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Posts Tagged ‘Francesco Vemtriglia’

Dopo moltissimo tempo – dai tempi della mia collaborazione con InformaDanza, che prima o poi ricomincerà – riprendo a parlare di danza, traendo spunto da questo articolo apparso sul Manifesto di oggi.

Amaramente, devo dire che non c’è nulla di nuovo sotto il sole. La situazione della danza è sempre la stessa, con tendenza al peggioramento, e non si capisce perché non si voglia valorizzare una forma di espressione artistica che ha, fra l’altro, avuto le sue origini e la sua prima codifica proprio in Italia. Eppure, quando si esibiscono compagnie di valore, con programmi interessanti, i teatri sono pieni, con tutti gli annessi e connessi dell’indotto (alberghi, ristoranti, bar, ecc.). Sì, perché il “popolo della danza”, forse più di ogni altro, è un popolo nomade, che segue i suoi beniamini, spostandosi alla ricerca del bello. E a Firenze per vedere Sylvie Guillem andarono in molti, rimanendo a bocca asciutta. E ciò nonostante il Maggio Fiorentino, nel desolante panorama italiano, abbia sempre rappresentato, insieme ad altre poche eccezioni, un’isola felice.

La danza richiede delle doti fisiche che vengono sviluppate con anni e anni di allenamento, perché, sebbene manchi l’aspetto agonistico, richiede doti atletiche (tonicità ed elasticità muscolari) fuori del comune. Non comprendere ciò e porre, come adesso, dei vincoli al ricambio generazionale significa mettere le premesse per la morte definitiva di questa forma d’arte in Italia. A un giornalista che lo intervistava all’uscita dello spettacolo che Maja Plisetskaia (una delle grandi étoile della storia) diede danzando in occasione dei suoi sessant’anni, domandandogli: “Maestro, come è possibile danzare a sessant’anni?”, Gregorovich, storico direttore del corpo di ballo del Bolshoi di Mosca, rispose: “Danzare è possibile. È guardare che non è possibile!”. Lungi da me negare dei diritti a degli onesti lavoratori dello spettacolo, ma nell’interesse generale del settore occorre fare delle scelte, ponendo dei limiti che non devono essere uguali per tutti, ma valutati serenamente caso per caso. Sarebbe come se a un calciatore professionista, fra l’altro fino a qualche anno fa assimilato dal punto di vista previdenziale ai lavoratori dello spettacolo, una volta diventato professionista, si dovesse garantire il lavoro fino a una certa età sempre nella stessa squadra (so che questo paragone farà accapponare la pelle ai puristi, ma è per spiegarlo ai neofiti…).

In tempi di crisi economica, la cultura è un lusso? Secondo alcuni sì, e infatti sempre più spesso si sente dire che i teatri (anche quelli dell’opera) devono essere in grado di avere una gestione in economia (tanto entra, tanto esce). Questa logica è la morte dell’arte, è la morte della cultura, ma un paese colto è un paese migliore.

Francesco Ventriglia

Cro­naca di sette mesi fa. 14 giu­gno 2013: ter­mi­nate le repli­che di Grandi coreo­grafi al Mag­gio, uno dei pro­grammi più pre­sti­giosi pre­sen­tati negli ultimi anni al Comu­nale di Firenze dalla com­pa­gnia Mag­gio­Danza, con titoli a firma Wil­liam For­sy­the, George Balan­chine, Ando­nis Fonia­da­kis, Jirí Kylián, e la pre­senza ecce­zio­nale dell’ospite Syl­vie Guil­lem, un comu­ni­cato stampa annun­cia le dimis­sioni improv­vise dell’allora diret­tore del Ballo, Fran­ce­sco Ventriglia.

Clima rovente, legato a dop­pio filo alla situa­zione gra­vis­sima della Fon­da­zione del Mag­gio com­mis­sa­riato e ai tempi a rischio chiu­sura, ma anche a pro­blemi spe­ci­fici della com­pa­gnia di danza for­mata in quel momento da 17 sta­bili e da più di 20 bal­le­rini aggiunti con con­tratti a tempo deter­mi­nato. La prima dello spet­ta­colo Grandi coreo­grafi al Mag­gio salta per uno scio­pero sin­da­cale con focosi con­tra­sti interni tra i sin­da­cati e la dire­zione del Ballo, con­tra­rio ad annul­lare il debutto di una serata di per sé por­ta­voce della leva­tura qua­li­ta­tiva di una com­pa­gnia rin­no­vata nell’età e nell’organico.

Nelle sere suc­ces­sive lo spet­ta­colo con­ferma la forza di una for­ma­zione che avrebbe potuto dare ancora molto a Firenze, com­plice l’investimento, oltre che sui più meri­te­voli dan­za­tori sta­bili della com­pa­gnia, come le prime bal­le­rine Leti­zia Giu­liani e Gisela Car­mona Gál­vez, su gio­vani leve: uno per tutti Ales­san­dro Riga, étoile resi­dente di Mag­gio­Danza, scelto da Guil­lem per dan­zare For­sy­the insieme ai talen­tuosi ven­tenni Mas­simo Mar­ga­ria e Michele Satriano, por­tati a Firenze da Ven­tri­glia e appar­te­nenti come tanti altri al gruppo degli «aggiunti». Chiuse le repli­che, in attesa di capire se Mag­gio­Danza ce l’avrebbe fatta o no a soprav­vi­vere dopo la minac­cia dello scio­gli­mento, le dimis­sioni di Ven­tri­glia inne­scano sul web una bat­ta­glia di pro e con­tro diret­tore, lasciando di stucco.

Spa­rito Ven­tri­glia, allo scopo di garan­tire il rego­lare svol­gi­mento della annun­ciata sta­gione estiva del ballo, fu richia­mato alla dire­zione Gior­gio Man­cini, ma ahi­noi, dall’estate a ora l’organico di suc­cesso del giu­gno 2013 è morto: via gli aggiunti, tenuti solo gli sta­bili, diven­tati 18. La sto­ria non fini­sce qui.

Prima dei botti di fine 2013, Ven­tri­glia decide di par­lare. Manda di suo pugno alla stampa un comu­ni­cato in cui rac­conta di essere stato richia­mato a fine novem­bre dal Com­mis­sa­rio Straor­di­na­rio Fran­ce­sco Bian­chi e dal diret­tore Gene­rale Alberto Triola. Nel qua­dro di risa­na­mento eco­no­mico e strut­tu­rale della Fon­da­zione, gli pro­pon­gono di accet­tare nuo­va­mente l’incarico di diret­tore attra­verso una forma gestio­nale diversa dalla pre­ce­dente. Ma a un passo dall’accordo le trat­ta­tive si chiu­dono. Ven­tri­glia riceve da Bian­chi uno scritto, che manda insieme al suo comu­ni­cato, nella quale si legge che, durante la trat­ta­tiva sin­da­cale del 28 dicem­bre, «ci è stato detto uni­ta­mente dalle 4 sigle sin­da­cali (Fials, Cgil, Cisl e Uil) che un accordo che vedesse lei o una società a lei ricon­du­ci­bile come con­tro­parte della Fon­da­zione del ’Pro­getto ballo’ non tro­ve­rebbe né l’accordo delle OOSS né la firma dei sin­goli lavo­ra­tori, entrambi con­di­zioni indi­spen­sa­bili di effi­ca­cia di tale accordo».

I sin­da­cati sulla fac­cenda rispon­dono «nes­sun dik­tat nei con­fronti di Ven­tri­glia, nes­suno ci ha mai fatto nomi e cognomi». Ma Ven­tri­glia dichiara: «Per sal­vare il Nuovo Con­tratto Inte­gra­tivo posto come con­di­zione per l’attuazione del Piano Trien­nale del risa­na­mento del Mag­gio Fio­ren­tino, il Com­mis­sa­rio è stato costretto a fare un passo indie­tro. Dopo la mia man­cata nomina a diret­tore del Ballo del Tea­tro San Carlo di Napoli e gli ultimi fatti di Firenze mi è chiaro che subi­sco un ‘ostra­ci­smo’ da alcuni Tea­tri d’opera ita­liani, che si lasciano ricat­tare dalle sigle sin­da­cali, che non vogliono per­dere il loro potere». Syl­vie Guil­lem dall’estero non ha esi­tato a soste­nere Ventriglia.

«Voglio chia­rire – pro­se­gue Ven­tri­glia — che non sono con­tro il sin­da­cato in sé, il diritto dei lavo­ra­tori è sacro­santo. Sono stato un bal­le­rino alla Scala, prima che diret­tore. Sono con­tro chi usa il sin­da­cato per sal­va­guar­dare i pri­vi­legi dei sin­goli a dispetto della qua­lità arti­stica, che nel tea­tro deve restare pri­ma­ria. Mi sono dimesso in giu­gno per­ché non avevo più armi per com­bat­tere per la com­pa­gnia. Volevo man­te­nere tutti i dan­za­tori, non potevo accet­tare di tenere solo gli sta­bili, lasciando fuori i 22 gio­vani. E chi tra loro ha cre­duto ai sin­da­cati ha perso, per­ché sono stati man­dati via. Avrei voluto che il sin­da­cato difen­desse anche loro. Tute­lare i diritti di una com­pa­gnia di valore signi­fica difen­derne la qua­lità, l’eccellenza, per­ché non pos­siamo dimen­ti­care che stiamo par­lando del tea­tro e di arte. I sin­da­cati inter­ven­gono sui cast, ma non si può pen­sare che un capo­la­voro come Quat­tro tem­pe­ra­menti di Balan­chine non abbia nelle parti prin­ci­pali talenti gio­vani in piena forma fisica».

Sylvie Guillem

Il pro­blema della forma dei bal­le­rini, legata pur­troppo all’età, è tutt’altro che mar­gi­nale alla que­stione e apre sce­nari ben più arti­co­lati. «Il mio è un grido d’allarme – pro­se­gue Ven­tri­glia — Il mestiere del bal­le­rino è alta­mente usu­rante. A 40 anni non siamo tutti come Roberto Bolle o Syl­vie Guil­lem, manca una legge per tutti. La pen­sione dei bal­le­rini è fis­sata a 46 anni, a un’età in cui tanti ruoli sono pre­clusi. Biso­gne­rebbe avere un sistema per con­ver­tire le pro­fes­sioni, per uti­liz­zare i dan­za­tori, che fisi­ca­mente non pos­sono più dan­zare, negli uffici, come maï­tre, libe­rando con­tem­po­ra­nea­mente posti per i gio­vani. È una car­riera breve, e nel rispetto del tea­tro, dell’arte, del pub­blico, deve dan­zare chi lo può fare. La qua­lità dello spet­ta­colo, della com­pa­gnia si ottiene con la meri­to­cra­zia, a fianco ci vuole una solu­zione per chi non può più bal­lare. Mi appello al mini­stro Bray, a Renzi, serve una nuova legge per la danza, che rimetta in discus­sione i pen­sio­na­menti, i cri­teri distri­bu­tivi del Fus, il con­trollo su come ven­gono uti­liz­zati i soldi. Non è pos­si­bile che ci siano così tanti arti­sti che se ne vanno dall’Italia, dispe­rati, alla ricerca di un lavoro all’estero e che sia lì che otten­gono i mag­giori successi».

Intanto a Firenze Bian­chi ha pre­sen­tato il piano di sal­va­tag­gio della Fon­da­zione del Mag­gio, la com­pa­gnia di ballo verrà gestita da una società esterna, gui­data non si sa ancora da chi, anche se sono girati uffi­cio­sa­mente alcuni nomi tra cui Carla Fracci, Cri­stina Boz­zo­lini, Gior­gio Man­cini. «Il pro­getto sulla com­pa­gnia – chiude con ama­rezza Ven­tri­glia – è ciò per cui mi hanno chia­mato a novem­bre al Mag­gio e su cui ho lavo­rato in que­sti mesi: un piano quin­quen­nale per dare 30 spet­ta­coli all’anno al Mag­gio. Degli attuali 18 bal­le­rini sta­bili, 6 sareb­bero stati invi­tati al pre­pen­sio­na­mento, 6 assor­biti dagli uffici, 6 rima­sti a dan­zare. Mi sarei occu­pato con una società esterna degli altri 35 dan­za­tori. Il Mag­gio mi avrebbe dato la resi­denza, l’uso degli spazi. Un modello di gestione tra il tede­sco e l’americano per cui avevo già tro­vato la soste­ni­bi­lità. Avevo già sen­tito coreo­grafi, per avere titoli di Davide Bom­bana, Wil­liam For­sy­the, Ange­lin Pre­l­jo­caj e altri. Ora alla testa di quel pro­getto ci sarà qual­cun altro?»

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