Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for marzo 2015

Pavlos Nerantzis, Il Manifesto, 24 marzo 2015

Un fiume di tangenti è passato da aziende della Germania a ex ministri e parlamentari di Nea Dimokratia e Pasok e a pubblici amministratori

La cor­ru­zione — ovvero le busta­relle a poli­tici, diri­genti pub­blici e liberi pro­fes­sio­ni­sti — è con­si­de­rata una delle cause della crisi greca. Ed è vero che spesso un nuovo scan­dalo ter­re­moti il mondo poli­tico e impren­di­to­riale. Una festa di milioni di euro, tutto denaro sporco che è stato inta­scato da gente cor­rotta, aggra­vando il bilan­cio dello Stato elle­nico. Pochi finora gli incri­mi­nati, — l’immunità par­la­men­tare tut­tora in vigore è di per sé uno scan­dalo — ancora meno quelli che negli ultimi anni sono finiti in galera. Tra di loro l’ex mini­stro della difesa Akis Tso­cha­tzo­pou­los, brac­cio destro di Andreas Papan­dreou e l’ex sin­daco di Salo­nicco, Vas­si­lis Papa­geor­go­pou­los, ex mini­stro di Nea Dimo­kra­tia. Ambe­due le parti coin­volte, mul­ti­na­zio­nali euro­pee e poli­tici greci, cor­rut­tori e cor­rotti hanno agito in nome della difesa del Paese e di uno svi­luppo mai giunto. Arma­menti, auto­strade, ponti, aero­porti, metro, tele­co­mu­ni­ca­zioni, ospe­dali sono i «campi d’azione» dove le tan­genti sono all’ordine del giorno e i pro­ta­go­ni­sti sono, oltre ai poli­tici greci, di solito aziende mul­ti­na­zio­nali — quasi sem­pre — tede­sche. Sie­mens, Deu­tsche Tele­com, Krauss-Maffei Weg­mann (Kmw), Mer­ce­des, Bmw, ma anche Lidl, Prak­ti­ker, ecc. sono alcune delle 120 imprese di inte­resse tede­sco, pre­senti in terra elle­nica. A 7,9 miliardi di euro risa­li­vano le impor­ta­zioni dalla Ger­ma­nia nel 2008; a 4,7 miliardi sono calate nel 2012 a causa non sol­tanto della crisi del bilan­cio, ma anche di una pre­fe­renza ai pro­dotti di casa da parte dei con­su­ma­tori greci.

(altro…)

Read Full Post »

Conoscendo il modo di pensare delle imprese italiane, che imitano i modelli anglosassoni e, nel tentativo di migliorarli, li peggiorano, presumo che il tempo di lettura di un curriculum vitae, di qui a un paio d’anni, potrà essere di 7″. E leggere questo articolo mi ha fatto tornare alla mente alcuni casi di CV realmente penosi, scritti in maniera confusa e logorroica, con impaginazione a dir poco approssimativa, ecc.

Per fare un buon curriculum è necessario essere stringati e chiari. I dettagli vanno lasciati a un eventuale colloquio orale.

Dico ciò specialmente per rammentarlo a me stesso, visto che il mio, di CV, probabilmente risponde solo ai due criteri di corretterzza grammaticale e corretta punteggiatura. Mi sa che presto dovrò rifarlo…

Gian Paolo Valcavi, Il Fatto Quotidiano, 20 marzo 2015

Qualche settimana fa, dopo aver letto gli esiti di una interessante indagine condotta dal National Citizen Service (una organizzazione britannica rivolta ai giovani), ho guardato con tristezza il mio curriculum vitae: era lungo, non aveva immagini e non aveva alcuna di quelle caratteristiche che gli avrebbe consentito di superare i nuovi sistemi di selezione anglosassoni.

(altro…)

Read Full Post »

Nei giorni scorsi, ha destato scalpore una presa di posizione da parte del presidente del collegio regionale di garanzia del Partito Democratico della Liguria. In sintesi, si trattava di un richiamo, inviato agli iscritti e ai partecipanti alle primarie, ai dettami dello statuto. Vi si rammenta che un iscritto o iscritta al Pd non può fare campagna elettorale pubblica per uno o più candidati di un’altra lista. In caso contrario sarebbero state applicate le sanzioni previste, fino all’allontanamento (che una volta si chiamava espulsione) dal partito dei contravventori.

Apparentemente è tutto molto normale e logico. Invece non così non pare, perché moltissimi iscritti al Pd ligure si sono lamentati del fatto che altre volte le stesse regole non fossero state applicate e che – in una situazione di disagio come quella che attraversano molti circoli fin dall’indomani delle primarie dell’11 gennaio – non fosse stata data voce al dissenso interno, in particolare a coloro che lamentavano la partecipazione di componenti organizzate del centrodestra alle primarie e i numerosi casi di scarsa trasparenza nelle procedure di voto.

(altro…)

Read Full Post »

Donatella della Porta, Il Manifesto, 27 marzo 2015

Se i movimenti del 2011 erano quelli dei precari, negli anni seguenti a scendere in piazza è stata la classe media impoverita

Gli studi sui movi­menti sociali hanno svi­lup­pato un insieme di stru­menti utile ad affron­tare l’azione col­let­tiva durante periodi nor­mali, ovvero periodi ordi­nati. I sistemi a cui si sono prin­ci­pal­mente rivolti sono le cosid­dette demo­cra­zie avan­zate, aventi forme di wel­fare svi­lup­pate. Le teo­rie pro­po­ste si sono prin­ci­pal­mente orien­tate verso la spie­ga­zione dell’impatto di que­ste strut­ture sui movi­menti col­let­tivi. La prin­ci­pale aspet­ta­tiva è che le pro­te­ste coin­vol­gano oppor­tu­nità e risorse.

(altro…)

Read Full Post »

Roberto Ciccarelli, Il Manifesto, 26 marzo 2015

Robocoop. Sabato scorso il ministro del lavoro ha marciato con Libera contro le mafie e per il reddito minimo. Ieri lo ha bocciato: «Non ci sono risorse». Poi annuncia: «Nel 2015 boom dei contratti fissi (+79 mila)», anche se non conta quelli precari. E Renzi aziona la grancassa: «L’aumento dei contratti significa più diritti»

Giuliano Poletti, ministro del Lavoro

Dopo avere pas­seg­giato a Bolo­gna nel cor­teo di Libera sabato scorso che chie­deva, tra l’altro, l’introduzione del «red­dito minimo» in Ita­lia, in un’intervista rila­sciata a «Fami­glia Cri­stiana» cin­que giorni dopo il mini­stro del Lavoro Poletti ha detto «No al red­dito minimo» per­ché ha un costo di molti miliardi, inso­ste­ni­bile per l’attuale bilan­cio pubblico».

(altro…)

Read Full Post »

Leonardo Becchetti e Mauro Gallegati, sbilanciamoci.info, 25 marzo 2015

Il sistema economico non produce tutta la felicità e il benessere che vorremmo. L’Italia ha fatto importanti passi avanti in questa direzione costruendo con un processo partecipato dal basso il sistema di indicatori del Bes. Ma il problema non è solo quello di costruire statistiche quanto quello di utilizzarle nelle scelte politico-economiche

Il sistema economico non produce tutta la felicità e il benessere che vorremmo e appare particolarmente “inefficiente” da questo punto di vista (basta pensare agli enormi problemi distributivi, ambientali, finanziari e di senso di vita esistenti nelle nostre società). Il problema di fondo per cui questo avviene è che la scala gerarchica dei portatori d’interesse implicita nelle logiche economiche (prima gli azionisti, poi i clienti, per ultimi i lavoratori) è l’opposto di quella ottimale per la nostra felicità (dove la nostra sorte come lavoratori viene prima di quella come consumatori e come azionisti). La radice di questi problemi sta in una concezione “misera” di individuo, impresa e valore che espelle i valori dalla vita economica. Sul valore e sugli indicatori il riduzionismo sta nel considerare il PIl e la sua crescita come sintesi della nostra felicità. Ma la ricchezza delle nazioni non è il PIL ma lo stock dei beni spirituali, culturali, ambientali, relazionali ed economici di cui una comunità inserita su un territorio può godere.

(altro…)

Read Full Post »

Read Full Post »

keynesblog, 10 marzo 2015

Gli accordi sul debito di Londra (1953) dimostrano che i governi europei sanno come risolvere una crisi da debito coniugando giustizia e ripresa economica. Ecco quattro lezioni esemplari, utili nell’attuale crisi del debito greco.

Il 27 febbraio 1953 fu siglato a Londra un accordo che cancellava la metà del debito della Germania (all’epoca la Germania Ovest). 15 miliardi su un totale di 30 miliardi di Deutschmarks*.

Fra i paesi che accordarono la cancellazione c’erano gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Francia, assieme a Grecia, Spagna e Pakistan (paesi che sono oggi fra i più importanti debitori). L’accordo copriva anche il debito di privati e società. Dopo il 1953, altri paesi firmarono l’accordo per cancellare il debito tedesco: l’Egitto, l’Argentina, il Congo Belga (oggi Repubblica Democratica del Congo), la Cambogia, il Cameroun, la Nuova Guinea, la Federazione di Rodesia e il Nyasaland (oggi Malawi, Zambia e Zimbabwe). (1)

(altro…)

Read Full Post »

Brent Schlender, Rick Tetzeli, La Stampa, 24 marzo 2015

Una nuova biografia del guru Apple svela i retroscena della visita a Stanford nel 2005, quando esortò gli studenti: “Siate affamati, siate folli

Steve Jobs (a destra in toga nera) presso la Stanford University

La mattina del 16 giugno 2005 Steve si svegliò con i crampi allo stomaco. In effetti, dice Laurene (la moglie, ndr), «Non l’avevo mai visto così nervoso». Steve era un fuoriclasse nato che riusciva a innalzare le presentazioni commerciali a qualcosa di simile all’arte. Ma quel giorno lo rendeva insicuro la prospettiva di rivolgersi ai laureandi di Stanford di quell’anno. Il presidente dell’università, John Hennessy aveva lanciato l’idea mesi prima e dopo essersi preso un attimo per pensarci su Steve aveva risposto di sì.

(altro…)

Read Full Post »

All’interno del contenzioso che contrappone il governo greco di Tsipras con l’Unione Europea e in particolare con la Germania, qualche settimana fa è stata ventilata l’ipotesi della richiesta di risarcimento dei debiti di guerra. È un tema che coinvolge anche l’Italia, visto lo “spezzeremo le reni alla Grecia” di mussoliniana memoria e il conseguente tentativo di invasione. Quella che inizialmente poteva sembrare una semplice provocazione è stata invece riproposta da Tsipras alla cancelliera Merkel nel corso della prima visita del premier greco a Berlino.

I tedeschi issano la bandiera nazista di fronte al Partenone

La richiesta greca ha avuto un forte significato politico, ma ha dei risvolti interessanti e importanti anche sul piano del diritto internazionale, come ci spiega Vladimiro Zagrebelsky nel suo articolo apparso sulla Stampa di ieri.

(altro…)

Read Full Post »

Joumana Haddad

Quando i tuoi occhi incontrano la mia solitudine
il silenzio diventa frutto
e il sonno tempesta
si socchiudono porte proibite
e l’acqua impara a soffrire.

Quando la mia solitudine incontra i tuoi occhi
il desiderio sale e si spande
a volte marea insolente
onda che corre senza fine
nettare che cola goccia a goccia
nettare più ardente che un tormento
inizio che non si compie mai.

Quando i tuoi occhi e la mia solitudine si incontrano
mi arrendo nuda come la pioggia
e nuda come un seno sognato
tenera come la vite che matura il sole
molteplice mi arrendo
finché nasca l’albero del tuo amore

Tanto alto e ribelle
Tanto alto e tanto mio
Freccia che ritorna all’arco
Palma azzurra piantata nelle mie nuvole
Cielo crescente che niente fermerà.

Read Full Post »

Sono passati settantuno anni da quando i tedeschi fucilarono trecentotrentacinque (335) fra civili e militari italiani a titolo di rappresaglia per l’azione compiuta da un Gruppo di Azione Patriottica in via Rasella, dove vennero uccise 33 soldati del reggimento “Bozen”, appartenente alla Ordungpolizei dell’esercito tedesco, con reclutamento n Alto Adige.

Le Fosse Ardeatine, site nei pressi dell’omonima via, erano antiche cave di pozzolana e vennero scelte appositamente perché rendevano molto semplice l’occultamento dei cadaveri delle vittime. Nel dopoguerra sono state trasformate in un sacrario-monumento nazionale.

Rastrellamento negli immediati dintorni di via Rasella a Roma in una immagine d’archivio del 23 marzo 1944

Sulla questo pezzo di storia partigiana si sono scritti fiumi di inchiostro e ancora oggi qualcuno sostiene che i partigiani avrebbero dovuto astenersi da forme di lotta che avrebbero potuto portare allo sterminio di vittime innocenti, avallando in questo modo, seppure in modo sfumato, una tesi assolutoria nei confronti dei nazisti. In via Rasella, i gappisti attaccarono un reparto militare, componente di un esercito di occupazione. Le rappresaglie furono atti terroristici, attuati per ordine di Hitler (si parla, nel caso di via Rasella, senza che però fonti storiche lo registrino con esattezza, di un orfine del führer di trucidare 30 o 50 uomini per ogni soldato ucciso) con lo scopo di erodere il consenso che i partigiani riscontravano nella popolazione italiana e inibirne la volontà di ribellione.

(altro…)

Read Full Post »

Il modo sicuro di restare ingannati è di credersi più furbi degli altri.

Read Full Post »

Luca Pastorino

Daniela Preziosi, Il Manifesto, 17 marzo 2015

Democrack a Genova, è un civatiano il candidato della sinistra, dem nel caos. Dopo le primarie inquinate, associazioni, civici e partiti tutti d’accordo (o quasi). Lui: «Serve una strada unitaria». E stavolta Civati deve scegliere

Colpo di scena nelle regio­nali ligure, e per una volta, non è una cat­tiva noti­zia per la sini­stra in cerca di un can­di­dato. Pro­prio quando la situa­zione sem­brava dispe­ra­ta­mente incar­tata, e la burlandian-renziana — eletta con pri­ma­rie inqui­nate che ave­vano pro­vo­cato l’addio pole­mico al Pd di Ser­gio Cof­fe­rati — comin­ciava a dor­mire sonni tran­quilli, ieri Luca Pasto­rino, depu­tato Pd di area civa­tiana, ha annun­ciato di essere «pronto a lasciare il Pd» per «met­tersi a dispo­si­zione per un’alternativa alla pro­po­sta di governo regio­nale di Raf­faella Paita».

(altro…)

Read Full Post »

Un nuovo studio dimostra che l’impatto economico delle misure di austerità è stato enorme. Ma l’eurozona non cambia rotta

Simon Wren-Lewis[*], EUNews, 13 marzo 2015

L’impatto delle misure di austerità fiscale sull’eurozona è stato immenso. In un mio recente articolo, stimavo – in maniera un po’ approssimativa – che il Pil della zona euro nel 2013 era calato del 4 per cento a causa dei tagli ai consumi e agli investimenti pubblici. Secondo altri l’impatto è stato ancora maggiore.

(altro…)

Read Full Post »

Gianfranco Capitta, Il Manifesto, 14 marzo 2015

La grande artista in scena insieme a Francesca Breschi e le donne di Giulianello. Uno spettacolo e un disco con brani che attraversano la Storia. Racconti riflessioni e proteste

Giovanna Marini

Era un canto, una bal­lata di rac­conto e di rifles­sione, una voce che rac­con­tava una sto­ria comune, sua e del pub­blico che come lei vedeva, capiva e lot­tava.L’Italia in lungo e in largo è l’attacco di una famosa com­po­si­zione di Gio­vanna Marini, vivida e pun­gente nono­stante l’apparente non­cha­lance con cui l’autrice pas­sava in ras­se­gna un paese pieno di con­trad­di­zioni, sof­fe­renze e anche invo­lon­ta­rio umo­ri­smo. Era come il film delle sue «tour­née», che erano veri viaggi di tenace mili­tanza fatti su pul­mini sgan­ghe­rati e treni ansi­manti e affol­lati. Quell’attraversamento di una con­di­zione, sen­ti­men­tale sociale e poli­tica (una sorta di inno nazio­nale alter­na­tivo allora, quando l’ascoltammo le prime volte) torna ora, dopo più di quarant’anni, a rac­con­tare un paese che nel pro­fondo non è cam­biato nelle sue sof­fe­renze, a dispetto delle molte tra­sfor­ma­zioni, spesso solo superficiali.

(altro…)

Read Full Post »

Luciana Castellina, sbilanciamoci.info, 13 marzo 2015

La partita in atto tra Atene e Bruxelles è durissima, ma fondamentale. Per la Grecia e per tutti noi che vorremmo un’altra Europa. Finalmente la grande questione di cosa voglia dire essere una comunità è stata posta sul tappeto. E non si potrà più nasconderla sotto

Yanis Varoufakis

“Gliela faremo pagare”. In questa frase che le cronache sull’ultima riunione dell’Eurogruppo ci rimandano c’è tutto il “caso greco”. Al di là di ogni questione di merito è evidente che a Bruxelles si sta giocando una partita politica di massima importanza e che ci riguarda: bisogna punire chi, per la prima volta in 58 anni di storia, ha osato sfidare i vertici dell’Unione europea e ha messo in discussione i criteri di conduzione di quella che dovrebbe essere una comunità. Questo è quel che conta: non deve più accadere, chi ci ha provato deve essere punito. Guai se si aprisse un varco alla politica. E cioè alla condivisione.

(altro…)

Read Full Post »

Jacopo Rosatelli, Il Manifesto, 14 marzo 2015

Il ministro delle finanze greco da Cernobbio propone un’alternativa al Quantitative easing di Draghi. La stampa tedesca lo attacca: è isolato, prossimo alle dimissioni. Da Atene la smentita

Il con­te­sto è di quelli che con­tano: il Forum Ambro­setti di Cer­nob­bio, sul Lago di Como. E il pro­ta­go­ni­sta, l’uomo del momento: il mini­stro greco delle finanze Yanis Varou­fa­kis, nemico pub­blico numero uno per il governo tede­sco e gran parte dell’establishment politico-economico euro­peo. Anche que­sta volta il vul­ca­nico eco­no­mi­sta mar­xi­sta ha con­qui­stato la scena, lan­ciando di fronte alla sele­zio­nata pla­tea di Villa d’Este una pro­po­sta desti­nata a fare discu­tere: un «piano Mer­kel» di inve­sti­menti pub­blici per favo­rire dav­vero la cre­scita e farla finita con l’austerità.

Yanis Varoufais, ministri delle Finanze Grecia

(altro…)

Read Full Post »

La creatività è contagiosa. Trasmettila.

Read Full Post »

Alessandro Barile e Samir Hassan, Il Manifesto, 14 marzo 2015

Un aspetto deter­mi­nante dell’auto-narrazione nazio­nale, del rac­conto di noi stessi di cui veniamo dotati per per­ce­pirci nel mondo, con­si­ste nel descri­vere l’Italia e gli ita­liani come vit­time del corso acci­den­tato della sto­ria. Tale imma­gi­na­rio, figlio diretto del nazio­na­li­smo risor­gi­men­tale, assunto sin dalle parole del nostro inno –da secoli cal­pe­sti e derisi – ha pro­dotto col tempo anche il cor­re­lato degli ita­liani “brava gente”, rei­te­rato di volta in volta a giu­sti­fi­ca­zione bona­ria dei nostri sche­le­tri nell’armadio: dal colo­nia­li­smo dal volto umano al fasci­smo regime “minore”, e via dicendo. In anni più o meno recenti una gene­ra­zione di sto­rici ha prov­ve­duto a smon­tare tale “para­digma autoas­so­lu­to­rio”, inda­gando sulle respon­sa­bi­lità giu­ri­di­che, poli­ti­che ed eti­che dei governi ita­liani in campo nazio­nale e inter­na­zio­nale dall’800 ai giorni nostri. Un lavoro che però rimane con­fi­nato al dibat­tito acca­de­mico tra addetti ai lavori: l’ideologia sot­tesa all’istituzione del “giorno del ricordo”, così come la lunga que­relle con l’India riguardo alla vicenda dei “due marò”, con­fer­mano come tale impo­nente dibat­tito sto­rico non rag­giunga il piano politico-mediatico gene­ra­li­sta, quello desti­nato ad influen­zare l’opinione pub­blica. In effetti, in que­sti anni si è assi­stito, più che ad un con­creto revi­sio­ni­smo sto­rico in chiave acca­de­mica – ope­ra­zione que­sta sem­pre auspi­ca­bile – ad un vero e pro­prio uso poli­tico della sto­ria, volto a pie­gare par­ti­co­lari vicende del nostro pas­sato recente al fine di legit­ti­mare un discorso poli­tico con­tin­gente. L’evoluzione poli­tica di deter­mi­nati par­titi, la fine della pre­giu­di­ziale anti­fa­sci­sta, la neces­sità di sdo­ga­nare attori poli­tici dal pas­sato impre­sen­ta­bile, hanno riat­ti­vato in que­sti anni cli­ché reto­rici mai vera­mente superati.

(altro…)

Read Full Post »

Older Posts »