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Archive for 1 gennaio 2014

Cosa può esserci di meglio che iniziare l’anno con l’Arte di ottenere ragione di Arthur Schopenhauer? Altro che bollicine!

Stratagemma n. 24

La forzatura della consequenzialità. Dalla tesi dell’avversario si traggono a forza, attraverso false deduzioni e deformando i concetti, altre tesi che non vi sono contenute e non corrispondono affatto all’opinione dell’avversario, ma sono assurde o pericolose: poiché, ora, sembra che dalla sua tesi  di partenza discendano tali proposizioni, che sono in contraddizione o con se stesse o con verità riconosciute, ciò vale come una confutazione indiretta, apagoge: è un nuovo impiego della fallacia non causae ut causae.

Stratagemma n. 25

Questo stratagemma para l’apagoge con una «istanza», exemplum in contrarium. L’επαγουγη, inductio, abbisogna di una gran quantità di casi per porre il principio universale: l’απαγουγη basta che presenti un unico caso in cui il principio non è valido, e questo è demolito: un caso del genere si chiama «istanza», ευαταοις, exemplum in contrario, instantia. Per esempio, la proposizione: «Tutti i ruminanti sono cornuti» viene demolita tramite l’unica «istanza» dei cammelli.

L’«istanza» è un caso di applicazione della verità generale: sotto il concetto principale di quest’ultima deve essere sussunto qualcosa per cui però quella verità generale non vale: perciò essa viene completamente demolita. Sennonché qui possono verificarsi inganni: perciò quando l’avversario muove istanze dobbiamo stare attenti a quanto segue:

  1. se l’esempio sia effettivamente vero; ci sono problemi la cui unica soluzione autentica è che il caso non è vero: per esempio molti miracoli, storie di spiriti, e così via;
  2. se rientri effettivamente nel concetto della verità presentata: spesso è così solo in apparenza e per chiarirlo è necessaria una precisa distinzione;
  3. se sia effettivamente in contraddizione con la verità presentata: spesso è così solo in apparenza.

Stratagemma n. 26

Un tiro brillante è la retorsio argumenti: quando l’argomento che l’avversario vuole usare a proprio vantaggio può essere usato meglio contro di lui. Per esempio egli dice: «È un bambino, bisogna pur concedergli qualcosa»; retorsio: «Proprio perché è un bambino bisogna castigarlo, affinché non perseveri nelle sue cattive abitudini».

Stratagemma n. 27

Se, di fronte a un argomento, l’avversario inaspettatamente si adira, allora bisogna incalzare senza tregua con quell’argomento: non soltanto perché va bene per farlo montare in collera, ma perché si deve supporre di aver toccato il lato debole del suo ragionamento, e di potergli nuocere, a questo punto ancor più di quanto si possa credere in un primo tempo.

Come ottenere ragione in 38 mosse – 1-3
Come ottenere ragione in 38 mosse – 4-5
Come ottenere ragione in 38 mosse – 6-8
Come ottenere ragione in 38 mosse – 9-12
Come ottenere ragione in 38 mosse – 13-15
Come ottenere ragione in 38 mosse – 16-20
Come ottenere ragione in 38 mosse – 21-23
Come ottenere ragione in 38 mosse – 24-27
Come ottenere ragione in 38 mosse – 28-29
Come ottenere ragione in 38 mosse – 30
Come ottenere ragione in 38 mosse – 31-34
Come ottenere ragione in 38 mosse – 35-37
Come ottenere ragione in 38 mosse – 38

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Ogni mattino, quando mi risveglio ancora sotto la cappa del cielo, sento che per me è capodanno.

Perciò odio questi capodanni a scadenza fissa che danno della vita e dello spirito umano un’azienda commerciale col suo bravo consuntivo, e il suo bilancio e il preventivo per la nuova gestione. Essi fanno perdere il senso della continuità della vita e dello spirito. Si finisce per credere sul serio che tra anno e anno ci sia una soluzione di continuità e che incominci una novella istoria, e si fanno propositi e ci si pente degli spropositi, ecc. ecc. È un torto in genere delle date.

Dicono che la cronologia è l’ossatura della storia; e si può ammettere. Ma bisogna anche ammettere che ci sono quattro o cinque date fondamentali, che ogni persona per bene conserva conficcate nel cervello, che hanno giocato dei brutti tiri alla storia. Sono anch’essi capodanni. Il capodanno della storia romana, o del Medio Evo, o dell’età moderna. E sono diventati così invadenti e così fossilizzati che ci sorprendiamo noi stessi a pensare talvolta che la vita in Italia sia incominciata nel 752, e che il 1490 o il 1192 siano come montagne che l’umanità ha valicato di colpo ritrovandosi in un nuovo mondo, entrando in una nuova vita. Così la data diventa un ingombro, un parapetto che impedisce di vedere che la storia continua a svolgersi con la stessa linea fondamentale immutata, senza bruschi arresti, come quando al cinematografo si strappa la film e si ha un intervallo di luce abbagliante.

Perciò odio il capodanno. Voglio che ogni mattino sia per me un capodanno. Ogni giorno voglio fare i conti con me stesso, e rinnovarmi ogni giorno. Nessun giorno preventivato per il riposo. Le soste me le scelgo da me, quando mi sento ubriaco di vita intensa e voglio fare un tuffo nell’animalità per ritrarne nuovo vigore. Nessun travettismo spirituale. Ogni ora della mia vita vorrei fosse nuova, pur riallacciandosi a quelle trascorse. Nessun giorno di tripudio a rime obbligate collettive, da spartire con tutti gli estranei che non mi interessano. Perché hanno tripudiato i nonni dei nostri nonni ecc., dovremmo anche noi sentire il bisogno del tripudio. Tutto ciò stomaca.

Aspetto il socialismo anche per questa ragione. Perché scaraventerà nell’immondezzaio tutte queste date che ormai non hanno più nessuna risonanza nel nostro spirito e, se ne creerà delle altre, saranno almeno le nostre, e non quelle che dobbiamo accettare senza beneficio d’inventario dai nostri sciocchissimi antenati.

Antonio Gramsci
1° gennaio 1916

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