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Posts Tagged ‘Grexit’

Ancora sulla crisi dell’Unione Europea, sulla scaramuccia fra il nostro presidente del Consiglio dei ministri e quello della Commissione europea.

Lo si voglia o no, al momento quello dell’Europa è il nodo centrale della politica, a tutti i livelli. I condizionamenti delle scelte di Bruxelles si fanno sentire anche a livello locale e la vera sfida è quella di capire se i Trattati che istituiscono l’Unione Europea siano riformabili e in quale misura o se la costruzione debba considerarsi irreversibile e destinata al fallimento.

Le riflessioni dell’articolo sotto riportato sono interessanti, seppure espresse in forma assolutamente schematica, almeno per chi parte dal presupposto che l’unificazione dell’Europa sia un fatto politico imprescindibile.

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Gianni Ferrara, Il Manifesto, 26 luglio 2015

Non appare per nulla frut­tuoso un dibat­tito sulla Gre­xit di Schau­ble o di quella di Varou­fa­kis. Sarebbe comun­que deviante o ridut­tivo del pro­blema reale dell’Europa reale. Nel mondo eco­no­mi­ca­mente glo­ba­liz­zato le entità sog­get­tive sta­tali o inter­sta­tali, se non hanno dimen­sione con­ti­nen­tale o almeno sub-continentale (Bra­sile, India, Rus­sia) risul­te­ranno sem­pre subal­terne o soffocate.

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Centro Europa Ricerche, 24 luglio 2015 (dal sito formiche.net)

La Germania ha un forte incentivo a conservare condizioni di instabilità nell’area della moneta unica. È questo il vero azzardo morale che sta esacerbando la crisi nell’eurozona, rendendola l’area a minor crescita del pianeta e accentuando la divergenza economica tra i paesi che ne fanno parte, con effetti potenzialmente dirompenti sulla stessa tenuta dell’area valutaria. L’ultimo rapporto del Cer (Centro Europa Ricerche) intitolato “Favoletta morale o calcolo economico?

Si può dire che, pur tra molti distinguo e con alcune eccezioni, l’interpretazione prevalente sul caso greco sia quella basata sulla contrapposizione fra la formica e la cicala. Non poche volte è risuonato, inoltre, il richiamo all’etica del capitalismo di Max Weber, che molti di noi hanno imparato a conoscere negli anni del liceo. Come stupirsi, allora, che una popolazione educata da generazioni al rispetto assoluto delle regole abbia alla fine avuto il suo scatto di orgoglio? Che sia quindi giunta a riconoscersi unanimemente nell’opzione Grexit, alla fine prospettata da un esasperato ministro Schäuble? Nell’auspicio più generale che la lezione alla Grecia sia d’insegnamento per l’opinione pubblica europea.

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Alfonso Gianni, Il Manifesto, 18 luglio 2015

La vicenda greca sta determinando un riposizionamento delle forze politiche in Europa e una ridisegno del loro punto di vista strategico – per chi ce l’ha naturalmente – che è degno di una qualche riflessione. Anche se purtroppo tutt’altro che ottimistica.

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Etienne Balibar, Sandro Mezzadra e Frieder Otto Wolf, Il Manifesto, 21 luglio 2015

Tsipras ha detto la verità dicendo che l’accordo con l’Unione Europea è pessimo. Per questo bisogna continuare a battersi

Gli «accordi» del 13 luglio a Bru­xel­les tra l’unione euro­pea e la Gre­cia segnano la fine di un’epoca? Sì, ma cer­ta­mente non nel senso indi­cato dal comu­ni­cato con­clu­sivo del «ver­tice». In effetti gli «accordi» sono fon­da­men­tal­mente inap­pli­ca­bili e tut­ta­via costi­tui­scono una for­za­tura altret­tanto vio­lenta, e ancor più con­flit­tuale, di quanto è già avve­nuto negli ultimi cin­que anni. Si è par­lato di dik­tat e que­sta dram­ma­tiz­za­zione è basata su fatti concreti.

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La Repubblica, 16 luglio 2015

Jürgen Habermas

La linea del governo tedesco ha annullato quanto di buono è stato fatto in oltre 50 anni per ridare al Paese un volto più umano, dopo i terribili eventi del secondo conflitto mondiale. Contro la Grecia: “Un atto punitivo”, ha detto il filosofo tedesco in un’intervista al The Guardian (qui la traduzione)

Il filosofo Juergen Habermas ha accusato la cancelliera tedesca Angela Merkel di essersi “giocata”, con la sua linea dura contro la Grecia, la reputazione tedesca, faticosamente ricostruita dopo la Seconda guerra Mondiale. Contro il governo greco di Alexis Tsipras è stato compiuto “un atto punitivo”, ha detto il filosofo tedesco in un’intervista al the Guardian.
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Luciana Castellina, Il Manifesto, 17 luglio 2015

La crisi greca e noi. La protesta indifferenziata di quello che ora viene chiamato “il basso” che si contrappone all'”alto”, per usare un concetto che oggi va di moda, non basta. E infatti, fin’ora, il 99%, sebbene sia una così grande maggioranza di sofferenti, non vince. Occorre di più

Tutti si ricor­dano la famosa frase pro­nun­ciata da Ram­sey McDo­nald, primo pre­si­dente del con­si­glio di un governo labu­ri­sta in Gran Bre­ta­gna nel 1931, nel pieno dell’altra grande crisi eco­no­mica mon­diale: «Cre­devo che il peg­gio fosse stare all’opposizione senza il potere di cam­biare le cose, ora mi sono accorto che è peg­gio ancora stare al governo e non aver ugual­mente potere». Pochi ricor­dano forse quello che avvenne dopo, quando McDo­nald decise di rom­pere con il pro­prio par­tito le cui riven­di­ca­zioni non era in grado di sod­di­sfare e di dar vita ad un pes­simo governo di unità nazionale.

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MicroMega, 16 luglio 2015

Per l’economista la debacle greca insegna che bisogna mettere da parte la retorica europeista e globalista e predisporre una visione alternativa, un “nuovo internazionalismo del lavoro”. E sulla Grexit replica al premier ellenico che ha denunciato il mancato aiuto di Stati Uniti, Russia e Cina: “Se vero, significa che i grandi attori del mondo hanno scelto di non interferire più di tanto negli affari europei, lasceranno che l’Unione monetaria imploda per le sue contraddizioni interne”.

intervista a Emiliano Brancaccio di Giacomo Russo Spena
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Yanis Varoufakis

di Yanis Varoufakis

Il dramma finanziario della Grecia ha dominato i titoli dei giornali per cinque anni per un motivo: l’ostinato rifiuto dei nostri creditori a offrire un’essenziale riduzione del debito. Perché, contro il buon senso, contro il verdetto del FMI e contro le pratiche quotidiane dei banchieri di fronte a debitori sovraccaricati, resistono a una ristrutturazione del debito? La risposta non può essere trovata in economia perché risiede nelle profondità della labirintica politica dell’Europa.

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Gabriele Pastrello, Il Manifesto, 24 giugno 2015

Qui nep­pure i fondi di caffè né la sfera di cri­stallo pos­sono aiu­tare. Nes­suno può dire come andrà a finire con la Gre­cia. Ma si può ragio­nare su quello che è successo.

Comin­ciando, ad esem­pio, dall’atteggiamento della Lagarde, pre­si­dente del Fmi.

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Thomas Fazi, Il Manifesto, 23 giugno 2015

Intervista a James K. Galbraith, consigliere del ministro Varoufakis

James K. Gal­braith, figlio del grande eco­no­mi­sta John Ken­neth Gal­braith, inse­gna eco­no­mia e altre disci­pline all’università Lyn­don John­son del Texas, la stessa in cui inse­gnava Varou­fa­kis prima di essere «chia­mato alle armi» da Ale­xis Tsi­pras. Da allora ha seguito il suo col­lega ed amico molto da vicino, accom­pa­gnan­dolo anche a varie riu­nioni dell’Eurogruppo. Gli abbiamo chie­sto di farci il punto sullo stato della trat­ta­tiva Grecia-Ue, nel momento in cui que­sta entra nella sua fase più dram­ma­tica da cin­que anni a que­sta parte.

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Paul Krugman, Nuovo Illuminismo

Paul Krugman

Paul Krugman sul New York Times, con ancora fresca la notizia della vittoria di Podemos nelle maggiori città spagnole, torna brevemente sul tema della Grecia e della sua possibile uscita dalla moneta unica. La grande paura dell’ormai screditato establishment europeo, ragiona il premio Nobel, non è che la Grecia fallisca, ma che possa riprendersi a seguito dell’uscita dall’euro, diventando così un esempio per tutti gli altri.

C’è appena stato un altro terremoto elettorale nell’eurozona: i candidati spagnoli di Podemos hanno vinto le elezioni locali a Madrid e a Barcellona. Io spero che l’IFKAT — cioè l’insieme delle istituzioni finora chiamate “Troika” — facciano bene attenzione.

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Pavlos Nerantzis, Il Manifesto, 17 febbraio 2015

Il premier Tsipras stretto tra l’Eurogruppo e l’opinione pubblica interna tenta un difficile compromesso. Il governo tedesco: «Greci irresponsabili». Corsa contro il tempo per reagire all’ultimatum della Ue.

È un dop­pio pres­sing quello con cui deve fare i conti Ale­xis Tsi­pras, alle prese sia con l’ultimatum dei part­ner euro­pei, che gli stanno impo­nendo l’estensione dell’attuale pro­gramma di risa­na­mento, sia con gli avver­sari interni a Syriza, che non sono d’accordo con un even­tuale com­pro­messo con il resto dell’Ue.

Il governo greco mira a una solu­zione van­tag­giosa per tutte le parti, ma a parte il movi­mento di soli­da­rietà che si è espresso nelle piazze del mondo, in seno dell’ Euro­gruppo il suo mini­stro delle Finanze è rima­sto solo con­tro i «18». Nono­stante alcuni, come l’Italia e la Fran­cia, sareb­bero pronti a dare una mano. Yanis Varou­fa­kis è rima­sto solo non per­ché sprov­vi­sto di una pro­po­sta ben arti­co­lata da pre­sen­tare ai suoi col­le­ghi, come hanno scritto alcuni opi­nion makers, bensì per il fatto che ha messo in evi­denza le poli­ti­che cata­stro­fi­che dell’austerity e il modo di fun­zio­nare delle isti­tu­zioni euro­pee (Com­mis­sione, Euro­gruppo, Bce) che fanno il gioco dei mer­cati e del paese eco­no­mi­ca­mente piú forte, la Ger­ma­nia, con­tro i prin­cipi fon­da­tivi dell’Unione europea.

Atene è rima­sta sola per­ché Ber­lino ha rischiato di essere messa con le spalle al muro. Il gioco delle parole — l’estensione del pro­gramma attuale, come vogliono Bru­xel­les e Ber­lino, o l’«emendamento» a cui punta Atene — in realtà rispec­chia uno scon­tro ideo­lo­gico. Ed è quello che ha fatto fal­lire la riu­nione dell’Eurogruppo.

La Ger­ma­nia ha deciso di mostrare i denti alla Gre­cia non solo per­ché la sod­di­sfa­zione di una parte delle richie­ste elle­ni­che potrebbe «sti­mo­lare l’appetito» di altri paesi euro­pei inten­zio­nati a per­se­guire una poli­tica anti-austerity. Né per­ché si sono con­fron­tati due prin­cipi etici diversi: il primo basato su un razio­na­li­smo rigido secondo il quale «i debiti comun­que vanno pagati»; l’altro basato sulla soli­da­rietà, che rifiuta lo stran­go­la­mento eco­no­mico di chi si trova in con­di­zione di biso­gno. Ber­lino ha cer­cato di scre­di­tare la poli­tica del nuovo governo greco per­ché una solu­zione a favore di Tsi­pras potrebbe met­tere in dub­bio la ger­ma­niz­za­zione del vec­chio con­ti­nente e apri­rebbe uno spi­ra­glio a una rifon­da­zione su basi diverse dell’Ue e delle sue isti­tu­zioni. Un’Europa rin­no­vata, dove saranno i popoli a decidere.

Non dimen­ti­chiamo che Ale­xis Tsi­pras è il primo lea­der euro­peo di sini­stra — dopo il cipriota Dimi­tris Chri­sto­fias, lea­der di Akel — che pro­pone un modello diverso di Europa. Syriza, la sini­stra radi­cale greca, nell’arco di poche set­ti­mane è riu­scita da una parte a riu­ni­fi­care la mag­gio­ranza dei cit­ta­dini, resti­tuendo loro spe­ranza e un pezzo della dignità che il memo­ran­dum gli aveva strap­pato, e dall’altra a mobi­li­tare le piazze euro­pee «per un’altra Europa».

Non a caso, nel momento in cui il mini­stro delle Finanze greco espri­meva la sua dispo­ni­bi­lità a fir­mare il comu­ni­cato finale dell’Eurogruppo che gli ha pre­sen­tato in forma di bozza il com­mis­sa­rio agli Affari eco­no­mici Pierre Mosco­vici — dove si parla di un piano inter­me­dio, non di una sem­plice esten­sione — è inter­ve­nuto il mini­stro delle finanze tede­sco per stop­pare il ten­ta­tivo di com­pro­messo fran­cese. «Il neo governo greco è irre­spon­sa­bile» ha sot­to­li­neato Wol­fgang Schau­ble poche ore prima della riu­nione dell’Eurogruppo. Che equi­vale a dire ai part­ner euro­pei: «Non date fidu­cia ai greci, cer­cano di fregarvi».

Ora tocca alla Bce, che ha il potere asso­luto sulla poli­tica mone­ta­ria dell’Ue e che sfugge a qual­siasi con­trollo poli­tico, sta­bi­lire oggi se biso­gna chiu­dere i rubi­netti del finan­zia­mento di emer­genza (Ela) che tiene in piedi le ban­che gre­che. A sen­tire i soliti media che non si stan­cano ogni giorno di ripro­porre gli sce­nari apo­ca­lit­tici del «Gre­xit», se entro venerdì non si rag­giun­gerà un accordo tra Euro­gruppo e governo elle­nico, la Bce non potrà che fer­mare il finan­zia­mento degli isti­tuti di cre­dito greci. Diverso, invece, sem­bra che sia per il momento il parere di Mario Draghi.

Ale­xis Tsi­pras sarebbe pronto a un com­pro­messo, ma senza ricatti: «Il memo­ran­dum ha pro­vo­cato una crisi uma­ni­ta­ria e l’ eco­no­mia si trova in una via senza uscita. Il suo annul­la­mento è l’ unica scelta det­tata non solo dal risul­tato elet­to­rale, ma dalla logica» ha affer­mato ieri il por­ta­voce del governo, rispon­dendo così anche a chi fa notare che entro venerdì il governo greco deve deci­dere se essere o meno abban­do­nato a se stesso. Otti­mi­sta su un accordo — «nei pros­simi due giorni, per­ché non vogliamo arri­vare a un punto morto» — si è detto anche il mini­stro Varoufakis.

E ieri sera fonti del goveno con­fer­ma­vano la noti­zia giunta da Bru­xel­les: Atene chie­derà l’estensione di 6 mesi non del memo­ran­dum, ma del «con­tratto di pre­stito» con i cre­di­tori inter­na­zio­nali; come a dire, rispet­tiamo il pro­gramma attuale, ma non ulte­riori misure restrit­tive della troika. La domanda però resta la stessa: come supe­rare le osses­sioni di Berlino?

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