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Archive for the ‘Elezioni regionali 2015’ Category

Rossana Rossanda, sbilanciamoci.info, 21 giugno 2015

Rossana Rossanda

Perdere in un anno due milioni di voti, come è successo al Pd, non è un incidente da poco. Si poteva pensare che il suo segretario, nonché premier, ne prendesse atto per correggere il tiro, mentre Renzi ha cercato soltanto di scrollarselo di dosso: “Non è una sconfitta mia, ma dell’opposizione”.

Non è neppure sfiorato dal sospetto che le minoranze non sono una disgrazia ma una condizione della democrazia; forse non ha mai saputo che della loro possibilità di muoversi in parlamento il garante è lui in quanto leader della maggioranza, convinto com’è che governare sia decidere da solo e per tutti. Due giorni dopo ha messo in atto le sue vendette rinviando una riforma della scuola e le attesissime centomila assunzioni di insegnanti che essa comportava dopo anni e anni di immobilità.

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Non sempre concordo con Marco Revelli, ma mi sento di sottoscrivere quasi del tutto questa sua nota di commento ai risultati delle regionali (dal sito dell’Altra Europa con Tsipras). Aggiungo di mio, per rafforzare il concetto, che l’unificazione della sinistra sta diventando l’imperativo morale del nostro tempo. Troppe sono le questioni in ballo: la difesa del lavoro, dei diritti e della sicurezza dei lavoratori; la tutela ambientale; il reddito delle famiglie e conseguentemente quello di tutti coloro che forniscono prodotti e servizi alle persone; la salute pubblica; la scuola per tutti. E mi fermo, ma l’elenco potrebbe continuare ancora a lungo.

L’unico aspetto sul quale il mio dissenso con Revelli è profondo è sul ruolo dei partiti. Forse non sono più i catalizzatori di voti del passato, forse non riescono a esprimere come un tempo la classe dirigente politica del paese, ma hanno ancora un ruolo – prezioso – per quanto riguarda la capacità organizzativa. Se i partiti sapranno ritornare in mezzo alla gente, sui territori e nel mondo del lavoro, ne sentiremo ancora parlare.

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L’11 gennaio scorso, data delle primarie del Pd per la elezione del candidato alla presidenza della Regione Liguria, io avevo l’incarico di portavoce regionale per il mio partito, il PCdI, che da pochi giorni aveva sostituito in PdCI. Sarei quindi stato la persona da contattare qualora si fosse voluto trovare un accordo in vista della formazione di una eventuale coalizione. Questa richiesta non mi arrivò mai. Da interviste varie vengo oggi a sapere che furono compiuti vari tentativi di costituire una coalizione ampia, sul modello della precedente giunta Burlando, con il coinvolgimento di vari partiti della sinistra. Il mio numero di telefono o l’indirizzo email sarebbe stato facilissimo da rintracciare: bastava chiederlo al mio ex segretario regionale, che aveva seguito Raffaella Paita in questa avventura.

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Trovo che questo manifesto, di provenienza sezione PD “Ponte Milvio” di Roma, sia bellissimo e rappresentativo del forte disagio che molti militanti del Partito democratico provano in questo periodo.

Particolarmente significativa l’ultima riga, che riporto perché scritta piccola:

Manifesto affisso da M. Polli nel rispetto della pluralità di opinioni

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Norma Rangeri, Il Manifesto, 2 giugno 2015

L’arroganza ren­ziana è stata punita e anche quella del suo Pd. E adesso si ria­prono i gio­chi sia all’interno della Sini­stra che nel Paese. Per­ché dopo il voto di dome­nica non è affatto scon­tato che la legi­sla­tura duri fino al 2018. E l’immagine di Renzi in tuta mime­tica men­tre visita i mili­tari in Afgha­ni­stan è per­fet­ta­mente in linea con quel che l’aspetta in Italia.

Eppure tra tutte le istan­ta­nee della lunga notte elet­to­rale, quella del ber­lu­sco­niano Toti che brinda e fuma per la vit­to­ria in Ligu­ria, inter­preta al meglio lo schiaffo preso dal pre­mier e le novità poli­ti­che pro­dotte dal voto. Fuori ogni pre­vi­sione, una vit­tima sacri­fi­cale but­tata nella mischia per la soprav­vi­venza di Forza Ita­lia vince, e diventa pre­si­dente di Regione in una delle roc­ca­forti della sini­stra tra­di­zio­nale, gra­zie ai voti deci­sivi della Lega. La Ligu­ria è una sin­tesi: da una parte la vit­to­ria del cen­tro­de­stra unito e a tra­zione sal­vi­niana, dall’altra la scon­fitta del Pd a ex voca­zione mag­gio­ri­ta­ria, per­ché non ha più la forza trai­nante del con­senso, e per­ché a sini­stra si apre un’altra, ina­spet­tata, possibilità.

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Franco Astengo su Il pane e le rose (2 giugno 2015) analizza l’andamento del voto alle regionali del 31 maggio in Liguria.

Numeri alla mano fa un quadro impietoso degli errori del Pd e del distacco dei cittadini dalla politica regionale e nazionale.

Da domani, dovremo tutti metterci al lavoro per recuperare il rapporto di fiducia fra cittadini e istituzioni – perché di questo si tratta, non della simpatia per un partito piuttosto che un altro -, base fondativa della democrazia. Ovviamente, non possiamo non considerare che ci troviamo di fronte a una situazione complessa, ma mi pare fondamentale rilevare ancora una volta come uno dei mali, se non il principale, sia la forzatura in senso maggioritario di tutti i sistemi elettorali. La storia italiana non è la storia americana e basterebbe leggere I Quaderni di Gramsci per averne una dettagliatissima spiegazione. La legge elettorale regionale, oltre ad essere particolarmente farraginosa, è anche obsoleta: è una legge proporzionale in senso maggioritario che ha dato i suoi frutti quando si presentavano al voto due coalizioni. Poi è arrivato il Movimento 5 Stelle e ha sparigliato tutto. E il cittadino è disorientato.

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La sconfitta del Partito Democratico alle elezioni regionali della Liguria ha, com’era prevedibile, avviato uno strascico di polemiche. L’accusato principale della debacle è Luca Pastorino, candidato alla presidenza con Rete a Sinistra, parlamentare dell’area Civati che due mesi fa è uscito dallo stesso Partito Democratico.

Si possono fare moltissime considerazioni di carattere politico, ma forse il dato più inequivocabile, la fotografia migliore, ci viene mostrato dal Secolo XIX (L’analisi: Pd tradito più dagli astenuti che da Pastorino. Il boom della Lega). Una ricerca dell’Istituto demoscopico SWG ha analizzato i flussi dei dati delle regionali, confrontandoli con quelli delle europee dello scorso anno. Per quanto attiene al Pd, i risultati sono sintetizzati in questo diagramma:

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Ieri pomeriggio, mentre noi di Rete a Sinistra e Lista Pastorino eravamo intenti a festeggiare la conclusione della campagna elettorale, in un clima di serena allegria, in altre parti del centro cittadino si celebravano riti analoghi, ma molto più lugubri.

Berlusconi, tornato a Genova per sostenere il suo delfino Toti, parlava di fronte a una schiera nutrita di esponenti delle forze dell’ordine. Pier Luigi Bersani, invece, interveniva per sostenere Raffaella Paita, ovvero l’espressione di quel Pd che, a parole, dichiara di voler cambiare. Ovvio che il web poi si sbizzarisca e ci regali questa chicca.

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Stavo, come al solito, leggendo sull’autobus quando venni distratto da alcune frasi proferite da una signora seduta esattamente dietro di me. In particolare, mi colpì molto l’uso creativo dei verbi. Disse infatti alla vicina, non so riferendosi a cosa: “Se lui potrebbe, anch’io potrebbi”. A questo punto mi misi, discretamente, in ascolto.

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Da un po’ di tempo non scrivo di danza, ma non ho sicuramente smesso di essere un appassionato della materia. Semplicemente avevo bisogno di staccare un po’, interessarmi di altre cose. Non dimentico, comunque, i lavori che ho fatto per il sito Informadanza: il glossario da me curato, la storia della danza, le trame dei balletti e molto altro. Rivedere oggi queste pagine, con una grafica ormai invecchiata e che mi sono ripromesso di aggiornare, prima o poi, mi dà sempre una certa emozione. Certo, perché la passione non si è sopita e la volontà di raccogliere materiale nemmeno. Prima o poi tornerò, e sarà un ritorno col botto.

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Quello che sta succedendo ha del rivoluzionario.

Veduta della Palazzina novecentesca dell’ex-Ospedale Psichiatrico di Quarto

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Enrica Birardi, Left, 21 maggio 2015

Ormai è abitudine comune cercare qualcosa su google, così comune che ne è nato un verbo: googlare. Allora googliamo la parola utile e clicchiamo su immagini. Ecco cosa appare: legno e materiali da costruzione, arnesi, loghi di banche, brand, statistiche. Neanche un’immagine che rappresenti una scheda elettorale. Bizzarro. Non si fa che parlare di voto utile e lo strumento più inflazionato per la ricerca di informazioni non riporta nessun riferimento alle elezioni. Un caso?

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Dopo qualche giorno ritorno sul tema della vigilanza privata che, fra l’altro, sto seguendo da qualche tempo. E ci torno perché non capisco come un’azienda che tutti ritengono sana, in un settore che dovrebbe essere in espansione, oltre a mettere in mobilità i dipendenti si sia ridotta a non pagare più le forniture essenziali per l’erogazione dei suoi servizi vedendosi ridurre il credito dalle compagnie petrolifere. L’informazione ce la dà Il Secolo XIX di oggi 21 maggio.

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Fra qualche giorno, sempre che si riesca a organizzarlo, avrò un incontro con dei commercianti del Ponente genovese.

Sarà un incontro per me molto interessante, per almeno due ordini di ragioni. La prima è che ho lavorato per anni in una grande azienda di largo consumo occupandomi di trade marketing, ovvero del settore che studia la distribuzione commerciale, le sue dinamiche, i suoi problemi. La seconda è, invece, di carattere più politico, visto che ritengo che tutte o quasi le politiche adottate per il comparto del commercio siano state pressoché fallimentari o, meglio, dettate da visioni ideologiche più che da senso pratico.

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CivatiStiamo entrando nelle fasi decisive della campagna elettorale e i “big” iniziano a venire a Genova e in Liguria per incontrare i cittadini. Come si può facilmente desumere dall’articolo sopra riportato (a proposito, cliccando sull’articolo si ingrandisce, non molto, ma è quello che sono riuscito a fare) la Liguria è al centro della scena nazionale, più ancora della Campania, dove, come è noto, esiste il problema De Luca.

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Luca Pastorino, candidato alla presidenza della Regione Liguria

1. Perché candidato?
Per rappresentare gli elettori di centrosinistra, indecisi e delusi che non votano più. In Liguria possiamo cambiare modo di fare politica. Chiedo un voto utile per sbloccare una situazione di confuse larghe intese che paralizzano tutto. Qui Renzi vuole sperimentare sulla nostra testa un laboratorio del partito nazionale senza alcuna analisi seria sui problemi della regione. Io sono un sindaco di paese e ho l’abitudine di stare sul territorio e parlare con le persone.

2. La tua è una candidatura alternativa alla Paita?
La mia candidatura è per rappresentare un progetto innovativo e concreto rivolto alla maggioranza degli elettori liguri, di centrosinistra, indecisi e delusi che non votano più. Tutto il resto mi sembra un ragionamento politicista che non interessa alle persone.

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Il Manifesto del PCdI per il settantesimo della Liberazione

Riporto questa dichiarazione di Manuela Palermi, presidente del Comitato Centrale del Partito Comunista d’Italia, il mio partito, quello della cui federazione di Genova sono segretario. Lo riporto perché testimonia, se ancora ve ne fosse bisogno, quanto importante è il lavoro che è stato fatto per la costruzione della Rete a Sinistra e quanto sia importante questo processo in prospettiva futura. L’attesa è grande, la responsabilità ancora di più. La lotta sarà durissima, ma ce la stiamo mettendo tutta.

C’è un risultato elettorale che guarderò con attenzione e, se me lo consentite, con qualche emozione. Quello della Liguria. Ho grande stima delle compagne e dei compagni liguri. Hanno attraversato momenti complicati, c’è stato un cambio di direzione, il vecchio segretario regionale ha ritenuto di sostenere Burlando e Paita e se n’è andato e con lui altri. Allontanamenti politici legittimi, ma non condivisi dal nostro partito, tanto che se un’autocritica dobbiamo farci è che forse avremmo dovuto sollecitarli prima. Ma i processi politici, si sa, devono fare il loro tempo. Le compagne ed i compagni del PCdI si sono rimboccati le maniche e si sono messi a lavorare dovendo affrontare, quasi immediatamente, la sfida delle regionali. Non senza difficoltà e soprattutto con grande impegno, sono stati protagonisti del processo di unità a sinistra, stavolta non tradizionale, ma con novità rilevanti. Alla sinistra ligure si è infatti unita anche quella parte, fortemente antirenziana, che ha abbandonato il Pd. Lì quindi si gioca una partita politica grossa. Un buon risultato potrebbe dare un colpo forte, forse decisivo, al Pd che si sente padrone del mondo, potrebbe incrinare alle fondamenta politiche scellerate che hanno massacrato i lavoratori e ora vorrebbero massacrare la scuola. Politiche neoliberiste di stretta osservanza Ue che hanno indebolito il tessuto economico e sociale del Paese. Rete a Sinistra, si chiama la lista. Ci siamo noi del PCdi, c’è Sel, la comunità di Don Gallo, Rifondazione (non tutta, per la verità; un pezzo, L’Altra Liguria, fa storia a sé) e molti fuoriusciti dal Pd. Mi aspetto un buon risultato della Rete a Sinistra e dei nostri candidati. Sono forti, hanno consenso, hanno alle spalle una limpida militanza comunista e unitaria. Da lì, dalla Liguria, dall’affermazione delle Rete a Sinistra, può iniziare un’altra storia. Per i comunisti e per la sinistra.

Manuela Palermi, presidente C.C. del Pcdi

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Da qualche anno è iscritto al partito di cui faccio parte un uomo, di professione guardia giurata particolare, un sindacalista del settore. Grazie a lui, seguendone le attività ho avuto modo di confrontarmi con le dinamiche e i problemi di un settore considerato marginale, perché composto da aziende medie o piccole (ma attenzione, i concetti di medio e piccolo sono sempre relativi). Un settore parcellizzato, in cui i numeri sono piccoli (in valore assoluto, non in percentuale), che difficilmente fa notizia.

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