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Archive for settembre 2015

Riporto questo gustosissimo contributo di Massimo Allulli (Esseblog, 29 agosto 2014), che ho scoperto solo oggi.

Che dire?

In anni di militanza ho conosciuto diversi esponenti di tutte e sette le categorie e probabilmente per loro anch’io sono classificabile in qualcuna di queste (a mia insaputa…). In particolare, ho vissuto con terrore interminabili dibattiti, generalmente a notte fonda e dopo una giornata passata a friggere patatine alla festa del partito, sul tema – di strettissima attualità – della convenienza o meno di riabilitare figure come Zinov’ev e Bukharin, o dotte dissertazioni sui discorsi di Stalin alle varie riunioni dell’Internazionale (ed è noto che Stalin i discorsi li faceva lunghi, molto lunghi…).

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Luciana Castellina, Il Manifesto, 29 settembre 2015

Quando chi viene a man­care ha più di cent’anni all’evento si è pre­pa­rati, e dun­que il dolore dovrebbe essere minore. E invece non è così, per­ché pro­prio la loro lunga vita ci ha finito per abi­tuare all’idea irreale che si tratti di esseri umani dotati di eter­nità. Pie­tro Ingrao, per di più, è stato così larga parte della vita di tan­tis­simi di noi che è dif­fi­cile per­sino pen­sare alla sua morte senza pen­sare alla pro­pria. (E sono certa non solo per quelli di noi già quasi altret­tanto vecchi).

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Steve Keen, Keynes Blog, 24 settembre 2015

Augusto Graziani

Cos’è la moneta e come viene creata? Queste dovrebbero essere due delle domande più semplici a cui rispondere in economia; dopo tutto, la moneta è l’unica cosa che tutti noi usiamo in un’economia; ma davvero sappiamo di cosa si tratta, e da dove viene?

Purtroppo conosciamo la moneta allo stesso modo in cui i leggendari ciechi di Hindustan sanno cos’è un elefante: colui che ha afferrato il tronco sa che è “come un albero”, mentre quello che ha afferrato la zanna sa che è “come una lancia“, e così via. La moneta è un elemento così sfaccettato e onnicomprensivo del nostro sistema – il proverbiale “elefante in salotto” [qualcosa così ovvia da non poter non essere vista, ndt] – che la nostra attitudine a fissarci su un suo singolo aspetto ci impedisce di sviluppare una comprensione corretta di cosa è realmente.

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Oggi a Roma si è spento Pietro Ingrao, uno degli ultimi grandi dirigenti del Partito Comunista Italiano della generazione della Resistenza. Classe 1915, aveva iniziato giovanissimo la propria attività nelle file dell’antifascismo militante, per poi diventare uno dei dirigenti più critici, ma anche moderni, del Pci.

Pietro Ingrao “voleva la luna” (per parafrasare il titolo della sua autobiografia [qui una bella recensione sulla rivista dell’ANPI, Patria Indipendente]), semplicemente perché voleva cambiare il mondo, rendendolo un posto più giusto e migliore per viverci.

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Alberto Burgio, Il Manifesto, 27 settembre 2015

Le ultime villanie del premier dicono qualcosa di nuovo su noi tutti: che ci stiamo assuefacendo a una volgarità e una violenza che dovrebbero destare allarme e forse scandalizzare

Ne ha dette, ne dice gior­nal­mente tante e tali che non ci si dovrebbe più far caso. Ma una delle ultime ester­na­zioni del pre­si­dente del Con­si­glio urta i nervi in modo par­ti­co­lare, sì che si stenta a dimen­ti­car­sene. «I sin­da­cati deb­bono capire che la musica è cam­biata», ha sen­ten­ziato con rara ele­ganza a mar­gine dello «scan­dalo» dell’assemblea dei custodi del Colos­seo. Non sem­bra che la dichia­ra­zione abbia susci­tato rea­zioni, e que­sto è di per sé molto signi­fi­ca­tivo. Eppure essa appare per diverse ragioni sin­to­ma­tica, oltre che irricevibile.

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Huffington Post, 25 settembre 2015

È un attacco diretto e senza mezze parole quello che il fondatore di Emergency Gino Strada sferra al ministro della Salute Beatrice Lorenzin contro la sforbiciata annunciata alle prestazioni mediche finanziate dalla sanità pubblica. “Chi decide se un esame è inutile, la Lorenzin?”, ha detto Strada al Fatto Quotidiano.

È l’ultimo scempio ai danni della Sanità: ormai medici e infermieri fanno il lavoro non grazie alle politiche pubbliche, ma nonostante queste. Nello specifico, alcuni di questi esami si potranno prescrivere solo in caso di anomalia pregressa: ma come posso accertarla se l’esame non si può fare?

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Huffington Post, 26 settembre 2015

Oggi nei palazzi comunitari di Bruxelles tutti ostentano stupore ed incredulità per lo scandalo dei motori diesel truccati della Volkswagen. Ma erano stati avvertiti sin dal 2013 (i primi dati risalgono al 2011) del pericolo per l’ambiente rappresentato da software e strumenti (peraltro illegali sin dal 2007) per alterare i risultati dei test inquinanti dei motori diesel.

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DAS SPOT!

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Giorgio Ferrari, Il Manifesto, 25 settembre 2015

I ricercatori della stessa Unione europea hanno segnalato l’anomalia sulle emissioni in uno studio del 2011. Due anni dopo avevano la soluzione, ma le lobby hanno bloccato Bruxelles, ammorbidendo i criteri delle direttive. Ma oggi lo scontro è di potere: gli Usa puntano solo la competizione tedesca, mentre lo scandalo potrebbe (dovrebbe) aprire gli occhi su Ttip e indipendenza delle autorità di controllo

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TosseOltre al bombardamento pubblicitario che ci prospetta le auto tedesche come le migliori del mondo, siamo quasi quotidianamente sottoposti alla magnificazione delle virtù tedesche, contrapposte ai vizi dei paesi del Mediterraneo. Virtù quali onestà, trasparenza, correttezza, integrità, serietà, capacità imprenditoriale, laboriosità, unite a valori quali tradizione, rispetto per l’ambiente e per i lavoratori, contrapposte a vizi come corruzione, meschinità, furberia, opacità, assistenzialismo, pigrizia.

Tutto svanito, è proprio il caso di dirlo, in un colpo di tosse, quello dei cinquecentomila proprietari di automobili del gruppo Volkswagen che si sono trovati in mano un mezzo di trasporto quaranta volte più inquinante dei limiti consentiti dalle normative americane. E a seguire partiranno le analisi in tutti gli altri paesi.

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Circa venticinque anni fa lavoravo per una multinazionale. Talora, era mio compito andare all’aeroporto di Linate per ricevere il direttore vendite della filiale tedesca. Questo signore, non appena uscivamo all’aria aperta dall’atrio degli arrivi, assumeva un’aria schifata e, annusando platealmente, annunciava, con tono categorico: “In Italia l’aria puzza!”. E poi – non richiesto – partiva con una filippica sul fatto che in Germania avevano preso coscienza del fatto che la qualità della vita era un valore indispensabile e che andava tutelata, che le aziende tedesche avevano recepito questa necessità e avevano preso le dovute precauzioni in materia di lotta all’inquinamento, che le auto tedesche avevano bassi valori di emissioni, ecc. ecc.

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Lo so, due post sullo stesso argomento non sono proprio il massimo dell’eleganza… Ma l’argomento si presta agli approfondimenti…

L’Huffington Post, 22 settembre 2015

Quell’ “Anche Varoufakis ce lo siamo tolto” pronunciato ieri da Matteo Renzi proprio non gli è andato giù. Il giorno dopo le parole non dolci riservategli dal presidente del Consiglio durante la direzione Pd, l’ex ministro greco, con un post sul suo blog, replica a muso duro al premier che aveva commentato l’uscita di Varoufakis dal governo come un segnale che le scissioni finiscono per danneggiare chi sceglie di rompere con il proprio partito. Un messaggio neanche troppo velato ai propri dissidenti interni.

Signor Renzi, ho un messaggio per te. Puoi gioire quanto vuoi per il fatto che non sono più il ministro delle Finanze, né sono più in Parlamento. Ma non ti sei liberato di me. Io sono politicamente vivo e vegeto, e le persone in Italia mi riconoscono quando cammino per le strade del vostro Paese. No, ciò di cui ti sei liberato, partecipando a quel vile colpo di Stato contro Alexis Tsipras e la democrazia greca lo scorso luglio, è stata la tua integrità come democratico europeo. Forse anche la tua anima. Per fortuna tutto ciò non è irreversibile. Ma devi riconoscere i tuoi errori. Non vedo l’ora di vederti tornare nel rango dei democratici europei.

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Yanis Varoufakis

Si potrebbe dire che anche noi ce ne eravamo accorti…

Ettore Livini, La Repubblica, 22 settembre 2015

L’ex ministro greco contrattacca alle parole del premier, che aveva detto: “Ci siamo liberati di lui”, additandolo come la causa della frattura di Syriza. La replica del greco: “Artefice dell’imboscata vigliacca contro Tsipras”. Reazioni anche nel Regno Unito per le critiche di Renzi all’elezione di Corbyn al Labour

“Caro Matteo Renzi, ho un messaggio per te”. Yanis Varoufakis non ci sta. E dopo l’attacco del premier italiano (“Ce semo liberati di lui, chi di scissione ferisce, di elezioni perisce”), risponde sparando ad alzo zero. Ieri sera il primo tweet – “Non ti sei liberato di me ma della democrazia nel momento in cui hai ricattato Alexis Tsipras”. Oggi il raddoppio in un cinguettio molto più elaborato in cui accusa Renzi di aver giocato il ruolo del “poliziotto buono” nel pressing che all’alba del 13 luglio ha convinto il presidente del Consiglio greco a cedere alle pressioni della Troika e firmare il memorandum.

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Dario Fabbri, Limesonline, 18 settembre 2015

Nelle ore immediatamente successive alla sorprendente elezione di Jeremy Corbyn a leader del Partito laburista, le principali cancellerie del globo hanno cominciato ad interrogarsi sulle conseguenze che la sua peculiare estrazione culturale potrebbe avere sulla politica estera britannica.

Jeremy Corbyn

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Thomas Piketty, Diritti Globali, 19 settembre 2015

Thomas Piketty

Lo slancio di solidarietà in favore dei rifugiati osservato in queste ultime settimane è stato tardivo

Ma quantomeno ha avuto il merito di ricordare agli europei e al mondo una realtà fondamentale. Il nostro continente, nel XXI secolo, può e deve diventare una grande terra di immigrazione. Tutto concorre in tal senso: il nostro invecchiamento autodistruttivo lo impone, il nostro modello sociale lo consente e l’esplosione demografica dell’Africa abbinata al riscaldamento globale lo esigerà sempre di più. Tutte queste cose sono largamente note. Un po’ meno noto, forse, è che prima della crisi finanziaria l’Europa si avviava a diventare la regione più aperta del mondo in termini di flussi migratori. È la crisi, scatenatasi nel 2007-2008 negli Stati Uniti, ma da cui l’Europa non è mai riuscita a uscire per colpa di politiche sbagliate, che ha condotto all’aumento della disoccupazione e della xenofobia, e a una chiusura brutale delle frontiere. Il tutto in un momento in cui il contesto internazionale (Primavera Araba, afflusso di profughi) avrebbe giustificato, al contrario, una maggiore apertura.

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Da giorni mi domando come voterei se mi trovassi a essere un cittadino greco. E, francamente, non ho ancora trovato una risposta. Da un lato mi auguro che Tsipras vinca le elezioni perché credo sia fondamentale che ci sia almeno un governo di sinistra fra i membri dell’Unione Europea; dall’altro talvolta mi unisco al coro di coloro che sono rimasti profondamente delusi dopo le grandi speranze che il referendum del 5 luglio aveva acceso.

Ma procediamo con – relativo – ordine.

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Luciana Castellina, Il Manifesto, 19 settembre 2015

Non sono greca e per­ciò dome­nica non voto. Tan­to­meno sono auto­riz­zata a sug­ge­rire ai greci come votare. Ma non me la sento nem­meno di dire che que­sta mia asten­sione deriva dal fatto che i loro sono affari che non mi riguar­dano. Se un anno fa in tanti ci siamo ritro­vati a soste­nere (o meglio a costruire) una lista che si è chia­mata l’«altra Europa con Tsi­pras» non è stato per via di una stra­va­ganza moda­iola, per­chè Siryza stava vin­cendo e noi in Ita­lia no. E’ stato per­chè abbiamo capito che la par­tita che Ale­xis stava ingag­giando con i mostri dell’euro capi­ta­li­smo era anche la nostra partita.

Alexis Tsipras e Pablo Iglesias

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La tessera Antonio Gramsci per accedere al Cremlino

Alberto Scanzi, Il Manifesto, 12 settembre 2015

Gram­sci, come risorsa per la defi­ni­zione di un nuovo sog­getto poli­tico di sini­stra. Sem­bra che si sia final­mente giunti alla deci­sione di costi­tuire in Ita­lia un nuovo sog­getto poli­tico di Sini­stra. Provo allora ad elen­care qual­che snodo deci­sivo come con­tri­buto alla discus­sione. È impor­tante par­tire con idee chiare, supe­rando ogni sorta di per­ples­sità e atten­di­smo. In que­sto con­te­sto ci può aiu­tare la ric­chezza dell’attività gior­na­li­stica e poli­tica di Gram­sci degli anni tori­nesi. Le que­stioni affron­tate, poi, da Gram­sci nei Qua­derni, sono tante e com­plesse che riman­dano ai temi di stretta attua­lità dei giorni nostri, là dove Gram­sci descrive una classe bor­ghese che diventa casta, e per man­te­nersi tale, non esclude l’opzione della guerra. Né vanno sot­to­va­lu­tati i temi sto­rici della «teo­ria della prassi» e i nodi con­cet­tuali di «società civile», «ege­mo­nia», «rivo­lu­zione passiva».

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Giuseppe Palma, Scenari Economici, 10 settembre 2015

Mentre a Cernobbio andava in scena lo “spettacolo” del sistema che si autoconsolida e fa quadrato attorno a se stesso (sintomo che è prossimo al collasso), a Roma tutti sembrano essersi dimenticati del FISCAL COMPACT, il quale – a partire dal 2016 – renderà di fatto il nostro Paese una “colonia europea” priva di qualsivoglia potere sovrano di autodeterminazione.

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A Onzo, in provincia di Savona, il parroco si è goduto il suo quarto d’ora di gloria dichiarando che avrebbe preferito dar fuoco alla canonica piuttosto che ospitare i clandestini. Non sono un estimatore di papa Francesco, ma, a giudicare da quello che leggo sui giornali, la posizione ufficiale della Chiesa mi sembra lievemente diversa, oserei dire un po’ più evoluta rispetto a quanto dichiarato (e poi, puntualmente, smentito, a testimonianza di estrema superficialità nel modo di rilasciare dichiarazioni pubbliche).

Dedico quindi a questo – spero ancora per poco – “pastore di anime”, questo brano, una delle prime canzoni di Francesco Guccini, resa celebre dai Nomadi, ora rivisitata in chiave rock dura da Gianna Nannini. Scritta nei primi anni Sessanta, Dio è morto è tuttora di amara attualità (così come Aushwitz e tante altre canzoni scritte dai nostri migliori cantautori storici). Voglio anche ricordare al parroco di Onzo che la prossima volta che si accingerà ad allestire il presepe nella sua chiesa metaforicamente accoglierà dei profughi clandestini in fuga dalla repressione in corso in un altro paese. E voglio anche ricordargli che, ad assecondare i luoghi comuni non si fa un buon servizio di educazione culturale alla propria comunità di riferimento.

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