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Archive for febbraio 2015

Moni Ovadia

Se non si stesse parlando di una vicenda tragica – quella del popolo palestinese – ci sarebbe da ridere. La nostra Camera dei Deputati, composta come è noto di nominati per mezzo di una legge incostituzionale, è riuscita nell’impossibile: votare, nel giro di pochissimo tempo, due mozioni sostanzialmente contraddittorie. Complimenti!

Sulla vicenda Giusy Baioni (Nuova Atlantide) ha intervistato Moni Ovadia il 27 febbraio 2015.

Vediamo cosa dice.

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Paul KrugmanNulla di ciò che è successo giustifica la pervasiva retorica del fallimento – spiega il premio Nobel Paul Krugman – in realtà, la mia sensazione è che stiamo vedendo una diabolica alleanza qui tra gli scrittori di sinistra con aspettative irrealistiche e la stampa economica, che ama la storia della debacle greca perché è quello che dovrebbe accadere a debitori arroganti. Ma non c’è una debacle. Nel frattempo – conclude Krugman – la prima vera rivolta del debitore contro l’austerità ha avuto un risultato decente, anche se nessuno ci crede.

Paul Krugman, New York Times, 27 febbraio 2015

La scorsa settimana, dopo tanto dramma, il nuovo governo greco ha raggiunto un accordo con i suoi creditori. All’inizio di questa settimana, i greci hanno compilato alcuni dettagli su come intendono rispettare i termini. Allora, come è andata?

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Mi piace, devo proprio dire che mi piace il modo di ragionare di Varoufakis. Lo trovo allo stesso tempo creativo e con i piedi ben piantati per terra, due caratteristiche che, nell’attuale scenario politico economico europeo, possono risultare vincenti. Certo che ha da affrontare ossi duri come Wolfgang Schauble, il quale sembra tetragono a qualsiasi ragionamento alternativo al “credo” main stream.

Intanto un primo colpo è stato messo a segno con quello che, a tutti gli effetti, sembra un rinvio. Quattro mesi, a partire da domani, che dovranno essere sfruttati intensamente, per dare una svolta alla Grecia e la visione di un possibile cammino al resto dell’Europa.

Yanis Varoufakis

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Pedro Pessos Coelho, primo ministro portoghese

Quest’anno anche il Portogallo andrà alle urne. L’attuale governo, guidato da Pedro Passos Coelho, ha praticato pesantissime politiche di austerità. Ma, com’era prevedibile, a causa della crisi le forze di sinistra si sono rafforzate e potrebbero ottenere la maggioranza. Ecco quindi che, per l’attuale governo del Portogallo è conveniente (per il governo, non così per il popolo) fare in modo che alla Grecia non vengano concesse deroghe, in modo da spuntare alcune delle armi dell’opposizione politica.

Conservare il potere o dimostrare solidarietà, questo è il problema!

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Barbara Spinelli, Il Sole 24 Ore, 27 febbraio 2015

Barbara Spinelli

Nel 1998 il presidente della Bundesbank Hans Tietmeyer descrisse i due «plebisciti» su cui poggiano le democrazie: quello delle urne, e il «plebiscito permanente dei mercati». La coincidenza con l’adozione di lì a poco dell’euro è significativa.

La moneta unica nasce alla fine degli anni ’90 senza Stato: per i mercati il suo conclamato vizio d’origine si trasforma in virtù. Le parole di Tietmeyer e i modi di funzionamento dell’euro segnano l’avvio ufficiale del processo che viene chiamato decostituzionalizzazione – o deparlamentarizzazione – delle democrazie.

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Giuseppe Grosso, Il Manifesto, 26 febbraio 2015

Socialisti e popolari all’attacco di Podemos. Izquierda Unida rischia l’implosione

Uffi­cial­mente manca ancora qual­che mese ma, di fatto, mar­tedì scorso, durante l’annuale dibat­tito par­la­men­tare sullo stato della nazione, è ini­ziata la cam­pa­gna elet­to­rale per le poli­ti­che, che si annun­cia aspra e con­ci­tata: in gioco non c’è solo il governo, ma un intero sistema: il bipar­ti­ti­smo che ha segnato la sto­ria poli­tica della Spa­gna demo­cra­tica, e che, nono­stante gli alterni splen­dori, ha saputo tra­ghet­tare la Spa­gna dalle tene­bre della dit­ta­tura alla moder­nità. I son­daggi sono impie­tosi (-24% per il Pp e –10% per il Psoe rispetto alle ultime poli­ti­che, dati Metro­sco­pia a ini­zio mese) e trac­ciano la para­bola discen­dente del duo­po­lio Pp/Psoe, in affanno nel ten­ta­tivo di non soc­com­bere all’ondata di scon­tento dei cittadini.

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Maurizio Landini scenderà in politica? Con chi? In che forma? Sono tutti interrogativi che circolano in questi giorni. Personalmente, mi auguro che Landini continui a fare il sindacalista perché, se è vero che il sindacato ha una forte necessità di una sponda politica, è altrettanto vero che una sinistra politica senza la spinta costante del sindacato sarebbe una costruzione monca. Staremo a vedere.

È necessario anche segnalare che esistono altri modelli, altri tentativi di unificazione della sinistra e vedremo quale sarà quello che riuscirà a ottenere il miglior risultato. Si sta giocando una partita molto importante ma fondamentale per il futuro di questo paese.

Infine, non mi piacciono i continui riferimenti a Syriza e Podemos. Non perché non mi piacciano Syriza e Podemos, ma perché penso che siano due costruzioni politiche che si sono costituite grazie alla compresenza di svariate circostanze, probabilmente irripetibili. La Sinistra unita italiana avrà caratteristiche del tutto differenti e particolari. Ma non chiedetemi adesso quali, perché non le so.

Maurizio Landini e Stefano Rodotà

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Domani la Camera dei Deputati è chiamata a votare per il riconoscimento dello Stato di Palestina.

I nostri onorevoli hanno l’occasione per dimostrare di esserlo (onorevoli) dando un forte impulso alla speranza di pace di un popolo che da oltre sessant’anni lotta per affermare la propria identità, dignità e libertà.

Questi occhi vi guardano!

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Luigi Pandolfi, MicroMega, 26 febbraio 2015

A proposito della trattativa tra Atene e Bruxelles ci sono dei “non detti” che, obiettivamente, impediscono un discernimento consapevole della reale posta in gioco. Da più parti è stato sostenuto, a ragione, che la partita è tutta politica, che la stessa travalica i confini della Grecia e rimanda all’attuale modello di costruzione Europea. Tutto vero. Ci sono elementi, tuttavia, che potrebbero corroborare tale assunto? Si, vediamo quali.

Yanis Varoufakis e Alexis Tsipras

In campagna elettorale Syriza aveva rivendicato il diritto della Grecia a chiedere una moratoria sul proprio debito. La tesi era questa: il paese non è più nelle condizioni di sopportare politiche di austerità per garantire la sostenibilità di un debito che per gran parte, ormai, è da considerarsi impagabile. Anziché pretendere ulteriori salassi a danno del popolo greco, le istituzioni Europee farebbero bene, pertanto, a prendere in considerazione l’ipotesi di un taglio del suo valore nominale, ovvero quella di una sua generosa ristrutturazione. Idea peregrina o soluzione plausibile?

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La libertà è come l’aria: ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare.

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Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, 26 febbraio 2015

Bella la battuta di Bersani: “Ora il Milan si comprerà l’Inter”. Ma un po’ riduttiva: l’Opa di Mediaset su Rai Way è come se il Milan si comprasse tutte le altre squadre, la Lega Calcio, la Federcalcio e anche tutti gli stadi, le bandiere, le bandierine e naturalmente gli arbitri. Con la differenza che B. la Rai la controlla già, avendo la maggioranza in Cda (do you remember Verro?), e anche in Agcom. Mediaset è sua. E ora, se va in porto l’assalto concordato alle antenne di Ray Way, messe sul mercato dall’apposito Nazarenzi, diventa sua anche la rete degl’impianti di trasmissione. Come se uno solo possedesse Trenitalia, Italo e anche i binari. Completa il quadro l’annunciato acquisto di Rcs Libri, nell’ormai celebre operazione Mondazzoli.

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Da qualche giorno questa maledetta asma che ciclicamente mi accompagna da quasi tutta la vita è tornata. Va e viene come meglio le aggrada.

Però voglio cercare di prenderla in positivo e metterla sul ridere, perché visto che ho l’asma e ho giocato a rugby, ho due cose in comune con Ernesto “Che” Guevare. Voi quante ne avete?

Comunque lo stato d’animo è simile a quello descritto da Fabrizio de André in questa canzone;

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Manolis Glezos in una suggestiva inquadratura

In Grecia non si placano le polemiche dopo l’accordo con l’Eurogruppo per il prolungamento del prestito alla Grecia.

Ad avviare la polemica era stato Manolis Glezos, europarlamentare ultranovantenne di Syriza, ma soprattutto eroe della resistenza antinazista, ad avviare la protesta con la sua lettera pubblicata qualche giorno fa dal Il Manifesto, alla quale è stata data immediata risposta da Argiris Panagopoulos, l’autore della fotografia che ritrae Glezos mentre legge una copia de Il Manifesto (con la prima pagina che, purtroppo, mostra due volti che preferiremmo scordare: quello di Elsa Fornero e quello di Mario Monti).

Personalmente, credo che sia ancora troppo presto per poter dare una valutazione serena e obiettiva sull’accordo fra Grecia ed Eurogruppo, perché le informazioni che si possono desumere dai media sono ancora troppo parziali.

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Antonio Negri e Raúl Sánchez Cedillo, Euronomade.info, 16 febbraio 2015

“Uno spettro si aggira per l’Europa”: così titolava in questi giorni il giornale italiano “il manifesto”, commentando le visite di Tsipras e Varoufakis ai governi europei. Un vero incubo per gli ordoliberali tedeschi, un Geisterfahrer, per l’appunto, l’autista suicida che vuole scaraventarsi contro l’autobus europeo – ha detto in prima pagina “Der Spiegel”. Immaginiamo che cosa potrà succedere con la vittoria di Podemos in Spagna: quale enorme spettro sarà allora visto aggirarsi, un vero e proprio mostro generato dagli sfruttati e dalle forze produttive della quarta economia europea! Fra poche settimane cominceranno le scadenze elettorali in Spagna e si ripeterà, con forza moltiplicata, il ritornello dei governi europei inteso a far paura ai cittadini spagnoli. Prepariamoci. Certi che le malauguranti prepotenze propagandiste europee saranno battute. Ma intanto prepariamoci: che cosa potrà replicare Podemos sull’Europa?

Alexis Tsipras e Pablo Iglesias

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Daniela Preziosi, Il Manifesto, 24 febbraio 2015

Cofferati: «Unirsi per decidere chi è il leader non serve né interessa a nessuno»

Sergio Cofferati durante lo sciopero generale del 12 dicembre 2014 a Genova

Ser­gio Cof­fe­rati, cos’ha pen­sato quando Renzi ha detto di Lan­dini ’si dà alla poli­tica per­ché è un sin­da­ca­li­sta scon­fitto’?
Lan­dini non è affatto un sin­da­ca­li­sta scon­fitto. La Fiom ha risolto i deli­cati casi dell’Ast di Terni e della Elec­tro­lux con corag­gio e in assenza di idee sul da farsi da parte del governo. Sem­mai lo scon­fitto è il governo: Renzi esalti quanto vuole Mar­chionne, ma il dato è che l’Italia aveva una grande azienda auto­mo­bi­li­stica e ora non ce l’ha più.

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Da un po’ di tempo sto cercando di approcciare il pensiero di Slavoj Žižek. Da mesi sul mio comodino riposa una copia de La visione di parallasse, che mi dicono essere opera assai importante, oltreché recente, del filosofo sloveno.

Non riesco a leggerlo e sicuramente è colpa mia. In parte perché è da un bel po’ di tempo che non leggo libri di filosofia, ma forse soprattutto perché da qualche parte ho sentito dire che va letto con un approccio particolare, che io non sono ancora riuscito a centrare, evidentemente.

Poco male, prima o poi ce la farò. Nel frattempo proseguo la mia ricerca. Non vorrei mai, infatti, trovarmi a un convegno su argomenti politici o culturali e non riuscire a citare Žižek o, peggio ancora, citarlo erroneamente!

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Da tempo, in Germania circola una storiella. che più o meno recita così:

Lo sapete in quante categorie di dividono gli abitanti dell’ex DDR?
In due.
Quelli che la rimpiangono e la Merkel.

È una storiella e va presa come tale, ma probabilmente un fondo di verità c’è. La Germania non è quel paradiso di benessere economico che vogliono farci credere per farcelo assumere come modello di riferimento. Certo, ci sono delle sacche di eccellenza, ma ci sono anche in Italia. Ma forse, il tanto decantato sistema sociale tedesco non è proprio così valido, o almeno non lo è per tutti.

Ce ne parla Jacopo Rosatelli in questo articolo per il Manifesto.

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Qualche giorno fa avevo pubblicato l’appello “Dillo in italiano”. Oggi mi è arrivato questo aggiornamento sulla petizione. Mi sembra molto interessante riportarlo.

La promotrice dell’appello, Anna Maria Testa, scrive:

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Il 24 febbraio del 1990 ci lasciava Sandro Pertini, il partigiano presidente, il presidente più amato (e rimpianto) dagli Italiani.

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L’11 gennaio 1950, il futuro presidente della Repubblica scriveva questi versi. Li propongo oggi per ricordarlo nel 25° anniversario della scomparsa.

E brancolo fra uomini induriti
da un odio cieco per Dio, Patria e ideologia:
Denaro e Potere si travestono
per render schiavi gli animi eccitati.
A volte, come questa sera,
una stanchezza infinita pesa su di me
e mi sento vecchio d’anni e d’affanni.
Vorrei fermarmi, per sentire il profumo di muschio,
per intonare il mio canto con l’acqua del ruscello,
e lasciarmi accarezzare dalle bianche dita del vento.
Mi fermerò coi vecchi pensionati nei giardini
a seguire il ritmo cadenzato della ruspa
e dei pensieri.

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