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Posts Tagged ‘Hillary Clinton’

Nafeez Ahmed, Oneuro, 28 novembre 2015

«Sosteniamo gli sforzi della Turchia nel difendere la propria sicurezza nazionale e combattere il terrorismo. La Francia e la Turchia sono dalla stessa parte nell’ambito della coalizione internazionale contro il gruppo terroristico ISIS». Dichiarazione del ministro degli Esteri francese, luglio 2015.

Come l’11 settembre 2001, anche il massacro del 13 novembre 2015 verrà ricordato come un momento di svolta nella storia mondiale.

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Come ci ricorda Lucia Annunziata nel suo blog sull’Huffington Post, la decisione di Parigi di chiudere le frontiere è una “fragile confessione di impotenza”. Aggiungerei anche patetica e inutile.

Siamo di fronte all’ennesimo tentativo di nascondere lo sporco sotto il tappeto, perché gli attentati di Parigi (anzi, le azioni di guerra di Parigi) sono il frutto di azioni che sono state compiute nel recente passato in maniera fortemente irresponsabile, perché non si è voluto tenere conto delle possibili conseguenze. Quando ci si arroga il diritto di bombardare interi paesi si deve mettere in conto che, prima o poi, si scatenerà una reazione. E non sempre (quasi mai) questa reazione sarà gradita.

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Filippo Ghira, Il ribelle, 14 ottobre 2015

In conseguenza dell’accordo di libero scambio del Pacifico (Tpp), firmato la scorsa settimana dai dodici ministri del Commercio dei Paesi interessati, dopo dieci anni di discussioni, è stato compiuto un ulteriore passo vero il libero mercato mondiale. Al Tpp dovrebbe seguire infatti in tempi brevi l’analogo accordo (Ttip) per l’area dell’Atlantico, attualmente in trattativa tra Nord America ed Unione europea.

Grazie all’accordo America-Asia le merci e i capitali potranno circolare liberamente senza dover essere soggette a dazi e regolamenti vari che verranno semplicemente cancellati. Alla entrata in vigore del Tpp manca soltanto la ratifica dei rispettivi governi e Parlamenti ma, nonostante i molti mugugni che si sono levati, sia per le sue implicazioni sia per la segretezza che ha caratterizzato le trattative e l’incontro decisivo ad Atlanta, non sembrano esistere ostacoli tali da impedirne un voto favorevole. Ad Obama peraltro il Senato aveva concesso i pieni poteri per agire come meglio avesse creduto.

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Vincenzo Comito, sbilanciamoci.info, 13 ottobre 2015

Il TPP è più un affare di geopolitica che di commercio. L’obiettivo principale per gli Stati Uniti e il Giappone è di superare in dinamismo la Cina e di creare una zona economica che bilanci la forza economica di quest’ultimo paese nella regione. Inoltre, e parallelamente, quello di scrivere le regole dell’economia del XXI secolo

L’ipotesi del cosiddetto accordo di libero scambio dell’area Pacifico (Trans-Pacific Partnership, TPP), che è stata approvata di recente ad Atlanta dai governi di dodici paesi americani ed asiatici, presenta delle prospettive incerte. Non si sa se i parlamenti nazionali approveranno l’accordo, si ignora se esso contribuirà in qualche modo allo sviluppo dei paesi firmatari, mentre si discute, infine, se esso riuscirà a frenare in qualche modo lo sviluppo economico cinese e la crescita della sua influenza politica, tentativo di freno che appare lo scopo principale dell’attivismo statunitense.I contenuti dell’accordo non sono ancora noti con precisione; si conoscono peraltro i suoi contorni di massima e possiamo dunque ricordarli brevemente, seguendo in particolare, ma non solo, le tracce di un articolo del New York Times (Granville, 2015).

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Jeremy Corbyn

L’elezione di Jeremy Corbyn a leader del Partito laburista britannico rappresenta incontestabilmente una svolta notevole. Infatti, oltre a essere un deputato storico e un attivista contro la guerra, Corbyn è, dichiaratamente, un uomo di sinistra, che si rifà al marxismo ed è, fra i leader laburisti della storia, almeno recente, quello più antisistema.

Vincendo con quasi il 60  per cento dei voti, Corbyn ha ottenuto una vittoria schiacciante, superando per proporzioni quella ottenuta da Tony Blair nel 1994. Ma soprattutto rappresenta il definitivo accantonamento della politica della “Terza Via” di Blair (il “New Labour”), come dimostra il risultato ottenuto da Liz Kendall (4,5%), battuta anche da Andy Burnham e Yvette Cooper (rispettivamente 19 e 17 per cento).

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