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Archive for 27 gennaio 2014

MONI OVADIA RACCONTA…

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Fra le tante domande che l’umanità si pone (Siamo soli nell’universo? Perché esisto? C’è vita dopo la morte?) ve n’è una particolarmente importante che sarà destinata a rimanere senza una risposta definitiva: perché Togliatti scriveva con l’inchiostro verde?

Dice infatti l’iconografia del leader comunista, che Togliatti scriveva con una penna stilografica caricata rigorosamente con inchiostro verde. Un vezzo curioso per un leader tutto d’un pezzo, completamente dedito alle cause del suo partito e dell’Italia, da alcuni considerato una forma di snobismo. Ma era solo snobismo o c’era qualche ragione più profonda e ancora oscura, sulla quale mi riprometto di fare luce in questo post?

Innanzitutto, anche qualora si fosse trattato banalmente di un vezzo, non ci sarebbe nulla di male. Un uomo può avere delle debolezze e dei vizi, specie se innocui come questo. Non dovremmo stupircene, soprattutto dopo che, da parte di esponenti anche illustri della classe politica, specie nel recente passato, ne abbiamo viste di tutti i colori, in particolare da sedicenti statisti. E a Togliatti, che invece statista lo era veramente, possiamo perdonare qualche estrosità.

All’argomento Massimo Caprara, uno che lo conosceva bene per esserne stato stretto collaboratore per una ventina d’anni, ha dedicato persino il titolo di un libro, L’inchiostro verde di Togliatti, nel quale ci informa che “Il Migliore” utilizzava questo solo per gli scritti di argomento culturale, Ma, al di là del titolo, il libro narra le vicende di un leader politico attento ai temi dello sviluppo intellettuale e non scioglie l’annoso quesito. E quindi, quali potrebbero essere le ragioni di fondo che spinsero Togliatti a optare per l’inchiostro verde, indipendentemente dall’utilizzo limitato o meno alle sole pagine di argomento culturale? A mio avviso possono essere sostanzialmente due:

  1. Togliatti, è noto, soffriva di miopia fino dalla giovinezza. All’inizio della Prima guerra mondiale venne riformato dall’esercito proprio a causa della vista. Da interventista coerente qual era, si offrì volontario per la Croce Rossa Italiana, in modo da poter essere il più vicino possibile al fronte. Nel 1916, quando la carenza di carne da cannone iniziava a farsi sentire e, di conseguenza, vennero rivisti verso il basso i criteri di idoneità al servizio militare, il nostro venne arruolato nell’esercito, in fanteria prima, nel 2° reggimento alpini poi, Fece domanda per la Scuola allievi ufficiali di Caserta, ma non poté concludere il suo iter a causa del riacutizzarsi di una malattia ai polmoni. Lo scrivere in verde poteva rappresentare, quindi, un mezzo per stancare meno la vista, in un’epoca in cui si scriveva ancora prevalentemente a mano, specie trattando argomenti lunghi e complessi, che richiedevano continue riletture e riscritture. E Togliatti scriveva molto, oltre alle comunicazioni interne, articoli per Rinascita, per l’Unità, lettere, appunti, ecc. Anche oggi, nell’era dei computer vi sono persone che preferiscono configurare il monitor con il colore di sfondo verde.
  2. Immagino che il segretario di un grande partito come era quello comunista abbia sulla sua scrivania pile e pile di comunicati, di note, tanta carta da smaltire quotidianamente, Ecco allora che un sistema per poter selezionare, a prima vista, i propri lavori da quelli degli altri, diventa essenziale. Chiunque abbia visto un legal thriller americano al cinema o in televisione ha potuto notare che gli avvocati spesso usano, per prendere appunti, blocchi note di colore giallo. In questo caso, il colore serve per distinguere gli appunti e le considerazioni dalle fotocopie (che invece sono su normali fogli bianchi). E ancora, in molti uffici si usa scrivere con un carattere e con dimensioni del carattere ben precise, proprio per poter riconoscere immediatamente la documentazione interna da quella proveniente da altre fonti. Questa malizia fa parte di quella tecnica che si chiama lettering.

Ed ecco quindi la risposta al vitale quesito: Togliatti, per necessità fu uno degli antesignani del lettering. Se successivamente questa pratica divenne un vezzo è, francamente, totalmente irrilevante.

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Il 27 gennaio 1945, l’Armata Rossa – più precisamente la 60ª armata del Primo fronte ucraino – arriva nella cittadina polacca di Oswieçim (in tedesco: Aushwitz). Le avanguardie più veloci, al comando del maresciallo Konev, raggiungono il complesso di Aushwitz-Birkenau-Monowitz. Verso le ore 15.00 i soldati sovietici abbattono i cancelli del campo di sterminio e liberano circa 7.650 prigionieri.

Elenco parziale delle vittime dei campi di concentramento nazisti:

  • 5.6-6.1 milioni di ebrei;
  • 3,5-6 milioni di civili slavi;
  • 2.5-4 milioni di prigionieri di guerra;
  • 1-1,5 milioni di dissidenti politici;
  • 200-800 mila tra Rom e Sinti;
  • 200-300 mila portatori di handicap;
  • 10-250 mila omosessuali;
  • 2 mila testimoni di Geova.

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari
e fui contento, perché rubacchiavano.
Poi vennero a prendere gli ebrei
e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.
Poi vennero a prendere gli omosessuali,
e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.
Poi vennero a prendere i comunisti,
e io non dissi niente, perché non ero comunista.
Un giorno vennero a prendere me,
e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Bertolt Brecht

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Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo.
Come una rana d’inverno
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole:
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli,
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

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