Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Italicum’

Andrea Fabozzi, Il Manifesto, 31 dicembre 2015

«Il premier Renzi governa come se ci fossero già l’Italicum e la nuova Costituzione. Il presidente Mattarella non distoglierà lo sguardo da questa situazione. Il bipolarismo crolla ma non c’entra il populismo. I partiti non sanno più leggere la società»

«Il populismo è una spiegazione troppo semplice. I partiti tradizionali non riescono più da tempo a leggere la società. Non è populismo, è crisi della rappresentanza». L’intervista con Stefano Rodotà comincia dal giudizio sui risultati elettorali in Francia e Spagna.

(altro…)

Read Full Post »

Michele Prospero, Il Manifesto, 5 novembre 2015

La stra­te­gia di medio periodo del par­tito della nazione, inteso come spon­ta­nea con­fluenza degli elet­tori di destra nelle acco­glienti sigle del Pd, viene pre­ci­sata negli edi­to­riali che Angelo Pane­bianco sta pub­bli­cando sul Cor­riere. Impe­gnan­dosi in una stre­nua difesa dell’Italicum, cele­brato come una garan­zia certa di gover­na­bi­lità, il poli­to­logo ha affer­mato che ogni ripen­sa­mento sulla via del tra­guardo delle grandi riforme è assurdo e che i peri­coli paven­tati da poli­tici esi­tanti sono sem­plici pro­dotti di fantasia.

(altro…)

Read Full Post »

Luciana Castellina, Il Manifesto, 1 luglio 2015

Nono­stante l’amichevole gesto con cui Mat­teo Renzi, rega­lan­do­gli una cra­vatta, accolse la prima volta il neo eletto primo mini­stro greco, è pro­prio lui che, arri­vati al dun­que, ha ora reso il peg­gior ser­vi­zio a Ale­xis Tsi­pras. Dicendo che il refe­ren­dum di Atene avrà per oggetto un pro­nun­cia­mento a favore dell’euro o della dracma. Pro­prio il con­tra­rio di quanto il governo greco si è sfor­zato di spie­gare. E cioè che non intende affatto optare per un ritorno alla moneta nazio­nale e uscire dall’eurozona, e invece aver più forza per imporre una discus­sione– che fino ad ora non c’è stata mai — su quale debba essere in mate­ria la poli­tica europea.

(altro…)

Read Full Post »

Marco Travaglio, Il Fatto Quotidiano, 1 maggio 2015

Siccome, come diceva Karl Marx, le tragedie della storia tendono a ripetersi, ma in forma di farsa, la miglior descrizione del miserando squagliarsi della cosiddetta “opposizione interna” al Pd è “La rivolta dei santi maledetti” di Curzio Malaparte sulla rotta di Caporetto:

“Fuggivano gli imboscati, i comandi, le clientele, fuggivano gli adoratori dell’eroismo altrui, i fabbricanti di belle parole, i decorati della zona temperata, i cantinieri, i giornalisti, fuggivano i napoleoni degli Stati Maggiori, gli organizzatori delle difese arretrate, i monopolizzatori dell’eroismo degli angoli morti e delle retrovie, decisi a tutto fuorché al sacrificio, fuggivano gli ammiratori del fante, i dispensatori di oleografie e di cartoline illustrate, gli snob della guerra, gli ‘imbottitori di crani’, gli avvocati e i letterati dei comandi, i preti del Quartier Generale e gli ufficiali d’ordinanza, fuggivano i ‘roditori’ della guerra, i fornitori di carne andata a male e di paglia putrefatta, i buoni borghesi quarantotteschi che non volevano dare asilo al fante perché portava in casa pidocchi e cenci da lavare e parlavano del Re come del ‘primo soldato d’Italia’, fuggivano tutti in una miserabile confusione, in un intrico di paura, di carri, di meschinerie, di fagotti, di egoismi, e di suppellettili, fuggivano tutti imprecando ai vigliacchi e ai traditori che non volevano più combattere farsi ammazzare per loro”.

(altro…)

Read Full Post »

Angela Mauro, Huffington Post, 12 marzo 2015

Tra Matteo Renzi e la minoranza Pd scoppia un altro incendio. Come se non bastassero le polemiche seguite all’approvazione della riforma costituzionale alla Camera, le minacce di scissione, gli annunci di votare no sull’Italicum qualora non venisse modificato.

Pier Luigi Bersani

(altro…)

Read Full Post »

Silvia Truzzi, Il Fatto Quotidiano, 10 marzo 2015

Stefano Rodotà

E dunque, nonostante i Nazareni tramontati e i mal di pancia dei dissidenti Pd, si va verso la riforma del Senato. “Questa riforma è un cambiamento radicale del sistema politico-istituzionale: cambia la forma di governo e viene toccata la forma di Stato”, spiega Stefano Rodotà, emerito di diritto civile alla Sapienza. “E dire che si sarebbe dovuto procedere con la massima cautela: questo Parlamento è politicamente delegittimato dalla sentenza della Consulta. Invece si è scelto di andare avanti imponendo un punto di vista non rivolto al Parlamento, ma a un patto privato, il Nazareno”.

Lei – come altri “professoroni” – è stato da subito molto critico.
La riforma è un’occasione perduta: la discussione che all’inizio era stata generata dalle proposte del governo, aveva determinato una serie di indicazioni che non erano tese all’immobilismo, ma partivano da due premesse . Il Titolo V è stato un disastro e il bicameralismo perfetto non può essere mantenuto: si poteva inventare – era possibile – una forma di organizzazione che concentrasse il voto di fiducia nella Camera superando il sistema attuale, creando nuovi equilibri e controlli e non scardinando la Repubblica parlamentare voluta dalla Costituzione. Ora si comincia ad avere la consapevolezza di ciò che sta accadendo: molti tra quelli che avevano detto “non esageriamo, non si dica svolta autoritaria ” stanno cambiando idea. Si parla di un’Italia a rischio “democratura”, di tendenze plebiscitarie, di deperimento del sistema dei controlli. Se ne sono accorti un po’ tardi.

(altro…)

Read Full Post »

Silvia Truzzi, Il Fatto Quotidiano, 14 febbraio 2015

Il professore emerito di Diritto costituzionale alla Sapienzia: “I grandi elettori del nuovo Senato saranno i consiglieri regionali: sono appena un migliaio. In Francia la platea è di 150mila persone

Alessandro Pace

Queste riforme s’hanno da fare. A tutti i costi, nonostante il Nazareno rotto. E se il premier ha tanta fretta di concludere, sul Corriere della Sera ci pensa il professor Cassese a rassicurare gli italiani: non ci sono tirannie all’orizzonte, la democrazia non corre pericoli. Molti costituzionalisti, da tempo, hanno espresso più di un dubbio sull’esito del combinato disposto tra Italicum e riforme costituzionali. Tra loro c’è Alessandro Pace, emerito di diritto costituzionale alla Sapienza. “Sono d’accordo con Sabino Cassese che la democrazia, per il momento, non corre pericoli e che non è in atto una svolta autoritaria. Questo però non significa che, a seguito del combinato disposto dell’Italicum e della riforma costituzionale non vengano pregiudicati quei principi supremi ai quali lo stesso Cassese si richiama”.

Allude al principio di rappresentanza?
Non solo, ma a questo riguardo non posso non ricordare che nella sentenza sul Porcellum la Corte costituzionale ha chiaramente sottolineato che le ragioni della governabilità non devono prevalere su quelle della rappresentatività. Ammesso pure che tale principio non sia violato dall’Italicum – il che è discutibile date le circoscrizioni troppo vaste, i capilista bloccati, le pluricandidature ecc. -, dovrebbe sollevare più di una preoccupazione il fatto che l’Italicum conceda il premio di maggioranza ad una sola lista e che la Camera dei deputati, con i suoi 630 deputati, possa senza soverchia difficoltà ricoprire tutte o quasi tutte le cariche istituzionali.

Qualche altra perplessità?
Ne avrei molte, mi limito a tre di cui le prime due nessuno parla. Primo: nel procedimento legislativo alla Camera dei deputati viene eliminato del tutto il passaggio nelle commissioni in sede referente, tranne alcune importanti materie previste nel primo comma dell’articolo 70. Eppure è a tutti noto che nel dibattito in commissione sta il cuore del processo legislativo. Secondo: il testo della Renzi-Boschi tace del tutto a proposito dei diritti delle minoranze parlamentari, la cui previsione viene invece demandata ai regolamenti delle Camere che vengono approvati a maggioranza… Ma ciò che mi sembra soprattutto sbagliato e pericoloso, è che, alla faccia dell’articolo 1 della nostra Costituzione, i senatori non saranno eletti più dal popolo, ma dai così detti “grandi elettori” che non sono altro che i consiglieri regionali. In Francia, dove le elezioni indirette sono serie, i grandi elettori sono 150mila, mentre in Italia sarebbero poco più di mille. Un’altra furbata, questa volta a favore delle consorterie locali! Eppure, nonostante tutto, il Senato continuerebbe a partecipare al procedimento di revisione costituzionale, a eleggere ben due giudici costituzionali e a partecipare alla funzione legislativa in non poche materie di grande importanza!

Siamo passati dalle riforme condivise con i due terzi del Parlamento alle riforme – e gentile concessione del referendum – a una riforma che alla fine sarà votata, al Senato, con voti raccogliticci.
Lei parla di voti raccogliticci, ma non pensa che tutta la legislatura sia stata, e sia, sotto “ricatto” del premier, dal momento che la Corte costituzionale l’aveva delegittimata avendo ritenuto incostituzionale il Porcellum col quale era stata eletta? Con la conseguenza che le Camere potrebbero essere sciolte se i parlamentari non si adeguano?

Il Parlamento viene convocato a tappe forzate: prima hanno contingentato i tempi, adesso stanno provando a sfiancarli con sedute notturne. Perché tanta fretta?
Perché Renzi sa bene che, per le ragioni appena dette, i parlamentari “eletti” della futura legislatura potrebbero essere meno docili di quelli “nominati” in questa.

La convince l’obiezione che la sentenza con cui la Consulta ha dichiarato il Porcellum incostituzionale, non crea problemi di legittimità al parlamento?
Sono d’accordo col mio amico Sabino che la sentenza n. 1 del 2014 “non tocca in alcun modo gli atti posti in essere” grazie al Porcellum, e che in essa è scritto “che non sono riguardati gli atti che le Camere adotteranno prima che si svolgano nuove consultazioni elettorali”, ma le “nuove” consultazioni elettorali – secondo la sentenza della Corte (e secondo logica) – avrebbero dovuto essere quelle conseguenti a scioglimento anticipato, e non quelle di lì a quattro anni. Ovviamente è sufficiente il buon senso, per rendersi conto che le Camere non possono essere sciolte in forza dell’intervento di un ufficiale giudiziario che ne esegua lo sfratto. Ma una cosa è riconoscere che non ci sono o non ci sono state le condizioni politico-istituzionali per lo scioglimento, altra cosa è trasformare una dichiarazione d’incostituzionalità in un semplice “memorandum” per le forze politiche…

Berlusconi, dopo il pentimento nazareno, si è detto preoccupato per una deriva autoritaria. Alcuni suoi colleghi lo vanno dicendo da tempo…
A me non piace parlare di deriva autoritaria: crea confusione con il regime di Pinochet e dei colonnelli greci. Più semplicemente dico che quella di Renzi sarebbe una svolta pericolosa perché elimina i contro-poteri, che non sono le autorità indipendenti, i magistrati o la Commissione europea. Sono i contro-poteri politici esterni come il Senato elettivo, e i contropoteri politici interni, e cioè i poteri parlamentari delle minoranze. Vi sarebbe invece il Partito della Nazione. Ebbene, più di Pinochet, ho paura che la Camera possa somigliare alla Fattoria degli Animali.

Read Full Post »