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Posts Tagged ‘Eleonora Forenza’

Guido Liguori, Il Manifesto, 4 marzo 2015

Venerdì a Roma un convegno su «Enrico Berlinguer e l’Europa»

Enrico Ber­lin­guer è morto nel 1984, ma molte delle sue idee-forza pos­sono essere utili ancora oggi. Anche per quel che con­cerne la poli­tica inter­na­zio­nale – vera e pro­pria pas­sione del comu­ni­sta sardo e pal­co­sce­nico cen­trale della sua atti­vità poli­tica – e in par­ti­co­lare lo sce­na­rio euro­peo, le pro­spet­tive della sini­stra oggi in Europa, dopo la vit­to­ria di Tsi­pras in Gre­cia. È a par­tire da que­ste con­vin­zioni che Futura Uma­nità, l’associazione nata per stu­diare e dif­fon­dere «la sto­ria e la memo­ria del Pci», insieme alle fon­da­zioni e agli isti­tuti cul­tu­rali della Linke e di Syriza e al gruppo par­la­men­tare euro­peo Gue/Ngl, hanno pro­mosso un incon­tro inter­na­zio­nale in pro­gramma per venerdì pros­simo a Roma (Audi­to­rium di via Rieti 11, dalle ore 9.30). Sia per ricor­dare l’eurocomunismo di Ber­lin­guer, il suo dia­logo con le cor­renti di sini­stra delle social­de­mo­cra­zie euro­pee, il suo pro­fi­cuo incon­tro con Altiero Spi­nelli; sia per valu­tare il cam­mino fatto e da fare per «la costru­zione di una sini­stra nuova in Europa», come recita una ses­sione del convegno.

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Contropiano.org 19 gennaio 2015

Proprio alla vigilia dell’inizio della nuova feroce offensiva militare dei golpisti ucraini che sta portando morte e distruzione nelle città del Donbass, lo scorso 15 gennaio il Parlamento Europeo ha approvato una mozione che di fatto concede sostegno e legittimazione politica alle decisioni finora prese unilateralmente da alcuni governi e dalle istituzioni dell’Unione Europea, in prima fila nel sostegno al golpe nazionalista del febbraio dello scorso anno.

E anche quando si è trattato di imporre sanzioni alla Russia che non solo hanno portato la tensione tra i due blocchi alle stelle, ma hanno provocato gravi conseguenze economiche non solo alla Federazione Russa, ma anche a numerosi settori produttivi europei le cui esportazioni a Mosca sono state bloccate o notevolmente ridotte.

Di fatto la mozione, articolata in 28 diversi punti, da una parte chiede di estendere le sanzioni contro la Russia anche nel settore energetico, nonché di limitare la capacità delle imprese russe di condurre transazioni finanziarie internazionali; dall’altra concede sostegno politico incondizionato – e militare – alle forze nazionaliste e fasciste al potere a Kiev e configurando la Federazione Russa come una sorta di “nemico strategico” per gli interessi europei.

Solo per citare i punti più controversi, al punto 5 il documento condanna quella che viene definita la politica aggressiva ed imperialista della Russia, che costituisce una minaccia per l’unità e l’indipendenza dell’Ucraina e rappresenta una minaccia potenziale per l’Unione Europea; al punto 6 richiede la continuazione dell’odierno regime sanzionatorio dell’Unione Europea in particolare in occasione dell’imminente incontro del Consiglio del marzo 2015, dal momento che la Russia non rispetterebbe gli obblighi assunti; al punto 11 ricorda che “il 16 luglio il Consiglio dell’Unione Europea ha revocato l’embargo di armi nei confronti dell’Ucraina e che, conseguentemente, al momento non ci sono riserve, e nemmeno restrizioni legali, a che gli Stati Membri forniscano armi difensive all’Ucraina, la cui fornitura potrebbe essere basata su un accordo di affitti e prestiti”; al punto 13 afferma che l’UE debba esplorare tutti i modi per sostenere il governo ucraino a migliorare le sue capacità di difesa e di protezione dei suoi confini esterni, e che ciò sia possibile solo dalla trasformazione delle forze armate aderenti all’ex Patto di Varsavia verso un esercito che sia vicino ai membri dell’Unione Europea ed in particolare da inquadrare all’interno dei piani di addestramento e armamento già previsti e in atto.

Se era scontato il voto favorevole alla mozione da parte dei gruppi di centro destra liberali e conservatori e di quelli di centrosinistra socialdemocratici, molto grave – anche se non sorprendente – appare la spaccatura del Gruppo della Sinistra Unitaria Europea e Nordica. In particolare la decisione dell’intero gruppo di Syriza di astenersi, oltre che la spaccatura del gruppo della Die Linke. Alcuni deputati della sinistra tedesca hanno addirittura votato a favore della ‘dichiarazione di guerra’ contro la Russia, così come ha fatto l’italiana Barbara Spinelli, mentre i suoi colleghi della Lista Tripras a Strasburgo hanno scelto di astenersi (Curzio Maltese) o di votare contro (Eleonora Forenza), dimostrando una volta ancora l’inconsistenza del progetto unitario della sinistra italiana e la subalternità culturale e politica di alcune delle sue componenti rispetto agli obiettivi e agli interessi del blocco imperialista europeo.

A differenziarsi da questo andazzo sono state altre forze politiche dichiaratamente comuniste aderenti al Gue mentre i due parlamentari greci del KKE, non hanno partecipato alla votazione. Nei giorni scorsi Ines Zuber, parlamentare comunista portoghese, aveva denunciato gli inaccettabili contenuti rispetto ai quali buona parte della sinistra europea in versione più o meno radicale ha deciso di non fare battaglia politica o addirittura di astenersi o votare a favore. Ritenendo evidentemente prioritario il proprio giudizio fortemente negativo sul governo russo rispetto alla denuncia della pesantissima opera di destabilizzazione da parte degli Usa e dell’Ue in Ucraina, che ha già provocato una sanguinosa guerra civile e l’inizio di una escalation economica e militare che un qualsiasi ‘incidente’ potrebbe trasformare in scontro aperto con la Russia.

Scriveva l’europarlamentare comunista portoghese alla vigilia del voto dell’assemblea di Strasburgo (l’intervento è stato tradotto interamente da http://www.marx21.it/internazionale/area-ex-urss/25003):

“E’ importante anche non dimenticare che USA e UE hanno cominciato a demonizzare il presidente ucraino deposto Yanukovich solamente quando si è rifiutato di firmare l’Accordo di associazione tra l’Ucraina e l’UE e “ha osato” chiedere aiuto finanziario alla Russia. E’ stato innanzitutto l’interesse di costoro a firmare accordi – come, del resto, hanno fatto dopo il colpo di Stato – a legare l’Ucraina ai meccanismi di dipendenza economica e politica nei confronti delle troike interne alla UE, che impongono tagli salariali, tagli dei diritti sociali, alienazione delle risorse naturali e dell’apparato produttivo nazionale, privatizzazione di importanti settori pubblici, e creazione di una zona di libero commercio in cui l’Ucraina viene a trovarsi in condizioni estremamente svantaggiose. Giorni fa Juncker ha annunciato un “aiuto” aggiuntivo di 1,8 milioni di euro a Kiev, che avrà come contropartita l’espropriazione delle sue ricchezze.

Ciò che oggi è stato avviato è il processo di fascistizzazione dello Stato dell’Ucraina. I partiti fascisti, ultra-nazionalisti e di estrema destra controllano milizie private che seminano terrore, repressione e violenza – anche attraverso assassini – tra tutti coloro che sfidano le autorità di Kiev, e controllano posizioni-chiave nei servizi di polizia e nei servizi segreti. Il Partito Comunista di Ucraina si trova sotto la minaccia di messa fuori legge (…). La popolazione del Donbass e i patrioti ucraini che resistono alla fascistizzazione dell’Ucraina – volgarmente descritti nei media dominanti come “terroristi filo-russi”, definizione condivisa da USA e UE – sono diventati il bersaglio di una guerra genocida.

Ciò che è in causa con la situazione ucraina è il consolidamento del progetto di accerchiamento della Russia che la NATO sta mettendo in pratica e soprattutto con la crescente dislocazione di mezzi ed effettivi militari della NATO nell’Europa dell’Est. Il dominio politico, economico e militare dell’Ucraina mira all’utilizzo di questo paese nella strategia della tensione e del confronto aperto con la Russia, il che comporta enormi potenziali pericoli per la sicurezza a livello mondiale”.

Solo una soluzione politica, faceva notare Ines Zuber, potrà mettere fine ad una crisi che al contrario potrebbe allargarsi; un accordo politico basato intanto sul riconoscimento delle Repubbliche Popolari come forze belligeranti oltre che delle rivendicazioni economiche e sociali delle popolazioni di quelle regioni che non hanno voluto obbedire all’imposizione di un regime contraddistinto da una visione russofobica e razzista dello stato e delle istituzioni ucraine.

Una posizione equilibrata che ha portato i comunisti portoghesi a votare contro la risoluzione – nessuna difesa a oltranza di Mosca, nessuna apologia dello scontro, anzi – e che poteva tranquillamente vedere la convergenza di tutte le forze della sinistra europea senza che dovessero necessariamente rinunciare al proprio giudizio critico nei confronti della Russia. Perché in gioco c’è evidentemente la pace e la capacità da parte delle forze di sinistra e popolari di indicare una via alternativa a quella guerrafondaia intrapresa – al proprio interno e all’esterno dei propri confini – dal blocco europeo, e non certo uno sterile referendum sulla natura di questo o quel regime politico nei paesi dove la competizione tra gli interessi delle grandi potenze provoca conflitti sempre più disastrosi.

Il testo integrale della mozione

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Laura Eduati, Huffington Post, 2 giugno 2014

I maligni scrivono che è stata folgorata sulla via di Strasburgo. Ma il sentimento prevalente è l’amara sorpresa: Barbara Spinelli, promotrice della lista Tsipras e candidata capolista nell’Italia centrale e meridionale, starebbe cambiando idea e non lascerà il seggio come aveva promesso , Dunque molto probabilmente diventerà europarlamentare nell’edificio che porta il nome del padre Altiero. La possibilità che questo avvenga è ormai data per molto concreta.

Pare che dietro la decisione ci siano forti pressioni dello stesso Alexis Tsipras, il leader greco della vincente Syriza che vorrebbe portare in Europa un nome di peso come quello dell’editorialista di Repubblica e proporla come vicepresidente del Parlamento. Spinelli dovrebbe sciogliere le riserve entro poche ore, soprattutto per fermare l’enorme confusione che si è scatenata in queste ore all’interno della lista Tsipras, dove le posizioni non sono per niente univoche.

Guido Viale, tra i promotori della lista insieme con Flores D’Arcais e la stessa Spinelli, pensa che l’idea di mandarla a rappresentare la sinistra italiana a Bruxelles non sia affatto malvagia. Non la pensano così una folta schiera di persone coinvolte e meno coinvolte nel progetto. Maso Notarianni, giornalista e membro del comitato elettorale, ha scritto una lettera pubblica indirizzata a Spinelli, nella quale spiega che l’eventuale scelta di mantenere la poltrona europea danneggerebbe l’immagine della lista Tsipras:

Erano anni che non si vedevano così tante facce credibili, coerenti con la propria storia e con la propria vita, mettersi in gioco per un progetto di cambiamento. Questo è stato visto e apprezzato dai pochi che sono riusciti a vederci.
Ma vedo che, non appena ha cominciato a girare la tua idea di ripensarci, sono partiti centinaia di commenti spiacevoli, che ci accomunano al resto dei “politici”, che dicono (qualcuno con soddisfazione, altri con disperazione) che siamo uguali agli altri.
Ecco, io ti chiedo con il cuore in mano se te la senti di prenderti una responsabilità così grande: quella di farci perdere in credibilità e in coerenza.
Non so se tu te ne rendi conto, non vorrei – davvero – che questa scelta poi ti venga fatta pagare troppo duramente.

Marco Furfaro

I simpatizzanti della lista Tsipras sfogano sui social network la loro delusione, anche se non mancano coloro che hanno addirittura promosso una petizione per chiedere a Spinelli di rappresentarli in Europa. Tra questi alcuni candidati della lista Tsipras come l’attore Ivano Marescotti, l’urbanista Edoardo Salzano, la scrittrice animalista Daniela Padoan e il No Tav Pierluigi Richetto. Per loro la presenza di Spinelli al Parlamento europeo costituirebbe la garanzia che la lista Tsipras non venga eccessivamente orientata nelle scelte da Sinistra ecologia e libertà – il primo dei non eletti in Italia centrale è Marco Furfaro di Sel -, partito che ha espresso l’idea per ora minoritaria di avvicinarsi al Pd e dunque al Partito socialista europeo. I promotori della lista Tsipras invece preferiscono entrare nel gruppo della Sinistra unita.

Altri invece sono preoccupati dalla recente apertura a Beppe Grillo formulata dalla stessa promotrice.

Eleonora Forenza

In fondo Spinelli, insieme a Moni Ovadia, aveva ripetuto a ogni occasione che la loro era soltanto una forte sponsorizzazione e che all’indomani delle elezioni avrebbero lasciato spazio ai secondi in lista, in questo caso i giovani Marco Furfaro (Sel) e Eleonora Forenza (Prc), candidati rispettivamente nell’Italia centrale e meridionale. Se la figlia dell’europeista di Ventotene dovesse accontentare Alexis Tsipras e garantire la sua presenza all’europarlamento, dovrebbe anche decidere se sacrificare Furfaro o Forenza e non è un dettaglio secondario.

E domani Vendola sarà a Bruxelles per incontrare non soltanto Tsipras ma anche Martin Schulz, candidato alla Commissione europea per il Pse.

Sulla questione di Barbara Spinelli si sono espressi anche due giornalisti e simpatizzanti di peso come Alessandro Gilioli e Paolo Hutter, entrambi molto negativi sull’ipotesi che la giornalista e saggista possa cambiare idea e tenere il seggio. Scrive Hutter:

Dietro a chi sta spingendo la Spinelli in questa più che problematica direzione ci sono il sentimento e la volontà di sbaraccare sia Sel che Rifondazione per dare rapidamente vita al nuovo soggetto politico derivante dal relativo successo della lista Tsipras. In particolare c’è la irritazione perché in Sel si è riaperto il dibattito sul rapporto col Pd. (Ma era inevitabile, col Pd al 40% e una minoranza di Sel che era contraria alla lista Tsipras..) C’è già chi si spinge a dire che non solo la posizione della “destra”Sel ma anche la posizione di Vendola (“ll nostro orizzonte è l’alleanza con il Pd a condizione che si ricostruisca un profilo di cambiamento. Renzi ha vinto e la sua vittoria non cambia la qualità di questo governo…”) sarebbero incompatibili col progetto de l’Altra Europa. In realtà tra tutti gli elettori dell’Altra Europa c’è una convivenza intrecciata di sentimenti, non una divisione netta, tra chi vagheggia un ritorno dell’alleanza tra Pd e sinistra radicale, e chi sogna una Syriza italiana,o un 5 stelle “politicamente corretto”.

Interviene poi Paola Bacchiddu, la responsabile della comunicazione della lista Tsipras che racconta di essere stata allontanata dall’incarico per volere di Spinelli dopo aver pubblicato su Facebook l’ormai celeberrimo bikini:

Per ora tacciono gli altri due promotori della lista Tsipras, Marco Revelli e Luciano Gallino. Tra poche ore, complice anche la pressione che Spinelli dice di ricevere da molti elettori, il nodo dovrebbe sciogliersi e i malpancisti dovrebbero avere una risposta ai loro laceranti dubbi.

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