dice che vivere vuol dire essere partigiani. Vuol dire scegliere da che parte stare, avere chiari gli obiettivi che ci si propone, lottare per la loro realizzazione. A questo è legato il concetto di cittadinanza.

Qual è la situazione oggi? Per molti è il menefreghismo, per molti altri l’omologazione, per molti altri ancora scendere a facili compromessi per un tornaconto personale immediato. Fortunatamente la somma di questi molti non vuole dire tutti, e qualche piccola sacca di speranza resiste, qualche irriducibile – quasi un antico retaggio del passato – rimane.

Per cominciare rileggiamo Odio gli indifferenti, che riporto dal libro omonimo, Chiarelettere editore, 2011.

(altro…)

Read Full Post »

R.I.P LOU REED

Un altro grande che se ne va…

Read Full Post »

Dall’album D’amore, di morte e di altre sciocchezze, 1996.

Read Full Post »

Marina Berlusconi, il nuovo che avanza?

Leggo su Repubblica di questa mattina l’ultima trovata di Berlusconi: la candidatura, più volte ventilata, ma ora probabile, della figlia Marina.

Povera donna! A giudicare dal suo comportamento, schivo quanto non lo è quello del padre, sembra una persona con tutt’altre ambizioni per la testa: dedicarsi ai figli e seguire la sua passione per la danza. Finora ha fatto di tutto per non apparire e le rare volte che lo ha fatto, lo ha fatto con una certa sofferenza. Ora la vogliono mandare allo sbaraglio con Renzi. Povera donna! Lasciatela stare. (altro…)

Read Full Post »

Non mi piace lanciare la pietra e nascondere la mano, così, dopo aver scritto ieri il post nel quale proponevo di trasformare i Quaderni del carcere di Antonio Gramsci in un blog, mi sono detto: “perché no? Facciamolo”. E ho iniziato un lavoro che, ovviamente, mi porterà via molto tempo, ma che, lo devo dire, man mano che va lentamente avanti, mi entusiasma sempre di più.

Mi sono detto che, forse, il senso di una operazione di questo tipo potrebbe essere quello di avvicinare i giovani al pensiero di Gramsci. I Quaderni, se presi integralmente, non sono una lettura facile, la loro stessa voluminosità è un deterrente notevole e il conseguente costo ne riduce la diffusione.

Alla peggio, avrò occupato un po’ di tempo in maniera intelligente durante la convalescenza e, qualora dovessi finire anch’io in carcere per qualche motivo, so già come si fa.

L’indirizzo del blog è http://quadernidelcarcere.wordpress,com.

Se qualcuno volesse dare una mano… Più che per le trascrizioni, servirebbe una verifica per categorie e tag, con l’obiettivo di migliorarne la fruibilità.

Read Full Post »

Non credo che la seconda lettura della legge costituzionale 813 alla Camera possa dare un risultato diverso rispetto a quella del Senato di pochi giorni fa. Non lo credo perché il pensiero unico che si è affermato in questi ultimi anni a livello politico è troppo radicato nelle forze che costituiscono l’attuale maggioranza.

Eppure sarebbe bastato poco, pochi voti (ne bastavano 5!) per non garantire alla proposta la maggioranza qualificata e chiamare il popolo a pronunciarsi con un referendum confermativo. Il 24 maggio 2014, insieme alle elezioni europee, i cittadini avrebbero potuto pronunciarsi e a questo punto tutti – i favorevoli e i contrari alla riforma della Costituzione – avremmo dovuto accettare la volontà del popolo sovrano. In questo modo, unificando europee e referendum, non si sarebbe neanche dovuto supportare un eccessivo extra costo. Lo dico perché attualmente sembra che ogni spesa aggiuntiva, anche quelle per salvaguardare la democrazia nel nostro Paese, sia un grave delitto perpetrato nei confronti dei cittadini.

L’ho già scritto, ma non mi stancherò mai di ripeterlo, la Costituzione italiana andrebbe applicata. Non lo è mai stata del tutto, quando si sono apportate delle modifiche è stato fatto un pasticcio perché il corpo della Costituzione è un corpo unico, è tutto collegato, è un organismo perfetto (nel senso latino del termine).

Piccole migliorie si potrebbero fare, è vero. Nel 1947-48 non esistevano né si potevano prevedere gli strumenti tecnologici di comunicazione che sono disponibili oggi, per cui si potrebbero semplificare – e di molto – gli strumenti per favorire la partecipazione dei cittadini al processo legislativo (leggi di iniziativa popolare e referendum), favorendo la raccolta di firme via Web, anziché su moduli cartacei, con tutto quello che ne consegue dell’enorme lavoro di vidimazione, certificazione, controllo da parte degli uffici pubblici preposti (ho tralasciato il lavoro di raccolta delle firme perché quello è lavoro di militanti politici, è volontario e quindi, per definizione, deve essere fatto volentieri!). Altre modifiche, rese possibili dalle tecnologie disponibili, potrebbero essere pensate per rendere più trasparente la politica e le procedure decisionali.

Ma si tratta di piccoli interventi integrativi, non di modifiche sostanziali.

In fin dei conti, se la Costituzione italiana è stata disegnata in un determinato modo, ci sarà stata una ragione. E questa, secondo me, è data dalla storia e dal carattere del popolo italiano, Carattere che i Costituenti conoscevano bene e sul quale molti di loro avevano potuto lungamente meditare nelle patrie galere o in esilio.

Read Full Post »

Il 25 ottobre 1917, secondo il calendario gregoriano in vigore in occidente, scoppiava la Rivoluzione russa, uno degli eventi più importanti del secolo scorso. Ancora oggi sono vive le implicazioni della fondazione e dello scioglimento, settant’anni dopo, dell’Unione Sovietica. Per iniziare un percorso di riflessione storica sulla Rivoluzione russa, inizio trascrivendo parte del capitolo “La rivoluzione mondiale” da Il secolo breve di Eric J. Hobsbawm (1994).

La rivoluzione fu figlia della guerra: specificamente lo fu la Rivoluzione russa del 1917, che portò alla creazione dell’Unione Sovietica, trasformatasi in una superpotenza durante la seconda fase dell’epoca di guerra più che trentennale che contrassegnò il nostro secolo. Ma, più in generale, la rivoluzione è stata una costante mondiale nella storia del Novecento. Da sola la guerra non porta necessariamente le nazioni belligeranti a un punto di crisi, al crollo e alla rivoluzione. Tuttavia, prima del 1914 era predominante la convinzione opposta, almeno in relazione ai regimi europei consolidati da una legittimazione tradizionale. Napoleone I si era lamentato amaramente che l’imperatore d’Austria potesse sopravvivere al tracollo militare e alla perdita di metà dei suoi territori, mentre lui, figlio della Francia rivoluzionaria, avrebbe rischiato di perdere il potere dopo una sola sconfitta. Tuttavia le tensioni indotte dalla guerra totale del nostro secolo negli stati e nelle popolazioni in essa coinvolti furono così schiaccianti e inusitate da portarli fino al limite massimo di resistenza e talvolta persino fino al punto di rottura. Solo gli USA fuoriuscirono dalla guerra mondiale quasi nella stessa condizione in cui vi erano entrati, e anzi ne furono rafforzati. Per tutti gli altri la fine della guerra significò l’insurrezione. Sembrava ovvio che il vecchio mondo fosse condannato. La vecchia società, la vecchia economia, il vecchio sistema politico avevano «perso il mandato del cielo», per usare u’espressione cinese. Nel 1914 l’alternativa era ben nota. I partiti socialisti, che si fondavano sull’appoggio delle classi lavoratrici in crescita ed erano pervasi dalla credenza della inevitabilità storica della loro vittoria, rappresentavano questa alternativa nella maggioranza dei paesi europei. Sembrava che bastasse soltanto un segnale perché il popolo si sollevasse, sostituisse il capitalismo con il socialismo e trasformasse così le sofferenze insensate della guerra mondiale in qualcosa di positivo; le sanguinose doglie e le convulsioni che accompagnavano la nascita di un mondo nuovo. La Rivoluzione russa, o, più precisamente, la rivoluzione bolscevica dell’ottobre 1917, intendevano dare al mondo questo segnale. Essa divenne perciò un evento così centrale nella storia del nostro secolo, come la Rivoluzione francese del 1789 lo fu per la storia dell’Ottocento. Non è un caso che la storia del Secolo breve, così com’è definito in questo libro, coincida virtualmente con la durata dello stato nato dalla Rivoluzione d’ottobre. Comunque la Rivoluzione d’ottobre ebbe ripercussioni assai più profonde e universali di quella francese. Infatti, se le idee della Rivoluzione francese, come ora appare chiaro, hanno sopravanzato il bolscevismo, le conseguenze pratiche del 1917 furono più grandi e durature di quelle del 1789. La Rivoluzione d’Ottobre produsse il più formidabile movimento rivoluzionario organizzato nella storia moderna. La sua espansione mondiale non ha paragoni e per trovare nel passato un evento simile sotto questo aspetto bisogna risalire alle conquiste effettuate dall’Islam nel primo secolo della sua storia. Appena trenta o quarant’anni dopo l’arrivo di Lenin alla stazione Finlandia a Pietrogrado, un terzo dell’umanità si trovò a vivere sotto regimi partoriti direttamente dai «dieci giorni che sconvolsero il mondo» (Reed, 1919) e costruiti secondo il modello organizzativo del partito comunista creato da Lenin. Molti di questi regimi adottarono il modello dell’URSS in una seconda ondata di rivoluzioni che esplosero al termine della seconda fase della lunga epoca di guerra mondiale che va dal 1914 al 1945. Il presente capitolo riguarda questa rivoluzione in due tappe, sebbene, com’è naturale, si concentri sulla rivoluzione del 1917, da cui si originarono e trassero la loro impronta le rivoluzioni successive. Comunque sia, la Rivoluzione russa predominò grandemente su ogni altra.

Read Full Post »

Antonio Gramsci

Una delle grandi innovazioni di Internet è quella di poter navigare alla ricerca di informazioni seguendo percorsi diagonali invece che percorsi sequenziali.

Mi spiego meglio: quando leggiamo un romanzo lo facciamo dalla prima all’ultima pagina; il contributo creativo del lettore si limita al massimo a visualizzare mentalmente qualcosa, ad esempio una foresta, quando l’autore decide di ambientarvi una scena. Non necessariamente la foresta visualizzata dai due soggetti è identica perché entrambi, al concetto di foresta, associano qualcosa che fa parte del loro vissuto personale.

Quando invece pensiamo ben difficilmente seguiamo un percorso lineare, se non per piccoli tratti, poi tendiamo a procedere per associazioni con altri concetti. (altro…)

Read Full Post »

L’originale della Costituzione Italiana conservato in teca

Roberto Benigni la definisce “La più bella del mondo”. Io non so se davvero sia la più bella, per poterlo fare avrei dovuto studiarle tutte. So però che è la mia. Quella che nasce dalla Storia del mio Paese, nel suo momento più alto, quello della Resistenza al nazifascismo. Quella del compromesso alto fra comunisti e socialisti da una parte, democratici cristiani dall’altra. Quella nata dalle macerie della guerra per ridare speranza a un intero popolo. Quella che non è mai stata interamente applicata.

E come si fa a dire che non funziona qualcosa che non è mai stato messo alla prova? (altro…)

Read Full Post »