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Posts Tagged ‘Israele’

Nafeez Ahmed, Oneuro, 28 novembre 2015

«Sosteniamo gli sforzi della Turchia nel difendere la propria sicurezza nazionale e combattere il terrorismo. La Francia e la Turchia sono dalla stessa parte nell’ambito della coalizione internazionale contro il gruppo terroristico ISIS». Dichiarazione del ministro degli Esteri francese, luglio 2015.

Come l’11 settembre 2001, anche il massacro del 13 novembre 2015 verrà ricordato come un momento di svolta nella storia mondiale.

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Benjamin Netanyahu

Che la storia non sia scienza esatta è risaputo. E che, purtroppo, possa essere riscritta a proprio uso e consumo è cosa altrettanto nota. Ma le dichiarazioni di Benjamin Netanyahu sono al di fuori di ogni logica, seppur aberrante.

I fatti. Al Congresso sionista mondiale, il premier israeliano ha dichiarato che Adolf Hitler non aveva alcuna intenzione di sterminare gli ebrei, ma avrebbe solo voluto espellerli dalla Germania e dai territori controllati dai nazisti. A questo punto, entrò in scena il perfido mufti di Gerusalemme, Haj Amin al-Husseini, che nel corso di un incontro a Berlino nel 1941 avrebbe detto al leader nazista: “Se tu li espelli, verranno tutti qui (in Palestina)”. Allora – sempre secondo Netanyahu – Hitler gli avrebbe chiesto: “Cosa dovrei fare di loro?”. E la risposta sarebbe stata: “Bruciali”.

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Mahmoud Darwish

La vicenda umana di Mahmoud Darwish è simile a quella di molti altri scrittori, poeti e intellettuali originari di paesi in guerra. All’attività letteraria o artistica in generale si unisce, infatti, quella di militante politico e sociale, spesso causa di carcerazione ed emigrazione.

Darwish, palestinese e considerato uno dei principali autori del mondo arabo contemporaneo, ha raccontato l’orrore della guerra, l’oppressione del suo popolo e l’esilio. Il suo villaggio natale, al-Birwa, dove nacque il 13 marzo 1941, venne distrutto dalle truppe israeliane durante la Nakba del 1948 e oggi non esiste più. Per scappare alle persecuzioni sioniste scappò insieme alla famiglia in Libano e successivamente – non potendone fare a meno – rientrò nella sua patria, nel frattempo divenuta territorio dello Stato d’Israele, da clandestino. Proprio questa condizione di “ospite illegale”, di “alieno” nel suo stesso paese diverrà uno dei temi principali della sua produzione letteraria.

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Giovanna Branca, Il Manifesto, 4 marzo 2015

Mor Loushy

«Censored voices» di Mor Loushy raccoglie le testimonianze di soldati della Guerra dei sei giorni. Storie ben diverse da quelle raccontate dal governo israeliano

Nella nar­ra­tiva uffi­ciale, il 1967 è l’anno in cui Israele ha cele­brato la sua più grande vit­to­ria: con la guerra dei 6 giorni non ha solo respinto le truppe di Siria, Gior­da­nia ed Egitto inten­zio­nate ad anni­chi­lire la gio­vane nazione, ma ha tri­pli­cato le pro­prie dimen­sioni, annet­tendo anche la città vec­chia di Geru­sa­lemme; secondo molti, libe­ran­dola. Ma «chi ha libe­rato cosa? Io credo nella gente, non nei posti». A dire que­ste parole è lo scrit­tore Amos Oz, e non nella sua veste di noto espo­nente della sini­stra israe­liana, ma come sol­dato appena tor­nato dalla guerra dei 6 giorni. E con­ti­nua infatti così: «mi sen­tivo come uno stra­niero in terra stra­niera, per que­sto l’espressione ter­ri­tori libe­rati mi terrorizza».

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Moni Ovadia

Se non si stesse parlando di una vicenda tragica – quella del popolo palestinese – ci sarebbe da ridere. La nostra Camera dei Deputati, composta come è noto di nominati per mezzo di una legge incostituzionale, è riuscita nell’impossibile: votare, nel giro di pochissimo tempo, due mozioni sostanzialmente contraddittorie. Complimenti!

Sulla vicenda Giusy Baioni (Nuova Atlantide) ha intervistato Moni Ovadia il 27 febbraio 2015.

Vediamo cosa dice.

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Per giustificarsi, il terrorismo di Stato produce terroristi: semina odio e raccoglie alibi. Tutto sta ad indicare che questa carneficina a Gaza, che secondo i suoi autori vuole eliminare i terroristi, riuscirà a moltiplicarli.

Dal 1948, i palestinesi vivono condannati ad una umiliazione perpetua. Non possono nemmeno respirare senza permesso. Hanno perso la loro patria, le loro terre, la loro acqua, la loro libertà il loro tutto. Non hanno nemmeno il diritto di eleggere i loro governanti. Quando votano chi non devono votare vengono puniti.

Gaza sta subendo una punizione. Da quando Hamas ha vinto in modo regolare le elezioni del 2006, è diventata una trappola senza uscita. Qualcosa di simile era successo anche nel 1932, quando il Partito Comunista trionfò nelle elezioni de El Salvador. Zuppi di sangue i salvadoregni dovettero espiare la loro cattiva condotta e da allora hanno dovuto vivere sottomessi alle dittature militari. La democrazia è un lusso che non tutti meritano.

Sono figli dell’impotenza i razzi rudimentali che i militanti di Hamas, assediati a Gaza, lanciano con scarsa precisione sulle terre che un tempo erano dei palestinesi e che l’occupazione israeliana ha usurpato. E la disperazione, al limite della follia suicida, è la madre delle bravate che negano il diritto all’esistenza d’Israele. Urla senza alcuna efficacia. Mentre la efficacissima guerra di sterminio sta negando, da anni, il diritto all’esistenza della Palestina. Ormai rimane poco della Palestina. Giorno dopo giorno, Israele la sta cancellando dalle mappe. I coloni invadono, e dietro di loro i soldati ne modificano i confini. I proiettili consacrano l’espropriazione alla legittima difesa. Non esiste guerra aggressiva che non dichiari di essere una guerra difensiva. Hitler invase la Polonia per evitare che la Polonia invadesse la Germania. Bush ha invaso l’Irak per evitare che l’Irak invadesse il mondo. In ciascuna delle sue guerre difensive, Israele si è mangiato un pezzo della Palestina e i banchetti vanno avanti. Questo divorare è giustificato dai titoli di proprietà che la Bibbia ha ceduto, per i duemila anni di persecuzione che il popolo giudaico ha subito, e per il panico che i palestinesi creano all’assedio.

Israele è il paese che non ha mai rispettato le raccomandazioni, né le risoluzioni delle Nazioni Unite, che non ha mai raccolto le sentenze dei tribunali internazionali, che si prende gioco delle leggi internazionali, è l’unico paese che ha legalizzato la tortura dei prigionieri. Chi gli ha regalato il diritto di negare il diritto? Da dove viene l’impunità con cui Israele sta eseguendo la mattanza a Gaza? Il governo spagnolo non avrebbe potuto bombardare impunemente il Paese Basco per eliminare l’ETA. Il governo britannico non avrebbe potuto distruggere l’Irlanda per liquidare l’IRA. Per caso la tragedia dell’Olocausto implica una polizza di eterna impunità? O questa luce verde proviene dalla potenza capetto che ha in Israele il più incondizionato dei suoi vassalli? L’esercito israeliano, il più moderno e sofisticato al mondo, sa chi ammazza. Non uccide per errore. Uccide per orrore. Le vittime civili si chiamano danni collaterali, secondo il dizionario di altre guerre imperiali. A Gaza, su 10 danni collaterali, 3 sono bambini. E sono migliaia i mutilati, vittime della tecnologia dello sventramento umano che l’industria militare sta provando con successo in questa operazione di pulizia etnica. E come sempre, è sempre la stessa storia: a Gaza, cento a uno. A fronte di cento palestinesi morti, un israeliano. Persone pericolose, avverte l’altro bombardamento, a cura dei grandi media di manipolazione, che ci invitano a credere che una vita israeliana vale cento vite palestinesi. Questi stessi media ci invitano a credere che sono umanitarie le duecento testate atomiche d’Israele e che una potenza nucleare chiamata Iran è stata quella che ha raso al suolo Hiroshima e Nagasaki.

La cosiddetta Comunità Internazionale esiste?

Oltre ad essere un club di commercianti, banchieri e guerrieri, cos’altro è? Cos’altro è oltre a un nome artistico che gli USA usano per le loro performance teatrali?

Di fronte alla tragedia di Gaza, l’ipocrisia mondiale ancora una volta si fa notare. Come sempre l’indifferenza, i discorsi di circostanza, le vuote dichiarazioni, le declamazioni altisonanti, le posizioni ambigue, rendono tributo alla sacra impunità.

Della tragedia di Gaza, i paesi arabi se ne lavano le mani. Come sempre. E come sempre, i paesi europei se le sfregano le mani.

La vecchia Europa, così piena di bellezza e perversità, sparge qualche lacrima mentre segretamente celebra questa tiro maestro. Perché la caccia agli ebrei è sempre stata un’abitudine europea, ma da più di mezzo secolo, questo debito storico lo si sta facendo pagare ai palestinesi, anch’essi semiti, che mai sono stati né lo sono, antisemiti. Stanno pagando con il sangue contante e sonante un conto non loro.

Eduardo Galleano

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