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Archive for 8 dicembre 2013

La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico.

Enrico Berlinguer

Questa frase fu pronunciata da Enrico Berlinguer oltre trent’anni fa. A posteriori è facile dire che aveva ragione e che aveva visto lontano e che l’attuale situazione della politica riflette lo sfascio di un sistema che – forse -, se si fossero presi adeguati provvedimenti per tempo, avrebbe potuto essere salvato.

Ma la visione di Berlinguer fu presa alla leggera e il problema si è incancrenito. La commistione fra politica e poteri forti, economici e non, è sotto gli occhi di tutti. E rende facile il ricorso ai populismi di diverso genere, dall’iniziale “Roma ladrona” della Lega (e abbiamo visto come è andata a finire) a quello attualissimo dei pentastellati con la caccia agli scontrini, passando per la “discesa in campo” dell'”unto dal Signore”.

Che si sia abusato di alcune prerogative e di privilegi, è vero; nessuno lo vuole e lo può nascondere. Ma è altrettanto vero come ben altro sia il problema reale. Ai tempi di Berlinguer si cominciavano a vedere i “ras” di quartiere circondati dal loro stuolo di adulatori e di questuanti, e la classe politica iniziava a trasformarsi: da uomini se non altro di pensiero o di azione politica, sindacale, sociale, si passava a vere e proprie macchine elettorali, a procacciatori di voti, non importa a quali condizioni. I partiti cessavano la loro funzione di organismi di selezione della classe dirigente per trasformarsi in dispensatori di favori. È ovvio che questo processo è stato lungo e non ha avuto per tutti la stessa tempistica: qualcuno vi si è adattato prima e meglio. Anni fa, avendo rincontrato per caso un vecchio compagno di scuola, decidemmo di andare a mangiare un boccone assieme. Vi erano appena state le elezioni per il rinnovo di tutte le componenti del Comune e lui, da ex democristiano, passò tutto il tempo della pausa al telefonino a dare istruzioni per gli spostamenti e gli incarichi dei consiglieri di circoscrizione (allora erano, se non ricordo male, tredici) in tutta la città. Tutto a memoria e tutto senza sbagliare un nome, un consiglio, un risultato in termini di voti presi. Per me una noia mortale, ma anche una lezione su come si fa politica in un modo molto diverso dal mio.

Tornando al discorso centrale, non fu a caso che proprio in quegli anni iniziarono i percorsi di “modernizzazione” della politica, con progetti di trasformazione in senso maggioritario della legge elettorale, con l’inizio dell’abbandono dei grandi quadri di riferimento ideale basati su valori universali e il passaggio a tematiche più spicciole quali la governace e la governability. Ora, lasciando stare il fatto che la modernizzazione di per sé non necessariamente ha valenza positiva, occorre domandarsi il perché di questa volontà quasi unanime di cambiamento e contemporaneamente perché proprio in quegli anni e tutte assieme iniziarono le campagne di limitazione e annullamento delle conquiste dei lavoratori. 

Per ora voglio lasciare questi interrogativi senza un tentativo di risposta da parte mia, in attesa dell’esito delle primarie del PD, partito che dovrebbe essere chiamato ad affrontare – pena ulteriore perdita di credibilità – al più presto la questione. Credo, inoltre, che una risposta implicita a questi quesiti possa essere trovata in un’altra frase “inascoltata” di Berlinguer, pronunciata diversi anni prima di Tangentopoli, durante l’ascesa di Craxi:

La cosa che mi preoccupa in Bettino Craxi è che certe volte mi sembra che pensi soltanto al potere per il potere.

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