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Posts Tagged ‘Giacomo Matteotti’

Interno della Risiera di San Sabba a Trieste

Nel mio precedente post ho cercato di delineare come certi fenomeni storici eclatanti abbiano una gestazione lenta ma costante.

Credo che questo concetto, oltre ad essere enunciato, vada approfondito. Per farlo, vorrei ricorrere a una ricostruzione cronologica dei fatti – certi e documentati – che si succedettero in Italia durante il fascismo per quanto riguarda le persecuzioni razziali. Questa stessa ricostruzione mi piacerebbe contribuisse a limitare le affermazioni revisioniste e negazioniste che sempre più spesso si sentono e che tendono a voler dare un’immagine dell’Italia e degli italiani vittime inconsapevoli di eventi a loro estranei. A proposito del mito “Italiani brava gente” avevo scritto qualcosa nell’articolo “Rab, la Auschwitz dimenticata dagli italiani“, per cui non torno sull’argomento.

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Giacomo Matteotti

Il 10 giugno 1924 veniva rapito e ucciso Giacomo Matteotti, trentanovenne deputato socialista.

Pochi giorni prima, in un vibrante intervento alla Camera dei Deputati, Matteotti, segretario del Partito socialista unitario, aveva denunciato i brogli elettorali commessi dai fascisti. Probabilmente era ben conscio del rischio che stava correndo, ma non si fermò, andò avanti, proclamando la verità. Il discorso di Matteotti del 30 maggio 1924 è rintracciabile sul sito della Camera dei Deputati, in copia anastatica dei resoconti stenografici. Ne esistono anche diverse trascrizioni più comodamente leggibili, Ad esempio questa su Wikisource.

Il discorso di Matteotti, mettendo in luce possibili alterazioni del risultato elettorale, solleva interrogativi in seno agli organi di informazione e nel contempo desta preoccupazioni nel governo di Mussolini. Il duce, temendo sollevazioni popolari, dà quindi ordine a uno dei suoi sicari, Amerigo Dumini, di rapire e uccidere il deputato socialista.

Passati due giorni dalla scomparsa, la famiglia e i compagni di partito, rappresentati dal deputato Modigliani, chiedono notizie alle autorità, ma il questore Bertini fornisce spiegazioni vaghe e rifiuta l’apertura di un’indagine. La vicenda è narrata nel famoso film del 1973, Il delitto Matteotti, di Florestano Vancini, Fra gli interpreti Umberto Orsini, Franco Nero, Renzo Montagnani e Vittorio De Sica, del quale qui potete trovare la trama, che ripercorre fedelmente la vicenda storica.

Quello che mi interessa non è ricordare per l’ennesima volta la trama di uno dei delitti politici più importanti e noti della storia italiana, bensì notare come, a volte, anche nel nostro Paese vi siano state persone disposte a lottare, da sole contro tutto e tutti, per affermare un ideale universale.

Novant’anni dopo, voglio ricordare Giacomo Matteotti con una sua frase, sulla quale sarebbe opportuno riflettere nel tentativo faticoso di ridare un senso alla parola socialismo nel nostro ventunesimo secolo.

Il socialismo non sta per noi in un aumento di pane o in più alto salario. Il socialismo parte dalla realtà dolorosa del lavoratore che giace nella abiezione e nella servitù materiale e morale, e intende e opera a sollevarlo e a condurlo a miglioramenti economici e intellettuali, a libertà sociale e a libertà spirituale, sempre più alte. Vuole cioè formare e realizzare in lui l’uomo che vive, fratello e non lupo, con gli Uomini, in una umanità migliore, per solidarietà e per giustizia.

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