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Posts Tagged ‘Federica Mogherini’

Matteo Renzi e Jean-Claude Juncker

Mai avrei pensato di arrivare al punto di dover difendere il presidente della Commissione europea Juncker, democristiano dichiarato lussemburghese, dall’attacco di Matteo Renzi, democristiano non dichiarato italiano. Siamo alla frutta. L’Europa, che avrebbe altre cose a cui pensare, lievemente più importanti, sembra essere impegnata in beghe da condominio, con l’inquilino dei piani bassi che protesta nei confronti dell’amministratore. Il tutto, naturalmente, mentre stiamo assistendo allo sfascio evidente dell’economia con la totale incapacità di trovare ricette alternative e alla palese violazione dei più elementari diritti civili nei confronti dei profughi di guerre cui l’Europa ha partecipato attivamente.

Se non si porrà fine a questa situazione, il nostro continente si trasformerà in un posto da incubo. Pessimismo, il mio? Purtroppo no. Sano realismo.

E trovo inoltre inquietante l’espressione arrogante del nostro presidente del Consiglio dei ministri nella foto qui a sinistra (scusate, ma mi rifiuto di chiamarlo premier perché, fino a prova contraria, la Costituzione repubblicana è ancora in vigore).

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Moni Ovadia

Se non si stesse parlando di una vicenda tragica – quella del popolo palestinese – ci sarebbe da ridere. La nostra Camera dei Deputati, composta come è noto di nominati per mezzo di una legge incostituzionale, è riuscita nell’impossibile: votare, nel giro di pochissimo tempo, due mozioni sostanzialmente contraddittorie. Complimenti!

Sulla vicenda Giusy Baioni (Nuova Atlantide) ha intervistato Moni Ovadia il 27 febbraio 2015.

Vediamo cosa dice.

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Riporto, dal sito del Partito Comunista d’Italia (il mio partito) questa analisi, illuminante quanto inquietante, sulla situazione ucraina. La mia preoccupazione è aumentata da due considerazioni:

  1. solitamente i comunisti (non perché io ne faccia parte, ma perché è dimostrato storicamente) sono i più attenti e capaci lettori delle situazioni internazionali. Ciò deriva, come è ovvio, dalla matrice internazionalista del pensiero di Marx;
  2. l’Unione europea ha dimostrato, per l’ennesima volta, di non avere una politica estera, che rimane quella degli Stati nazionali i quali a loro volta perseguono, in maniera totalmente non coordinata, le loro finalità. È vero, esiste la foglia di fico rappresentata da Mr o Lady PESC, attualmente l’italiana Federica Mogherini. Ma l’irrilevanza totale di questo ruolo di facciata è stata ripetutamente dimostrata.

Forse non ce ne rendiamo conto del tutto, ma le ultime dichiarazioni di capi di stato della UE e esponenti della NATO (senza parlare delle iniziative statunitensi più o meno recenti) sulla crisi ucraina sono particolarmente allarmanti e di estrema gravità. In pratica evidenziano la volontà (o, forse, “la voglia”) di scatenare una guerra totale oggi contro la Russia e, domani, forse contro la Cina che potrebbe essere il vero obiettivo di questa offensiva. Il presidente francese e sedicente socialista Hollande, dopo le disastrose “missioni di pace” (fatte bombardando le città) in Libia e nel medio oriente, dice apertamente che, se non si dovesse raggiungere un accordo con Putin, “resta soltanto la guerra”. E Philip Breedlove, comandante in capo delle forze armate degli Stati Uniti e della Nato in Europa, dichiara: “non penso che dovremmo escludere la possibilità di un’opzione militare in Ucraina”. Follia pura!

Dopo aver finanziato un vero e proprio colpo di stato in Ucraina, dopo aver fomentato le formazioni naziste colpevoli di aver sparato e ucciso i cittadini in piazza Maidan per creare il “casus belli” (cosa che ormai sembra certa viste le innumerevoli testimonianze e i filmati che documentano la verità di quanto successo), dopo aver chiuso gli occhi di fronte all’eccidio di Odessa del 2 maggio del 2014 e alle carneficine che giornalmente avvengono nel Dombass da parte dell’esercito di Kiev coadiuvato da formazioni di “volontari” che inneggiano al nazista Bandera e si fregiano dei simboli nazisti, dopo aver deciso di nascondere le vere responsabilità dell’abbattimento (avvenuto il 17 luglio del 2014 provocando 298 vittime) dell’aereo civile malese MH17, dopo aver più volte fornito false informazioni su ipotetici coinvolgimenti diretti dell’esercito russo in Ucraina, dopo la decisione di porre sanzioni contro la Russia (operazione che penalizza soprattutto la nostra economia e le nostre esportazioni), oggi parlano apertamente dell’inevitabilità di quella guerra, nel centro dell’Europa, che stanno preparando da tempo. Tutto sta precipitando dopo che BCE e FMI hanno attaccato duramente il popolo greco che ha scelto democraticamente di avere un governo che pone questioni fondamentali per garantire una vita dignitosa ai propri cittadini e dopo che la Russia ha offerto alla Grecia la possibilità di un aiuto economico. Del resto, queste sono cose che “democrazie” come USA e paesi della UE fanno abitualmente: non riconoscere la volontà popolare e impedire ai governi legittimi di trovare forme di finanziamento esterne ai canali controllati dai finanzieri occidentali.

Intanto i “signori della guerra” stanno giocando con il nostro futuro. Perché, e ce ne dobbiamo rendere conto, gli interventi che stanno preparando in Ucraina non resteranno circoscritti in quella regione, ma divamperanno come un incendio incontrollabile in tutta Europa. E così come hanno distrutto il medio oriente, finanziando i terroristi dell’ISIS in funzione anti-siriana, quelli che si considerano i “padroni del mondo”, adesso vogliono distruggere l’Europa armando e finanziando un governo come quello di Kiev che è appoggiato apertamente da gruppi nazisti.

La decisione di USA, UE e NATO di supportare economicamente e militarmente chi ha voluto destabilizzare l’Ucraina utilizzando formazioni paramilitari che si richiamano al nazismo sta portando a una tragedia di proporzioni impensabili. In questa situazione si dimostra, oltre all’assoluta inesistenza di qualsiasi autonomia politica dell’Europa rispetto all’alleato di oltreoceano, la pochezza e l’inconsistenza del governo italiano, sempre succube rispetto alle decisioni e agli ordini dei “signori della guerra”. L’assenza fisica di “Lady Pesc” Mogherini nei vari incontri di vertice di questi ultimi giorni e le sue parole, che sembrano ripetere pedissequamente le volontà del  burattinaio che la comanda, sono fatti sinceramente imbarazzanti.

Ribelliamoci a questo stato di cose. Lottiamo per conquistare una piena sovranità nazionale. L’Italia esca dalla NATO e la NATO dall’Italia. Si devono rivedano i trattati internazionali a partire dal TTIP e si chiudano le basi statunitensi che “inquinano” con la loro presenza il nostro territorio.

Il colpevole della situazione che si vive in Ucraina e delle varie guerre che infestano ormai da decenni il nostro pianeta non è la Russia. E non è neppure il popolo del Donbass che chiede solo di poter vivere nel proprio territorio. Colpevoli sono quelli che, convinti di essere i “padroni del mondo”, credono sia un loro diritto divino esportare in qualunque luogo della terra il proprio modello di sviluppo e distruggere paesi e popoli in nome di una “democrazia” che non riconosce la volontà altrui ma crea devastazioni e mostri incontrollabili.

Giorgio Langella
Direzione nazionale PCd’I
8 febbraio 2015

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Dmitrij Palagi, Il Becco, 8 novembre 2014

Era il 2011. Berlusconi era preoccupato, ma non telefonò a Gheddafi, perché “non voleva disturbare nessuno”. Le opposizioni di allora erano invece scandalizzate per il silenzio del governo sulle vicende libiche. Veltroni riteneva inaccettabile il silenzio sugli ormai “quasi cento morti”. In Parlamento c’erano ancora Fini e Di Pietro. Anche i loro partiti, insieme all’UDC, chiedevano una netta presa di posizione contro il dittatore di Tripoli. CamussoRossanda sostennero questa linea di indignazione.

Le Primavere Arabe facevano sognare il pubblico televisivo occidentale, cavalcando l’attivismo militante praticato suFacebook e Twitter. In fondo Gheddafi in Italia era visto da tutti come “amico di Berlusconi“, così la realtà della Libia poco contava. Il dittatore doveva morire e la democrazia trionfare.

Sono passati ormai alcuni anni dai bombardamenti fortemente richiesti dalla Francia e sostenuti dal premio Nobel della pace Obama. Nel paese infuria una guerra civile di cui si parla raramente, ma che ha convinto tutti i paesi occidentali a chiudere le loro ambasciate. Solo quella italiana è rimasta aperta, nonostante l’allora Ministro degli Esteri Mogherini si vantasse di aver convinto i britannici a non lasciarci isolati.

Il sistema mediatico era pronto ad ignorare che la nuova costituzione libica si fondasse sul Corano e peggiorasse considerevolmente le condizioni di vita delle donne. Però una guerra civile la si ignora con maggiori difficoltà. Soprattutto se sei l’Italia, un paese che, attraverso il tema dell’immigrazione, si ricorda costantemente che esistono altre sponde del Mediterraneo.

Finisce quindi che il Sole 24 Ore rappresenti uno dei giornali più interessati a denunciare il caos di quella zona geografica, contestando con frequenza le politiche nell’area di Stati Uniti e Unione Europea. La notizia riportata in questi giorni è che le elezioni libiche del 25 giugno sono state annullate dalla Corte Suprema di quel paese, mettendo in ulteriore difficoltà il governo (in esilio) riconosciuto dalla comunità internazionale.

Non è che la Confidustria trovi simpatico il mondo arabo e per questo dia spazio a quello che avviene in Medio Oriente. Si tratta di una banale considerazione sugli interessi economici dell’Italia, che confliggono con quelli francesi.

La guerra civile libica mette con le spalle al muro la comunità internazionale e l’Italia che deve decidere tra la legittimità del governo di Tobruk, in esilio in Cirenaica, e la protezione dei suoi interessi economici ed energetici, situati con i terminali dell’Eni e il gasdotto in Tripolitania. […] Questo è un momento favorevole per cogliere alcune opportunità – ristabilire l’influenza italiana in almeno una parte della Libia – ma è pure una situazione carica di rischi. Qualunque presa di posizione che appoggi Tobruk danneggia la nostra presenza in Tripolitania. Se però ci sbilanciamo troppo su Tripoli rischiamo di perdere la copertura internazionale.

(Alberto Negri, Il Sole 24 Ore, 7 novembre 2014)

Mentre l’Isis ha ricordato all’occidente la missione compiuta in Iraq, in Libia è sorto un altro Califfato. Non ci sono solo due fazioni in campo, ma numerose milizie che continuano a dividersi le armi di cui si sono appropriate dopo il caos che ha seguito la caduta di Gheddafi.

L’Italia per proprio tornaconto dovrebbe ritrovarsi sul fronte dei pacifisti che si oppongono agli interventi militari Nato. Neanche il movimento pacifista riesce però a prendere forza da questa situazione. Anzi, ricordiamo che Marinella Correggia, che in passato ci ha concesso la collaborazione anche con il nostro quotidiano, è stata accusata di essere “punta di lancia del governo di Assad” perché continuamente attiva sul fronte della pace. Sono poche le voci come quelle di sibiliria.com, prevale una sorta di distaccata indignazione per il pericolo nero dei califfati.

Non conta il numero dei morti che le guerre portano in paesi non lontani da noi. Contano le emozioni che ci trasmettono i telegiornali e le fotografie sui social network. Se serve a contestare Berlusconi o cavalcare elettoralmente la questione dell’immigrazione, allora la politica italiana parla di Libia. Se questo viene meno, resta tutto in mano a Confindustria e all’imbarazzante politica estera degli ultimi governi.

Immagine ripresa liberamente da alarabiya.net

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