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Posts Tagged ‘guerra’

di Dilar Dirik, attivista curda e dottoranda all’università di Cambridge.
FonteAl di là del buco, 28 novembre 2015

La sua ricerca è incentrata sul Kurdistan e il movimento delle donne curde

(Titolo come apparso nel blog dell’autrice: The Women’s Revolution in Rojava: Defeating Fascism by Constructing an Alternative Society, dal capitolo “A Small Key Can Open A Large Door: The Rojava Revolution” in Strangers in a Tangled Wilderness, Marzo 2015, Combustion Books. Traduzione di Eugenia)

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Riporto il testo integrale del discorso – nella traduzione di Anna Bissanti che ho ricevuto via mail senza, purtroppo, citazione della fonte – tenuto da François Hollande al Parlamento riunito a Versailles il 17 novembre 2015. Ciò che stupisce, e preoccupa, è l’uso ripetuto della parola “guerra”. In questo caso, almeno, si è utilizzato il termine corretto, senza ricorrere a insulsi giri di parole.

Molti siti web riportano questo discorso, ma questa versione mi sembra la più precisa e chiara. Su tutti i quotidiani online ci sono articoli di commento e cronaca che, da diversi punti di vista, ne analizzano i contenuti.

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Alessandro Barile e Samir Hassan, Il Manifesto, 30 maggio 2015

Una florida pubblicazione di diari, ricordi, biografie e romanzi sull’esperienza partigiana, Mentre la storiografia continua a riproporre chiavi di lettura consolidate su una vicenda spartiacque nella storia repubblicana. Un percorso di lettura

Immagine tratta dal volume “Questa è guerra” (Marsilio editore)

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L’arma più potente nelle mani degli oppressori è la mente degli oppressi.

Steven Biko (1946-1977)

Citando questa frase di Steven Biko, Cecilia Strada commenta la rabbia di chi, italiano che non arriva alla fine del mese, se la prende con i migranti, quasi fossero questi la causa della povertà e del disagio che si vive nel nostro paese.

Se fossimo più attenti all’insegnamento della storia, invece, riusciremmo a capire di essere di fronte, per l’ennesima volta, a un’applicazione del principio degli antichi romani, “divide et impera” e reagiremmo di conseguenza. Siamo in presenza di una vera e propria guerra fra poveri, dove da una parte si fronteggia l’esercito di africani e mediorientali, in fuga da fame, epidemie, carestie, guerre civili, dall’altra quello dei  nostri disoccupati, precari, esodati, lavoratori poveri, ecc. Ma attenzione, le guerre, anche quando hanno un vincitore, hanno conseguenze terribili sulla povera gente di entrambe le parti in lotta. Ce lo ricorda la celeberrima poesia di Bertolt Brecht che riporto sotto.

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Se metti su una bilancia da una parte i vantaggi e dall’altra gli svantaggi, ti accorgi che una pace iniqua è molto meglio di una guerra equa.

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