Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘austerità’

Matteo Renzi e Jean-Claude Juncker

Mai avrei pensato di arrivare al punto di dover difendere il presidente della Commissione europea Juncker, democristiano dichiarato lussemburghese, dall’attacco di Matteo Renzi, democristiano non dichiarato italiano. Siamo alla frutta. L’Europa, che avrebbe altre cose a cui pensare, lievemente più importanti, sembra essere impegnata in beghe da condominio, con l’inquilino dei piani bassi che protesta nei confronti dell’amministratore. Il tutto, naturalmente, mentre stiamo assistendo allo sfascio evidente dell’economia con la totale incapacità di trovare ricette alternative e alla palese violazione dei più elementari diritti civili nei confronti dei profughi di guerre cui l’Europa ha partecipato attivamente.

Se non si porrà fine a questa situazione, il nostro continente si trasformerà in un posto da incubo. Pessimismo, il mio? Purtroppo no. Sano realismo.

E trovo inoltre inquietante l’espressione arrogante del nostro presidente del Consiglio dei ministri nella foto qui a sinistra (scusate, ma mi rifiuto di chiamarlo premier perché, fino a prova contraria, la Costituzione repubblicana è ancora in vigore).

(altro…)

Annunci

Read Full Post »

Riporto prologo (in questo post) e introduzione (in un post successivo che uscirà nei prossimi giorni) del libro di David Harvey, Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo, Giangiacomo Felitrinelli Editore, Milano 2014. Una parte del libro, peraltro assai cospicua, è disponibile su Google Libri, che sarebbe poi dove l’ho trovata anch’io. La traduzione, perché credo sia opportuno ricominciare a citare anche i nomi dei traduttori delle opere, non fosse altro che per rendere un doveroso riconoscimento al loro lavoro, è di Virginio B. Sala.

Naturalmente, come succede sempre, concordo con alcuni passaggi dell’autore. Su altri, invece, dissento. Ma i diversi punti di vista vanno recepiti e considerati come utile contributo a un dibattito che, spero, si avvii il più in fretta possibile sui destini futuri della sinistra italiana. Un dibattito serio, non una parvenza di analisi come quella che quotidianamente ci viene proposta. Secondo me, occorre iniziare questo percorso da una rilettura in chiave contemporanea dei fondamentali, dei classici del pensiero e, su quelle basi, ricominciare a costruire una proposta nuova, ma appoggiata su solide fondamenta.

Prologo
La crisi del capitalismo, questa volta

Le crisi sono essenziali per la riproduzione del capitalismo. Nel corso delle crisi le sue instabilità vengono affrontate, riplasmate e reingegnerizzate per creare una nuova versione di quel che è il capitalismo. Molto si abbatte e si distrugge per fare posto al nuovo. Paesaggi un tempo produttivi sono trasformati in deserti industriali, vecchi impianti industriali vengono demoliti o convertiti a nuovi usi, quartieri operai diventano quartieri signorili. Altrove piccole fattorie e cascine contadine vengono spazzate via dall’agricoltura industrializzata su grande scala o da nuove e lucenti fabbriche. Centri direzionali, centri di Ricerca e Sviluppo, magazzini all’ingrosso e di distribuzione si moltiplicano sul territorio in mezzo a quartieri residenziali periferici, collegati tra loro da autostrade a quadrifoglio. Le città principali si fanno concorrenza per l’altezza e l’eleganza dei loro grattacieli d’uffici e i loro edifici culturali iconici, enormi centri commerciali proliferano nelle città come nelle periferie, alcuni addirittura svolgendo anche la funzione di aeroporti attraverso i quali passano senza tregua orde di turisti e di uomini d’affari, in un mondo diventato cosmopolita per default. I golf club e le comunità chiuse, nati negli Stati Uniti, ora si possono vedere anche in Cina, in Cile e in India, a far da contrasto agli insediamenti abusivi e autocostruiti ufficialmente indicati con i nomi di slumfavelasbarrios pobres.

(altro…)

Read Full Post »

Verrebbe quasi voglia di dire l’inelegantissimo “ma noi ve lo avevamo già detto”… La questione è che di Marx hanno discettato in molti, la maggior parte dei quali non lo ha mai letto. Eppure sarebbe bastato pochissimo sforzo, dato che previsioni quali la globalizzazione dell’economia erano contenute nelle pagine del Manifesto, opera breve e facilmente leggibile, a condizione di farlo con criterio scientifico, ovvero senza essere prevenuti. In fin dei conti si tratta della seconda opera più letta nella storia del mondo dopo la Bibbia.

(altro…)

Read Full Post »

Leonardo Paggi, Il Manifesto, 23 ottobre 2015

L’eredità del teorico e dirigente politico comunista in un recente convegno. Populismo, crisi della democrazia, la comunicazione su Facebook. I temi dell’incontro. La polemica sull’uso di Gramsci a sostegno della necessaria disciplina imposta dai mercati alla politica

È un luogo comune sot­to­li­neare con stu­pore il con­tra­sto tra la caduta degli inte­ressi per l’opera di Anto­nio Gram­sci in Italia (anche se fa ecce­zione un vero boom di pub­bli­ca­zioni sulle vicende car­ce­ra­rie) e il fio­rire degli studi nel mondo. Si finge così di dimen­ti­care, con un po’ di fili­stei­smo, che c’è di mezzo la scon­fitta subita dallo schie­ra­mento poli­tico che nella sua opera si era rico­no­sciuto. Gram­sci potrà tor­nare ad essere parte della cul­tura ita­liana solo se riu­scirà ad essere nuo­va­mente intrec­ciato con una let­tura del presente.

Gramsci astratto

(altro…)

Read Full Post »

Thomas Fazi, sbilanciamoci.info

In Europa la crisi è stata utilizzata dalle élite politico-finanziarie per sferrare il più violento attacco mai visto, dal dopoguerra ad oggi, nei confronti della democrazia, del mondo del lavoro e del welfare

All’indomani della crisi finanziaria del 2008, quando il sistema fu salvato per il rotto della cuffia solo grazie a massicci interventi di spesa in deficit da parte dei governi di tutti i paesi avanzati (dimostrando la validità dell’assioma keynesiano secondo cui l’unico strumento in grado di risollevare un’economia in recessione è la politica fiscale) furono in molti a sinistra – tra cui il sottoscritto – a credere che il neoliberismo avesse i giorni contati. Cos’era la crisi, in fondo, se non la conclamazione del suo fallimento? Come ha scritto Paul Heideman, «l’impressione al tempo era che l’era della mercatizzazione assoluta stesse volgendo alla fine, e che la crisi dei mercati avrebbe condotto inevitabilmente al ritorno di una qualche forma di nuovo keynesismo».

(altro…)

Read Full Post »

Riporto spesso articoli del Manifesto perché è l’unico quotidiano italiano, almeno secondo me, che, oltre a dare delle notizie, fa un’analisi di sinistra. Non sempre l’ho condivisa, ma l’ho sempre guardata con rispetto e ho cercato di confrontarmici criticamente. In questo caso, concordo pienamente con Bascetta: le dichiarazioni di questo governo sostanzialmente sono una cortina fumogena che nasconde qualcosa. Il problema è sapere cosa…

Giornali di regime e televisioni ci raccontano una verità edulcorata, nascondendo scientificamente alcune informazione e ingigantendone altre. Voglio lanciarmi in una previsione: fra qualche tempo il governo darà il via al riconoscimento delle coppie di fatto (ovviamente in forma estremamente limitata per non irritare l’irritabilissimo Vaticano) e lo farà quando prenderà provvedimenti assai drastici nei confronti di lavoratori, pensionati, tagli del welfare. Il classico specchietto per le allodole al quale buona parte della sinistra tributerà il suo plauso. (altro…)

Read Full Post »

Riccardo Frola, Il Manifesto, 10 ottobre 2015

«Exit» del filosofo tedesco Tomasz Konicz per Stampa Alternativa. Cancellato il lavoro come fonte della ricchezza, la produzione di merci è costellata di soluzioni alle sue crisi che rinviano solo la sua fine

Appena richiuso Exit di Tomasz Konicz (Stampa alter­na­tiva, pp. 158, euro 14) , il let­tore ha la sen­sa­zione per­tur­bante di essersi risve­gliato in un mondo estra­neo e ostile. Il crollo della società del lavoro, gli obi­tori di El Sal­va­dor e Gua­te­mala, «in cui si ammuc­chiano a doz­zine» i cada­veri dei ragaz­zini uccisi dalle maras, il «Levia­tano ritor­nato allo stato sel­vag­gio» descritti da Konicz, ren­dono di colpo espli­cito ciò che nella quo­ti­dia­nità occi­den­tale sem­brava ancora nasco­sto fra le righe.

(altro…)

Read Full Post »

Da giorni mi domando come voterei se mi trovassi a essere un cittadino greco. E, francamente, non ho ancora trovato una risposta. Da un lato mi auguro che Tsipras vinca le elezioni perché credo sia fondamentale che ci sia almeno un governo di sinistra fra i membri dell’Unione Europea; dall’altro talvolta mi unisco al coro di coloro che sono rimasti profondamente delusi dopo le grandi speranze che il referendum del 5 luglio aveva acceso.

Ma procediamo con – relativo – ordine.

(altro…)

Read Full Post »

Valentino Parlato, Il Manifesto, 23 luglio 2015

L’Europa mone­ta­ria, unita solo dall’euro e domi­nata dalla teo­lo­gia dell’austerità, non fun­ziona pro­prio. Sono in molti ad affer­marlo e non è un caso che la Gran Bre­ta­gna abbia voluto con­ser­vare la ster­lina pur ade­rendo all’Unione euro­pea nei con­fronti della quale mani­fe­sta dis­sensi cre­scenti. E, in gene­rale, non dob­biamo dimen­ti­care che siamo in una fase di con­ti­nui cam­bia­menti, tali da indurre Guido Rossi a scri­vere (Il Sole 24 Ore, 19 luglio) un edi­to­riale dal titolo «Quei Trat­tati supe­rati che creano disordine».

(altro…)

Read Full Post »

Piero Sraffa

Piero Sraffa fu una grande figura di economista e pensatore del Novecento. Amico di Antonio Gramsci, lo riforniva di libri in carcere.

Laureatosi con Luigi Einaudi con una tesi sull’inflazione in Italia nel periodo della Prima guerra mondiale. Nel 1919, tramite Umberto Cosmo, conobbe Gramsci e frequentò l’Ordine Nuovo, fondato dallo stesso Gramsci insieme ad Angelo Tasca, Umberto Terracini e Palmiro Togliatti. Nel 1921-22 studiò alla London School of Economics, dove conobbe John Maynard Keynes. In seguito agli articoli che Sraffa scrisse nel 1925 e 1926, Sulle relazioni fra costo e quantità prodotta The Laws of Returns under Competitive Conditions, lo stesso Keynes lo invitò, nel 1927, a Cambridge per una lectureship di qualche anno.

Sraffa si fermò a Cambridge per tutto il resto della sua vita, conclusasi nel 1983.

(altro…)

Read Full Post »

Mariana Mazzuccato, La Repubblica, 13 luglio 2015

Gli economisti si dividono in macroeconomisti e microeconomisti. I primi focalizzano la loro attenzione sugli aggregati, come l’inflazione, l’occupazione e la crescita del Pil. I secondi si occupano delle decisioni a livello individuale, che si tratti di un consumatore, di un lavoratore o di un’impresa. La crisi della Grecia pone al tempo stesso un problema macroeconomico e un problema microeconomico, ma le soluzioni di rigore “copia-incolla” proposte dai creditori non hanno affrontato l’enormità di nessuno di questi due problemi.

(altro…)

Read Full Post »

Yanis Varoufakis

di Yanis Varoufakis

Il dramma finanziario della Grecia ha dominato i titoli dei giornali per cinque anni per un motivo: l’ostinato rifiuto dei nostri creditori a offrire un’essenziale riduzione del debito. Perché, contro il buon senso, contro il verdetto del FMI e contro le pratiche quotidiane dei banchieri di fronte a debitori sovraccaricati, resistono a una ristrutturazione del debito? La risposta non può essere trovata in economia perché risiede nelle profondità della labirintica politica dell’Europa.

(altro…)

Read Full Post »

Luciana Castellina, Il Manifesto, 1 luglio 2015

Nono­stante l’amichevole gesto con cui Mat­teo Renzi, rega­lan­do­gli una cra­vatta, accolse la prima volta il neo eletto primo mini­stro greco, è pro­prio lui che, arri­vati al dun­que, ha ora reso il peg­gior ser­vi­zio a Ale­xis Tsi­pras. Dicendo che il refe­ren­dum di Atene avrà per oggetto un pro­nun­cia­mento a favore dell’euro o della dracma. Pro­prio il con­tra­rio di quanto il governo greco si è sfor­zato di spie­gare. E cioè che non intende affatto optare per un ritorno alla moneta nazio­nale e uscire dall’eurozona, e invece aver più forza per imporre una discus­sione– che fino ad ora non c’è stata mai — su quale debba essere in mate­ria la poli­tica europea.

(altro…)

Read Full Post »

Amici greci,

da sei mesi il governo greco combatte una battaglia in condizioni in condizioni di soffocamento economico senza precedenti, per implementare il mandato che ci avete dato il 25 gennaio.

Il mandato che stavamo negoziando coi nostri partner chiedeva di mettere fine all’austerità e permettere alla prosperità ed alla giustizia sociale di tornare nel nostro paese.

(altro…)

Read Full Post »

Jürgen Habermas, La Repubblica, 23 giugno 2015

Jürgen Habermas

La recente sentenza della Corte di Giustizia europea getta una luce impietosa su un errore di fondo della costruzione europea: quello di aver costituito un’unione monetaria senza un’unione politica. Tutti i cittadini dovrebbero essere grati a Mario Draghi, che nell’estate 2012 scongiurò con un’unica frase le conseguenze disastrose dell’incombente collasso della valuta europea. Aveva tolto la patata bollente dalle mani dell’Eurogruppo annunciando la disponibilità all’acquisto di titoli di stato senza limiti quantitativi in caso di necessità: un salto in avanti cui l’aveva costretto l’inerzia dei capi di governo, paralizzati dallo shock e incapaci di agire nell’interesse comune dell’Europa, aggrappati com’erano ai loro interessi nazionali. I mercati finanziari reagirono positivamente a quell’unica frase, benché il capo della Bce avesse simulato una sovranità fiscale che non possedeva, dato che oggi come ieri, sono le banche centrali degli Stati membri a dover garantire i crediti in ultima istanza.

(altro…)

Read Full Post »

keynesblog, 10 marzo 2015

Gli accordi sul debito di Londra (1953) dimostrano che i governi europei sanno come risolvere una crisi da debito coniugando giustizia e ripresa economica. Ecco quattro lezioni esemplari, utili nell’attuale crisi del debito greco.

Il 27 febbraio 1953 fu siglato a Londra un accordo che cancellava la metà del debito della Germania (all’epoca la Germania Ovest). 15 miliardi su un totale di 30 miliardi di Deutschmarks*.

Fra i paesi che accordarono la cancellazione c’erano gli Stati Uniti, l’Inghilterra e la Francia, assieme a Grecia, Spagna e Pakistan (paesi che sono oggi fra i più importanti debitori). L’accordo copriva anche il debito di privati e società. Dopo il 1953, altri paesi firmarono l’accordo per cancellare il debito tedesco: l’Egitto, l’Argentina, il Congo Belga (oggi Repubblica Democratica del Congo), la Cambogia, il Cameroun, la Nuova Guinea, la Federazione di Rodesia e il Nyasaland (oggi Malawi, Zambia e Zimbabwe). (1)

(altro…)

Read Full Post »

controlacrisi.org, 9 marzo 2015

Alexis Tsipras si presenta così poco appariscente nel suo enorme ufficio nella Maximos Mansion di Atene, e molto rilassato. Il nuovo quarantetreenne primo ministro di sinistra della Grecia, una spina nel fianco dei leader tedeschi a Berlino, ha una stretta di mano morbiInviato da iPad

Tsipras vuole spiegare se stesso e le politiche del suo governo, dice, aggiungendo che spera di rispondere apertamente e onestamente alle domande in modo che la gente in Germania lo capisca meglio. Ora, dice, è il momento ideale per una tale discussione, dopo i negoziati con Bruxelles e poco prima che Atene presenti lunedì i suoi nuovi progetti di riforma ai ministri delle finanze dell’Unione europea.

Il primo ministro ci ha dato un’ora per l’intervista. Parla Greco spiegando i suoi piani con una voce profonda, ma tranquilla, anche ridendo di tanto in tanto quando appoggiandosi all’indietro comodamente. La sua fiducia in se stesso non appare arrogante, sembra invece essere radicata nella sua ferma convinzione che la sua posizione è quella giusta. Egli sa, dice, che la vita è piena di compromessi e che i compromessi sono anche di vitale importanza per la cooperazione del suo paese con l’Unione europea. “Dobbiamo lasciare dietro di noi ogni genere di disastri”, dice Tsipras. “Anche per questo ho voluto parlare con lei.”

(altro…)

Read Full Post »

Paul KrugmanNulla di ciò che è successo giustifica la pervasiva retorica del fallimento – spiega il premio Nobel Paul Krugman – in realtà, la mia sensazione è che stiamo vedendo una diabolica alleanza qui tra gli scrittori di sinistra con aspettative irrealistiche e la stampa economica, che ama la storia della debacle greca perché è quello che dovrebbe accadere a debitori arroganti. Ma non c’è una debacle. Nel frattempo – conclude Krugman – la prima vera rivolta del debitore contro l’austerità ha avuto un risultato decente, anche se nessuno ci crede.

Paul Krugman, New York Times, 27 febbraio 2015

La scorsa settimana, dopo tanto dramma, il nuovo governo greco ha raggiunto un accordo con i suoi creditori. All’inizio di questa settimana, i greci hanno compilato alcuni dettagli su come intendono rispettare i termini. Allora, come è andata?

(altro…)

Read Full Post »

Pedro Pessos Coelho, primo ministro portoghese

Quest’anno anche il Portogallo andrà alle urne. L’attuale governo, guidato da Pedro Passos Coelho, ha praticato pesantissime politiche di austerità. Ma, com’era prevedibile, a causa della crisi le forze di sinistra si sono rafforzate e potrebbero ottenere la maggioranza. Ecco quindi che, per l’attuale governo del Portogallo è conveniente (per il governo, non così per il popolo) fare in modo che alla Grecia non vengano concesse deroghe, in modo da spuntare alcune delle armi dell’opposizione politica.

Conservare il potere o dimostrare solidarietà, questo è il problema!

(altro…)

Read Full Post »

Barbara Spinelli, Il Sole 24 Ore, 27 febbraio 2015

Barbara Spinelli

Nel 1998 il presidente della Bundesbank Hans Tietmeyer descrisse i due «plebisciti» su cui poggiano le democrazie: quello delle urne, e il «plebiscito permanente dei mercati». La coincidenza con l’adozione di lì a poco dell’euro è significativa.

La moneta unica nasce alla fine degli anni ’90 senza Stato: per i mercati il suo conclamato vizio d’origine si trasforma in virtù. Le parole di Tietmeyer e i modi di funzionamento dell’euro segnano l’avvio ufficiale del processo che viene chiamato decostituzionalizzazione – o deparlamentarizzazione – delle democrazie.

(altro…)

Read Full Post »

Older Posts »