Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘banche centrali’

Marco Bertorello, Il Manifesto, 2 gennaio 2016

Christine Lagarde

A ridosso della fine dell’anno il capo del Fondo Monetario Internazionale, Christine Lagarde, ha fatto il punto sull’economia globale, individuando problemi e prospettive della fase economica attuale. Un bilancio fatto di luci, ma anche di tante ombre. Considerata la fonte, vale la pena riflettere sui temi focalizzati e sull’evidente sfasatura tra l’enfasi della politica sulla crescita in corso (i vari Renzi, per intenderci) e i toni ben più problematici con cui i grandi player delle istituzioni sovranazionali affrontano la realtà.

(altro…)

Annunci

Read Full Post »

Riporto prologo (in questo post) e introduzione (in un post successivo che uscirà nei prossimi giorni) del libro di David Harvey, Diciassette contraddizioni e la fine del capitalismo, Giangiacomo Felitrinelli Editore, Milano 2014. Una parte del libro, peraltro assai cospicua, è disponibile su Google Libri, che sarebbe poi dove l’ho trovata anch’io. La traduzione, perché credo sia opportuno ricominciare a citare anche i nomi dei traduttori delle opere, non fosse altro che per rendere un doveroso riconoscimento al loro lavoro, è di Virginio B. Sala.

Naturalmente, come succede sempre, concordo con alcuni passaggi dell’autore. Su altri, invece, dissento. Ma i diversi punti di vista vanno recepiti e considerati come utile contributo a un dibattito che, spero, si avvii il più in fretta possibile sui destini futuri della sinistra italiana. Un dibattito serio, non una parvenza di analisi come quella che quotidianamente ci viene proposta. Secondo me, occorre iniziare questo percorso da una rilettura in chiave contemporanea dei fondamentali, dei classici del pensiero e, su quelle basi, ricominciare a costruire una proposta nuova, ma appoggiata su solide fondamenta.

Prologo
La crisi del capitalismo, questa volta

Le crisi sono essenziali per la riproduzione del capitalismo. Nel corso delle crisi le sue instabilità vengono affrontate, riplasmate e reingegnerizzate per creare una nuova versione di quel che è il capitalismo. Molto si abbatte e si distrugge per fare posto al nuovo. Paesaggi un tempo produttivi sono trasformati in deserti industriali, vecchi impianti industriali vengono demoliti o convertiti a nuovi usi, quartieri operai diventano quartieri signorili. Altrove piccole fattorie e cascine contadine vengono spazzate via dall’agricoltura industrializzata su grande scala o da nuove e lucenti fabbriche. Centri direzionali, centri di Ricerca e Sviluppo, magazzini all’ingrosso e di distribuzione si moltiplicano sul territorio in mezzo a quartieri residenziali periferici, collegati tra loro da autostrade a quadrifoglio. Le città principali si fanno concorrenza per l’altezza e l’eleganza dei loro grattacieli d’uffici e i loro edifici culturali iconici, enormi centri commerciali proliferano nelle città come nelle periferie, alcuni addirittura svolgendo anche la funzione di aeroporti attraverso i quali passano senza tregua orde di turisti e di uomini d’affari, in un mondo diventato cosmopolita per default. I golf club e le comunità chiuse, nati negli Stati Uniti, ora si possono vedere anche in Cina, in Cile e in India, a far da contrasto agli insediamenti abusivi e autocostruiti ufficialmente indicati con i nomi di slumfavelasbarrios pobres.

(altro…)

Read Full Post »

Centro Europa Ricerche, 24 luglio 2015 (dal sito formiche.net)

La Germania ha un forte incentivo a conservare condizioni di instabilità nell’area della moneta unica. È questo il vero azzardo morale che sta esacerbando la crisi nell’eurozona, rendendola l’area a minor crescita del pianeta e accentuando la divergenza economica tra i paesi che ne fanno parte, con effetti potenzialmente dirompenti sulla stessa tenuta dell’area valutaria. L’ultimo rapporto del Cer (Centro Europa Ricerche) intitolato “Favoletta morale o calcolo economico?

Si può dire che, pur tra molti distinguo e con alcune eccezioni, l’interpretazione prevalente sul caso greco sia quella basata sulla contrapposizione fra la formica e la cicala. Non poche volte è risuonato, inoltre, il richiamo all’etica del capitalismo di Max Weber, che molti di noi hanno imparato a conoscere negli anni del liceo. Come stupirsi, allora, che una popolazione educata da generazioni al rispetto assoluto delle regole abbia alla fine avuto il suo scatto di orgoglio? Che sia quindi giunta a riconoscersi unanimemente nell’opzione Grexit, alla fine prospettata da un esasperato ministro Schäuble? Nell’auspicio più generale che la lezione alla Grecia sia d’insegnamento per l’opinione pubblica europea.

(altro…)

Read Full Post »

Jürgen Habermas, La Repubblica, 23 giugno 2015

Jürgen Habermas

La recente sentenza della Corte di Giustizia europea getta una luce impietosa su un errore di fondo della costruzione europea: quello di aver costituito un’unione monetaria senza un’unione politica. Tutti i cittadini dovrebbero essere grati a Mario Draghi, che nell’estate 2012 scongiurò con un’unica frase le conseguenze disastrose dell’incombente collasso della valuta europea. Aveva tolto la patata bollente dalle mani dell’Eurogruppo annunciando la disponibilità all’acquisto di titoli di stato senza limiti quantitativi in caso di necessità: un salto in avanti cui l’aveva costretto l’inerzia dei capi di governo, paralizzati dallo shock e incapaci di agire nell’interesse comune dell’Europa, aggrappati com’erano ai loro interessi nazionali. I mercati finanziari reagirono positivamente a quell’unica frase, benché il capo della Bce avesse simulato una sovranità fiscale che non possedeva, dato che oggi come ieri, sono le banche centrali degli Stati membri a dover garantire i crediti in ultima istanza.

(altro…)

Read Full Post »