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Archive for aprile 2015

Il CLNAI dichiara che la fucilazione di Mussolini e complici, da esso ordinata, è la conclusione necessaria di una fase storica che lascia il nostro Paese ancora coperto di macerie materiali e morali, è la conclusione di una lotta insurrezionale che segna per la Patria la premessa della rinascita e della ricostruzione. Il popolo italiano non potrebbe iniziare una vita libera e normale – che il fascismo per venti anni gli ha negato – se il CLNAI non avesse tempestivamente dimostrato la sua ferrea decisione di saper fare suo un giudizio già pronunciato dalla storia.

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Dove siete, partigia di tutte le valli,
Tarzan, Riccio, Sparviero, Saetta, Ulisse?

Molti dormono in tombe decorose,
quelli che restano hanno i capelli bianchi
e raccontano ai figli dei figli
come, al tempo remoto delle certezze,
hanno rotto l’assedio dei tedeschi
là dove adesso sale la seggiovia.

Alcuni comprano e vendono terreni,
altri rosicchiano la pensione dell’Inps
o si raggrinzano negli enti locali.
In piedi, vecchi: per noi non c’e’ congedo.

Ritroviamoci. Ritorniamo in montagna,
lenti, ansanti, con le ginocchia legate,
con molti inverni nel filo della schiena.
Il pendio del sentiero ci sarà duro,
ci sarà duro il giaciglio, duro il pane.

Ci guarderemo senza riconoscerci,
diffidenti l’uno dell’altro, queruli, ombrosi.
Come allora, staremo di sentinella
perché nell’alba non ci sorprenda il nemico.

Quale nemico? Ognuno e’ nemico di ognuno,
spaccato ognuno dalla sua propria frontiera,
la mano destra nemica della sinistra.
In piedi, vecchi, nemici di voi stessi:
La nostra guerra non e’ mai finita.

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Qui
vivono per sempre
gli occhi che furono chiusi alla luce
perché tutti
li avessero aperti
per sempre
alla luce.

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Liberazione Unità

E domani, come tutti gli anni, andrò a festeggiarla insieme a chi quella Vittoria l’ha ottenuta.

E domani, come tutti gli anni, li ringrazierò per il loro coraggio.

E domani, come tutti gli anni, mi arrabbierò di quella rabbia sana che ancora mi fa sperare in un futuro migliore.

Nonostante tutto.

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Giulio Marcon, sbilanciamoci.info, 22 aprile 2015

Il Documento di Economia e Finanza del 2015 è un documento senza qualità, senza prospettive, senza una strategia di politica economica capace di far uscire il paese dalla crisi.

È un documento ingiustificatamente ottimistico, a tratti trionfalistico, poco prudenziale, senza scelte di natura realmente espansiva, di sostegno alla domanda e ai redditi.

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Anna Maria Merlo, Il Manifesto, 21 aprile 2015

Bruxelles studia l’ipotesi di “operazioni militari” contro i trafficanti. L’obiettivo di Frontex resta sempre lo stesso: difendere la fortezza Europa. Le proposte della Commissione. La protesta delle associazioni umanitarie

Ue sarà più «soli­dale», come afferma Mat­teo Renzi, ma que­sta soli­da­rietà si esprime senza uscire dai cri­teri che hanno por­tato alla crea­zione di Fron­tex, dieci anni fa e, alla fine dell’anno scorso, del suo pro­gramma Tri­ton: sor­ve­gliare e punire, respin­gere il più pos­si­bile i migranti dispe­rati che cer­cano di sca­lare la for­tezza Europa. Tra i dieci punti pre­sen­tati dalla Com­mis­sione per rispon­dere nell’immediato all’emergenza dei 1600 morti in nean­che quat­tro mesi di que­sto 2015 (un morto ogni due ore, in media), ve ne sono alcuni molto pro­ble­ma­tici: Bru­xel­les pro­pone al Con­si­glio euro­peo straor­di­na­rio di domani dei capi di stato e di governo di orga­niz­zare una più pre­cisa lotta ai traf­fi­canti, di bloc­care le strade uti­liz­zate dai migranti, di seque­strare e distrug­gere i barconi.

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 Alessandro Gilioli, L’Espresso, 18 aprile 2015

Wolfgang Schäuble

C’è qualcosa di comico nel fascioliberismo trasparente di Wolfgang Schäuble, quando spiega senza reticenze alla Brookings Institution di Washington che bisognerebbe «forzare» i Parlamenti a fare nuove leggi per flessibilizzare il lavoro e privatizzare i beni pubblici, ma purtroppo «è difficile» in democrazia, e ad esempio «i miei amici ministri delle finanze e dell’economia a Parigi mi raccontano sempre quanto è complicato convincere l’opinione pubblica».

Ce li vedo, Schäuble e i suoi sodali, che scuotono la testa seduti attorno a un tavolo, una birretta e tanti sospiri, col cuore amaro perché quegli zucconi dei cittadini non capiscono e scioccamente non vogliono ancora rinunciare del tutto agli ospedali, ai salari, agli asili, alle pensioni.

Non riesce a farsene una ragione, Schäuble: lui ha la Verità e questi selvaggi non vogliono convertirsi, almeno non abbastanza, e neppure all’uopo basta più la televisione, niente, non si convincono.

Quello che mi fa più sorridere, leggendo di questo Inquisitore depresso perché nessuno si fila più il suo Malleus Maleficarum, è la balla che ci hanno rifilato per decenni secondo la quale il liberismo era pragmatico e non ideologico.

In effetti, più che un’ideologia è una religione: e non certo delle più tolleranti.

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L’arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi.

Steven Biko (1946-1977)

Citando questa frase di Steven Biko, Cecilia Strada commenta la rabbia di chi, italiano che non arriva alla fine del mese, se la prende con i migranti, quasi fossero questi la causa della povertà e del disagio che si vive nel nostro paese.

Se fossimo più attenti all’insegnamento della storia, invece, riusciremmo a capire di essere di fronte, per l’ennesima volta, a un’applicazione del principio degli antichi romani, “divide et impera” e reagiremmo di conseguenza. Siamo in presenza di una vera e propria guerra fra poveri, dove da una parte si fronteggia l’esercito di africani e mediorientali, in fuga da fame, epidemie, carestie, guerre civili, dall’altra quello dei  nostri disoccupati, precari, esodati, lavoratori poveri, ecc. Ma attenzione, le guerre, anche quando hanno un vincitore, hanno conseguenze terribili sulla povera gente di entrambe le parti in lotta. Ce lo ricorda la celeberrima poesia di Bertolt Brecht che riporto sotto.

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Enzo Costa nel porto di Genova

Questa poesia è stata scritta da Enzo Costa, giornalista e umorista recentemente scomparso, ascoltando i discorsi dei passeggeri sugli autobus. Affermazioni fatte, purtroppo, a Genova, città un tempo nota per l’accoglienza, non in qualche paesino sperduto della Louisiana.

Venne pubblicata per la prima volta sulla storica rivista satirica Cuore (anno I) il 2 aprile di venticinque anni fa e, quando l’ho sentita recitare un paio di mesi fa alla festa della Comunità di San Benedetto al Porto, mi ha stupito – in negativo – per l’attualità. In tutti questi anni nulla se qualcosa è cambiato lo ha fatto in peggio ed è sempre più urgente intervenire sulla deriva culturale del popolo italiano, a partire dall’accettazione del fatto che siamo di fronte a un’ondata epocale di migrazioni, non a un fenomeno transitorio e limitato nel tempo.

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Migranti

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Sia ben chiaro per tutti che chi non si arrende sarà sterminato.

Sia ben chiaro per i componenti delle forze armate del cosiddetto governo fascista repubblicano che chi sarà colto con le armi in mano sarà fucilato.

Solo chi abbandona oggi, subito, prima che sia troppo tardi, volontariamente, le file del tradimento, solo chi si arrende al Comitato di Liberazione Nazionale, consegna le armi – quante armi può – ai patrioti avrà salva la vita, se non si sarà macchiato personalmente di più gravi delitti.

Il Comitato di Liberazione Nazionale e le formazioni armate del Corpo dei Volontari della Libertà non accettano e non accetteranno mai – in armonia con le decisioni dei capi responsabili delle Nazioni Unite – altra forma di resa dei nazifascisti che non sia la resa incondizionata.

Che nessuno possa dire che, sull’orlo della tomba, non è stato avvertito e non gli è stata offerta un’estrema ed ultima via di salvezza.

Il Comitato di Liberazione Nazionale dell’Alta Italia.

  • Achille Marazza per la Democrazia Cristiana
  • Augusto De Gasperi per la Democrazia Cristiana
  • Ferruccio Parri per il Partito d’Azione
  • Leo Valiani per il Partito d’Azione
  • Luigi Longo per il Partito Comunista Italiano
  • Emilio Sereni per il Partito Comunista Italiano
  • Giustino Arpesani per il Partito Liberale Italiano
  • Filippo Jacini per il Partito Liberale Italiano
  • Rodolfo Morandi per il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria
  • Sandro Pertini per il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria

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Il 15 aprile del 1452 nasceva a Vinci, in provincia di Firenze, uno dei più grandi e poliedrici geni dell’umanità, Leonardo. Il suo talento universale si espresse nell’arte, nella scienza, nell’ingegneria. Fu inventore, anatomista, architetto, scultore, trattatista, pittore, disegnatore, musicista, progettista. Il suo nome ha ispirato, anche recentemente, storie e leggende, ma le sue opere restano a testimoniarne la grandezza. Molte sono notissime, altre un po’ meno, ma non è questo ciò di cui voglio parlare oggi. Navigando per cercare l’immagine che ho riprodotto in testa a questo post, ho trovato una informazione che mi ha molto incuriosito e mi ha fatto riflettere su come, in fin dei conti, il mondo non sia cambiato così tanto in cinquecento e più anni fa.

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Eduardo Galeano (foto di Francisco Pinton

Mi avvicino di due passi, lei si allontana di due passi. Faccio dieci passi e l’orizzonte si sposta di dieci passi. Per quanto cammini, mai la raggiungerò.
A cosa serve l’utopia? Serve a questo: a camminare.

Ricordare: dal latino re-cordis, ripassare dalle parti del cuore.

Penso che la grande tragedia del secolo scorso sia stata il divorzio tra libertà e giustizia. Una parte del mondo ha sacrificato la libertà in nome della giustizia, e l’altra parte ha fatto l’opposto. La migliore eredità di Rosa [Luxemburg] sta nell’idea che libertà e giustizia siano due fratelli siamesi. Ricucire quel legame rappresenta la grande sfida di questo nuovo secolo

Eduardo Galeano
(3 settembre 1940 – 13 aprile 2015)

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Stefano Fassina, Il Manifesto, 10 aprile 2015

Stefano Fassina

Inutile alimentare l’illusione in una salvifica scissione del Pd. Serve un programma per una radicale ridefinizione del rapporto con l’Ue

È con­so­li­data l’analisi sul ripo­si­zio­na­mento cen­tri­sta del Pd e le rela­tive con­se­guenze sul nostro sce­na­rio poli­tico (tra gli altri, Franco Monaco su que­sto gior­nale, Michele Sal­vati sul Cor­riere della Sera): il pro­gramma attuato (dagli inter­venti sul lavoro al pac­chetto di revi­sioni costi­tu­zio­nali alla legge elet­to­rale) e il metodo di governo pra­ti­cato (dalla mar­gi­na­liz­za­zione del par­la­mento alla mor­ti­fi­ca­zione del dia­logo sociale) indi­cano la deriva centrista-plebiscitaria del par­tito nato come alter­na­tivo al cen­tro­de­stra. In sin­tesi, un «par­tito piglia­tutti», fat­tore di ini­bi­zione della demo­cra­zia dell’alternanza e, al con­tempo, poten­ziale gene­ra­tore di una sog­get­ti­vità poli­tica di sini­stra, pos­si­bile evo­lu­zione della «coa­li­zione sociale», con­dan­nata però, come sull’altro ver­sante la destra anti-euro, a rima­nere fuori dalle fun­zioni di governo e attratta dalla pro­te­sta e dal populismo.

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Bertolt Brecht

Il primo sguardo dalla finestra al mattino
il vecchio libro ritrovato
volti entusiasti
neve, il mutare delle stagioni
il giornale
il cane
la dialettica
fare la doccia, nuotare
musica antica
scarpe comode
capire
musica moderna
scrivere, piantare
viaggiare
cantare
essere gentili.

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Giancarlo Mancini, Il Manifesto, 4 aprile 2015

Victor Serge

Sono usciti in Italia i “Carnets 1936-1947“, scritti ritrovati in una fondazione a pochi chilometri da Città del Messico, dove Serge sconfitto trascorse i suoi ultimi anni

Fine novem­bre 1936, Parigi, André Gide è da poco tor­nato dal suo viag­gio in Unione sovie­tica, da cui ha tratto il suo già famoso e discusso Ritorno dall’URSS. Anche Vic­tor Serge è da poco tor­nato dall’Unione sovie­tica, il suo però non è stato un viag­gio da “let­te­rato” ma la fuga di un per­se­gui­tato poli­tico, di un dis­si­dente. Dopo dicias­sette anni di vita in Rus­sia in cui ha par­te­ci­pato alla rivo­lu­zione e al suo dif­fi­cile e tor­tuoso cam­mino Serge è tor­nato ancora una volta ad essere un apo­lide, un figlio di nes­suno, un cit­ta­dino del mondo in un mondo che però tol­lera sem­pre meno simili abitanti. (altro…)

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Dal libro del Partigiano Marzo (Giovanni Battista Canepa, del quale è disponibile una breve biografia su Wikipedia, uno dei comandanti della famosa Divisione Cichero), La Repubblica di Torriglia. Il Partigiano Marzo e i compagni della Cichero, che consulto nella edizione 2009 dei Fratelli Frilli Editori (dell’edizione originale non sono riuscito a trovare menzione, ma il libro dovrebbe essere stato pubblicato la prima volta negli anni immediatamente successivi alla Seconda guerra mondiale), traggo il capitolo riguardante il “Massacro della Benedicta”, una delle stragi più efferate effettuate dai nazifascisti. Un estratto di questo libro è consultabile online su Google Libri. Segnalo in particolar modo la lettera dell’operaio Gino Bonicelli (nome di battaglia Badoglin) riportata in prefazione.
Erano i giorni fra il 6 e l’11 aprile 1944 nei pressi di Capanne di Marcarolo, sull’Appennino a cavallo fra le province di Genova e Alessandria…

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Personalmente sono convinto di una cosa: la ricetta che ci hanno imposto dalla leadership europea sarà insegnata nelle facoltà di Economia. E diranno: “Avete visto come si sono mossi? Ecco, fate il contrario”.

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220px-Slavoj_Zizek_in_Liverpool_2Non state distruggendo  un bel niente, state reagendo all’autodistruzione del sistema. Tutti conosciamo la classica scena tratta da cartoni animati come, per esempio, Tom e Jerry. Il gatto raggiunge l’orlo del precipizio ma continua a camminare, ignorando il fatto che sotto i suoi piedi non c’è il suolo su cui procedere. Inizia a cadere solo quando guarda in basso e vede il vuoto. È tutto qui quello che state facendo. Voi dite a coloro che sono al potere: “Amico guarda giù”. E loro cadono.

Slavoj Žižek

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