Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Italia’

Chiara Cruciati, Il Manifesto, 11 maggio 2015

Human Rights Watch pubblica il video delle violenze turche sui rifugiati: ad aprile almeno 5 morti. Altre 48 ore di tregua ad Aleppo, mentre Usa e Russia annunciano un nuovo tavolo internazionale per il 17 maggio.

Faisal chiede aiuto per girare il corpo martoriato dai pestaggi di un rifugiato senza vita: «Questa persona è morta mentre attraversava il confine verso la Turchia. Sai com’è morta? Non per una pallottola, ma per le botte». Lui, siriano, si trova da mesi al confine per aiutare chi scappa dalla guerra. Il video pubblicato lunedì da Human Rights Watch è terrificante: si vedono le guardie di frontiera turche picchiare siriani in fuga, si vedono cadaveri, si sentono le voci di chi è sopravvissuto e ora racconta gli abusi subiti prima per strada e poi nelle caserme.

(altro…)

Read Full Post »

Marco Bascetta, Il Manifesto, 19 gennaio 2016

L’indipendentismo ha assunto i tratti dell’autodeterminazione dei popoli o, all’opposto, quelli xenofobi e populisti. Ma viene altresì declinato, nella prospettiva dell’autogoverno delle risorse, come mezzo per rilanciare il welfare state e per definire in senso democratico i rapporti tra stati a livello europeo

Nel più prossimo futuro dell’Unione europea, la questione delle autonomie, o delle indipendenze, sembra destinata a occupare una posizione centrale e decisamente complicata. Nel senso che non riguarderà più solamente il rapporto tra le regioni che rivendicano l’autonomia e lo stato nazionale da cui aspirano a separarsi, ma porrà problemi politici di carattere generale tali da investire l’assetto stesso dell’Unione. La quale, nei suoi trattati e nelle sue politiche, ha completamente eluso la questione, adottando implicitamente quella posizione che nel diritto internazionale è raccomandata come principio di «non ingerenza». Insomma, soprattutto dopo l’esito delle elezioni catalane e spagnole, le indipendenze non potranno più restare affare esclusivo dei catalani, dei baschi, degli scozzesi o dei corsi, ma lo diventano di tutti gli europei e dell’idea di democrazia che vorranno affermare.

(altro…)

Read Full Post »

Khalid Chaouki, Huffington Post, 5 gennaio 2016

Dopo il filo spinato di Orban, la gendarmerie a Ventimiglia, i controlli rafforzati lungo il confine austriaco, arriva il blocco della libera circolazione lungo il Ponte di Oresund. Otto chilometri di strada sospesa tra Copenhagen e Malmoe, una delle città più multietniche della Svezia. Un ponte simbolo di unione tra Paesi fratelli, Danimarca e Svezia, che hanno deciso di sfidare la separazione dettata dal mar Baltico grazie ad un ingente finanziamento europeo pari a 4 miliardi di euro.

(altro…)

Read Full Post »

Monica Frassoni, sbilanciamoci.info, 22 dicembre 2015

Gli impegni presi dall’Unione europea a Parigi e in particolare la spinta verso l’obiettivo degli 1,5° richiedono un cambio di rotta rispetto al modestissimo accordo sul Pacchetto Energia 2030 che prevede obiettivi insufficienti

In quest’anno cosi denso di avvenimenti tragici, a un mese esatto dal sanguinoso attentato di Parigi, la conclusione positiva della COP21 rappresenta una vera boccata d’aria, un momento di sollievo, magari illusorio, magari più desiderato che reale, che ci fa credere che è ancora possibile lavorare come comunità globale, al di là di qualsiasi differenza culturale. Questo si poteva leggere nei volti dei delegati, durante il lungo applauso che ha seguito l’approvazione dell’accordo, segnalata dal martelletto verde di Fabius. Questo c’era nelle dichiarazioni positive praticamente unanimi di ambientalisti, rappresentanti dei verdi e attivisti, che nel corso degli ultimi cinque anni hanno lavorato senza sosta per evitare il fiasco, globale pure quello, di Copenaghen e che, al di là dei gravi limiti e delle numerose incognite del testo, hanno deciso di puntare tutto sui suoi importanti aspetti positivi, per ricominciare la battaglia da subito, forti di una nuova consapevolezza pubblica e di molti nuovi alleati.

(altro…)

Read Full Post »

Alessandro Dal Lago, Il Manifesto, 16 dicembre 2015

L’idea di un’Europa solidale con i deboli, accogliente e aperta agli stranieri è naufragata giorno dopo giorno, negli ultimi anni, tra eruzioni di sciovinismo nazionale e locale, negazione dei diritti umani e ottusità burocratica comunitaria. Oggi, la Commissione europea dà un altro colpo di piccone all’ideologia europeistica, già abbondantemente compromessa, rivelandosi apertamente per quello che è, ovvero un’istituzione, non eletta da nessuno, ma delegata dagli stati al controllo economico interno ed esterno.

(altro…)

Read Full Post »

Tommaso Di Francesco, Il Manifesto, 13 dicembre 2015

Intervista ad Angelo Del Boca, storico del colonialismo ed esperto del paese

Abbiamo rivolto alcune domande sulla fase attuale della crisi libica ad Angelo Del Boca, storico del colonialismo italiano e esperto di Libia.

Mentre si apre oggi a Roma la conferenza internazionale sulla Libia e mentre l’inviato di Ban Ki-moon Martin Kobler annuncia che i due parlamenti rivali di Tripoli e Tobruk, hanno raggiunto un accordo per un governo unitario che il 16 dicembre sarà sottoscritto in Marocco.

(altro…)

Read Full Post »

Nafeez Ahmed, Oneuro, 28 novembre 2015

«Sosteniamo gli sforzi della Turchia nel difendere la propria sicurezza nazionale e combattere il terrorismo. La Francia e la Turchia sono dalla stessa parte nell’ambito della coalizione internazionale contro il gruppo terroristico ISIS». Dichiarazione del ministro degli Esteri francese, luglio 2015.

Come l’11 settembre 2001, anche il massacro del 13 novembre 2015 verrà ricordato come un momento di svolta nella storia mondiale.

(altro…)

Read Full Post »

Alessandro Dal Lago, Il Manifesto, 13 novembre 2015

Al vertice di La Valletta tra i leader europei e africani ha vinto il cinismo globale. Noi vi diamo un miliardo e ottocento milioni di euro e voi ci tenete i migranti lontani dalle coste e dai confini della Ue. Non bastano, hanno rilanciato subito i leader africani, i quali si divideranno però la mancia, anche se nessuno sa di preciso come e quando. Qualche tempo fa, Angela Merkel, che pure aveva suscitato grande scalpore e simpatia dichiarando di aprire le porte della Germania ai profughi siriani, aveva fatto una proposta simile al governo turco, il quale ha risposto più o meno picche. Qual è il senso di questo mercanteggiamento sulla pelle di centinaia di migliaia di esseri umani?

(altro…)

Read Full Post »

Come è drammaticamente noto, in Italia si parla pochissimo del Ttip, l’accordo di libero scambio fra Stati Uniti e Unione Europea che, nel chiuso delle segrete stanze, alcuni burocrati stanno discutendo. I documenti vengono tenuti segreti, ma anche così è stupefacente il silenzio dei principali organi di informazione (con alcune eccezioni come Il ManifestoIl Fatto Quotidiano che saltuariamente ne parlano o l’invereconda pubblicità trasmessa a ore notturne sui canali RAI).

Gli Stati membri dell’Unione Europea non sono entrati nel processo negoziale e ora vengono coinvolti soltanto per la ratifica, anche se alcune fonti dicono che, fra i negoziatori, vi fossero incaricati dei governi di tutti i paesi membri e che l’Italia avesse una rappresentanza paritetica a quella degli altri grandi paesi del continente. In ogni caso, le procedure adottate sono scarsamente trasparenti ed è lecito essere seriamente preoccupati in merito al contenuto dei diversi protocolli che si vogliono ratificare.

(altro…)

Read Full Post »

Pierluigi Ciocca, Il Manifesto, 28 ottobre 2015

I problemi economici del nostro paese sono antichi e strutturali. Aggravati da un ciclo europeo segnato dalla politica tedesca avallata dalla Bce. Produttività, occupazione, investimenti, competitività: tutta l’attività economica nell’ultimo decennio è precipitata in un abisso. Purtroppo, le scelte del governo Renzi non invertono la rotta ma anzi seguono le stesse ricette di Monti e Letta

L’economia ita­liana pati­sce da diversi lustri due mali con­giunti: domanda glo­bale ane­mica, stallo della produttività.

(altro…)

Read Full Post »

Leonardo Paggi, Il Manifesto, 23 ottobre 2015

L’eredità del teorico e dirigente politico comunista in un recente convegno. Populismo, crisi della democrazia, la comunicazione su Facebook. I temi dell’incontro. La polemica sull’uso di Gramsci a sostegno della necessaria disciplina imposta dai mercati alla politica

È un luogo comune sot­to­li­neare con stu­pore il con­tra­sto tra la caduta degli inte­ressi per l’opera di Anto­nio Gram­sci in Italia (anche se fa ecce­zione un vero boom di pub­bli­ca­zioni sulle vicende car­ce­ra­rie) e il fio­rire degli studi nel mondo. Si finge così di dimen­ti­care, con un po’ di fili­stei­smo, che c’è di mezzo la scon­fitta subita dallo schie­ra­mento poli­tico che nella sua opera si era rico­no­sciuto. Gram­sci potrà tor­nare ad essere parte della cul­tura ita­liana solo se riu­scirà ad essere nuo­va­mente intrec­ciato con una let­tura del presente.

Gramsci astratto

(altro…)

Read Full Post »

Pietro Reichlin, eutopiamagazine.eu, 21 settembre 2015

La crisi greca ha prodotto una notevole divaricazione d’idee tra esperti e commentatori. Una scuola di pensiero influente esprime un punto di vista molto critico nei confronti della Germania, delle istituzioni europee e, qualche volta, della stessa idea di unione monetaria.

La gestione della politica monetaria e fiscale a livello europeo sarebbe troppo concentrata sull’obiettivo di ridurre i disavanzi di bilancio, e dominata da scelte tecniche invece che politiche.

In concreto, occorreva dare alla Grecia maggiore spazio fiscale (un piano di rientro dai disavanzi più lento) e concedere un ulteriore taglio del debito. Queste concessioni avrebbero comportato un costo irrilevante per l’Eurozona e consentito alla Grecia di uscire dalla crisi.

Autorevoli economisti (tra cui Eichengreen, Stiglitz e Krugman) hanno apertamente criticato l’ultimo accordo perché esso non contiene misure di stimolo fiscale ed è troppo oneroso per il paese.

(altro…)

Read Full Post »

Giorgio Lunghini, Il Manifesto, 17 ottobre 2015

Un investimento è davvero tale se aumenta lo stock di capitale di un paese, per esempio se si costruisce una nuova fabbrica, si impiegano nuove macchine e si assumono nuovi lavoratori

In molti paesi civili, di là e di qua dall’Atlantico, dagli stessi Stati uniti alla Ger­ma­nia, il Ttip è oggetto di cri­ti­che severe e ben fondate.

(altro…)

Read Full Post »

La tessera Antonio Gramsci per accedere al Cremlino

Alberto Scanzi, Il Manifesto, 12 settembre 2015

Gram­sci, come risorsa per la defi­ni­zione di un nuovo sog­getto poli­tico di sini­stra. Sem­bra che si sia final­mente giunti alla deci­sione di costi­tuire in Ita­lia un nuovo sog­getto poli­tico di Sini­stra. Provo allora ad elen­care qual­che snodo deci­sivo come con­tri­buto alla discus­sione. È impor­tante par­tire con idee chiare, supe­rando ogni sorta di per­ples­sità e atten­di­smo. In que­sto con­te­sto ci può aiu­tare la ric­chezza dell’attività gior­na­li­stica e poli­tica di Gram­sci degli anni tori­nesi. Le que­stioni affron­tate, poi, da Gram­sci nei Qua­derni, sono tante e com­plesse che riman­dano ai temi di stretta attua­lità dei giorni nostri, là dove Gram­sci descrive una classe bor­ghese che diventa casta, e per man­te­nersi tale, non esclude l’opzione della guerra. Né vanno sot­to­va­lu­tati i temi sto­rici della «teo­ria della prassi» e i nodi con­cet­tuali di «società civile», «ege­mo­nia», «rivo­lu­zione passiva».

(altro…)

Read Full Post »

La vettura di Mussolini. La freccia indica il punto dell’impatto della bomba scagliata da Lucetti

Molto poco sarebbe bastato per cambiare, forse, il corso della storia. L’11 settembre del 1926, infatti, Mussolini stava compiendo, a bordo di una Lancia Lambda coupé de ville, il consueto tragitto che lo portava da casa a Palazzo Chigi. Un anarchico carrarese, tale Gino Lucetti, che si era appostato nel piazzale di Porta Pia, lanciò contro l’auto del dittatore una bomba artigianale. La bomba, anziché centrare il finestrino, sfondandolo, andò a rimbalzare contro il bordo superiore metallico e rimbalzò in strada. Qualche secondo dopo esplose ferendo otto passanti. Mussolini rimase illeso.

(altro…)

Read Full Post »

Roberto Ceccarelli, Il Manifesto, 6 settembre 2015

Show su Jobs Act, Imu, Pil, occupazione e minoranza Pd. Il think-tank prodiano Nomisma: “Lo sgravio dell’Imu sarà di 17 euro e premieràle famiglie abbienti”

Al work­shop Ambro­setti di Cer­nob­bio ieri Renzi è arri­vato in eli­cot­tero con lo scalpo dell’articolo 18 e ha riscosso il plauso di Gian Maria Gros Pie­tro (Intesa San Paolo) e Fede­rico Ghiz­zoni (Uni­cre­dit) per l’«intervento ener­gico» «che ha «con­qui­stato la pla­tea». Dopo una gran­di­nata durata mezz’ora, la ren­trée set­tem­brina è girata al bello. Davanti ad una pla­tea con­ge­niale alla sua epica cicli­stica («l’Italia è come il cicli­sta caduto, rien­trato nel gruppo di testa, alla ricerca della maglia rosa»), Renzi ha fatto l’occhiolino alla classe che ha sot­to­scritto il 22 ago­sto una pub­bli­cità a paga­mento sul Cor­riere della Sera. Leg­gerlo oggi, con­fron­tan­dolo con il rosa­rio di cose fatte e riven­di­ca­zioni snoc­cio­lato ieri a Cer­nob­bio con­ferma la coe­renza dello «story-telling» di Palazzo Chigi. Le veline sono le stesse.

(altro…)

Read Full Post »

Claudio Vercelli, Il Manifesto, 2 settembre 2015

L’importante volume di Philip Cooke L’eredità della Resistenza passa criticamente in rassegna le prospettive interpretative su un fenomeno che ha visto manifestarsi una molteplicità di intenzioni, culture politiche e soggetti sociali

Per cele­brare la sua «resi­stenza» per­so­nale con­tro l’allora «editto bul­garo» – cor­reva l’anno 2002 e Sil­vio Ber­lu­sconi da Sofia aveva appena messo all’indice tre note firme della Rai – un gigio­ne­sco ed ego­cen­trico Michele San­toro cantò, in esor­dio della sua tra­smis­sione, alcune strofe di «Bella ciao». Fu uno stra­zio di note, di tona­lità e di ragioni ma l’escamotage dell’identificarsi con i motivi, non solo canori, della lotta di Libe­ra­zione parve fun­zio­nare. L’autobeatificazione, infatti, pagò. Ber­lu­sconi oggi sta die­tro le quinte della poli­tica, pur con­ti­nuando a mano­vrarne alcuni set­tori, men­tre San­toro con­ti­nua a reci­tare sul pal­co­sce­nico media­tico la sua par­ti­tura. Pari e patta. Quasi due facce della mede­sima meda­glia, ancor­ché di conio dif­fe­rente. Detto que­sto, qual è il vero nesso tra le abili com­par­sate pub­bli­che di un popu­li­sta tele­vi­sivo e una tra­iet­to­ria, quella com­piuta dalla memo­ria col­let­tiva della Resi­stenza, nelle sue mol­te­plici decli­na­zioni? Più pro­pria­mente, insieme ad un’identità esi­ste anche un’eredità della Resistenza?

(altro…)

Read Full Post »

Gabriele Pastrello, Il Manifesto, 1 settembre 2015

Fefs e Mef, meccanismo infernale. I mercati mettono i soldi, i Paesi solo la faccia. E i fondi salvastati fanno da agenti di riscossione

Siamo stati som­mersi, nei mesi pas­sati, dalla reto­rica dei media: trat­ta­tiva tra paesi cre­di­tori e la Gre­cia; i paesi cre­di­tori di qua, i paesi cre­di­tori di là… E i debiti si pagano…ecc. ecc.. E con­teggi di qua, e con­teggi di là…40 miliardi ver­sati dalla Stato ita­liano che non torneranno…ecc., ecc…

(altro…)

Read Full Post »

Enzo Pennetta, Critica scientifica, 6 agosto 2015

Generale di Corpo d’Armata, capo di Stato MAggiore della NATO, capo del Comando Interforze delle Operazioni nei Balcani e comandante della missione in Kosovo. Fabio Mini è uno dei più grandi conoscitori delle questioni geopolitiche e militari, su CS parla delle crisi attuali ma non solo. E dice cose molto importanti

Gen. Mini, nel  suo libro “La guerra spiegata a…” afferma che non esistono guerre limitate,  o meglio  che una potenza che si impegna in una guerra limitata ne prepara in realtà una totale. Nell’attuale situazione di conflittualità diffusa, che sembra seguire una specie di linea di faglia che va dall’Ucraina allo Yemen passando per  Siria e Irak, dobbiamo quindi aspettarci lo scoppio di un conflitto totale?
La categoria delle guerre limitate, trattata  dallo stesso Clausewitz, intendeva comprendere i conflitti dagli scopi limitati e quindi dalla limitazione degli strumenti e delle risorse da impiegare. Doveva essere il minimo per conseguire con la guerra degli scopi politici. E la guerra era una prosecuzione della politica. Erano comunque evidenti i rischi che il conflitto potesse degenerare ed ampliarsi sia in relazione alle reazioni dell’avversario sia in relazione agli appetiti bellici, che vengono sempre mangiando. Con un’accorta gestione delle alleanze e delle neutralità, un conflitto poteva essere limitato nella parte operativa e comunque avere un significato politico più ampio. Oggi la guerra limitata non è più possibile neppure in linea teorica: gli interessi politici ed economici di ogni conflitto, anche il più remoto e insignificante, coinvolgono sia tutte le maggiori potenze sia le tasche e le coscienze di tutti.
La guerra è diventata un illecito del diritto internazionale e non è più la prosecuzione della politica, ma la sua negazione, il suo fallimento. Nonostante questo (o forse proprio per questo) lo scopo di una guerra non basta più a giustificarla e chi l’inizia, oltre a dimostrare insipienza politica, si assume la responsabilità di un conflitto del quale non conosce i fini e la fine. Con l’introduzione del controllo globale dei conflitti e della gestione della sicurezza (anche tramite le Nazioni Unite), tutti gli Stati e tutti i governanti sono responsabili dei conflitti. E tutti i conflitti sono globali se non proprio nell’intervento militare, comunque nelle conseguenze economiche, sociali e morali. Quindi, a cominciare dalla guerra fredda che i paesi baltici hanno iniziato contro la Russia, dalla guerra “coperta” degli americani contro la stessa Russia, dai pretesti russi contro l’Ucraina, alla Siria, allo Yemen e agli altri conflitti cosiddetti minori o “a bassa intensità” tutto indica che non dobbiamo aspettare un altro conflitto totale: ci siamo già dentro fino al collo. Quello che succede in Asia con il Pivot strategico sul Pacifico è forse il segno più evidente che la prospettiva di una esplosione simile alla seconda guerra mondiale è più probabile in quel teatro. Non tanto perché si stiano spostando portaerei e missili (cosa che avviene), ma perché la preparazione di una guerra mondiale di quel tipo, anche con l’inevitabile scontro nucleare, è ciò che si sta preparando. Non è detto che avvenga in un tempo immediato, ma più la preparazione sarà lunga più le risorse andranno alle armi e più le menti asiatiche e occidentali si orienteranno in quel senso. E’ una tragedia annunciata, ma, del resto, abbiamo chiamato tale guerra condotta per oltre cinquant’anni “guerra fredda” o “il periodo di pace più lungo della storia moderna”. Dobbiamo quindi essere felici di questa “pace annunciata”. O no?
(altro…)

Read Full Post »

Viviamo in un’epoca di dualismi economici, di profonde divisioni fra Nord e Sud su più livelli, Europa-Nord/Africa-Sud, Nord Europa/Sud Europa, Nord Italia/Sud Italia. E potremmo andare avanti così fino a estendere il ragionamento al rapporto fra i centri cittadini e le periferie. In altra epoca e con altra terminologia si sarebbe parlato di sfruttamento: delle risorse naturali, della forza lavoro, ecc.

Per Krugman si tratta di un tema ricorrente. Ricordo infatti un bell’articolo, tradotto in italiano sul sito della voce.info, intitolato La disuguaglianza che arriva dal commercio. Il tema della disuguaglianza e della distribuzione del reddito è già al centro del dibattito accademico, rilanciato in maniera clamorosa dal successo del libro di Thomas Piketty, Il Capitale nel XXI secolo. Si tratta ora di portarlo con forza al centro del dibattito politico.

Paul Krugman, premio Nobel per l’economia 2008

(altro…)

Read Full Post »

Older Posts »