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Moni Ovadia

Se non si stesse parlando di una vicenda tragica – quella del popolo palestinese – ci sarebbe da ridere. La nostra Camera dei Deputati, composta come è noto di nominati per mezzo di una legge incostituzionale, è riuscita nell’impossibile: votare, nel giro di pochissimo tempo, due mozioni sostanzialmente contraddittorie. Complimenti!

Sulla vicenda Giusy Baioni (Nuova Atlantide) ha intervistato Moni Ovadia il 27 febbraio 2015.

Vediamo cosa dice.

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MicroMega online, 31 ottobre 2014

Intervista a Moni Ovadia di Giacomo Russo Spena

L’avevamo lasciato con quasi 34mila preferenze ottenute come candidato nel collegio Nord-Ovest per l’Altra Europa con Tsipras, poi la decisione di rispettare la parola data e di abdicare per tornare al suo quotidiano lavoro teatrale. “Non sono adatto per le poltrone, mi ritengo semplicemente un attivista militante”, Moni Ovadia è un uomo di sinistra. Un uomo – si autodefinisce – “eticamente radicale ma caratterialmente moderato” che non vuole arrendersi al Patto del Nazareno, al renzismo e alle larghe intese in Europa: “Auspico un autunno caldo e la rinascita di una sinistra, autentica, altro che Pd”.

Sabato scorso, due istantanee: da una parte la manifestazione della Cgil in difesa dell’art 18 e contro il Jobs Act, dall’altra la Leopolda col premier Renzi. Luciano Gallino ha scritto su Repubblica un editoriale dal titolo: “La differenza tra destra e sinistra”. Lei è d’accordo?
Se Renzi ammettesse di essere un uomo di destra, sarebbe un gesto di grande onestà intellettuale. Quando sento parlare di due sinistre, mi vien da sorridere: quale sarebbe la seconda? Il Pd? E allora io sono Papa. Il Pd non ha più nulla di sinistra. Massimo Cacciari, non un pericoloso bolscevico come me, recentemente ha spiegato come quel partito non sia mai veramente nato e che ora è nelle ferree mani di Matteo Renzi, i cui modelli sono la Thatcher e Blair. Li copia nella distruzione dello Stato Sociale e delle sue regole. Lo stesso utilizzo degli anglicismi è indicativo. Perché termini come Local Tax, Spending review e Jobs Act? Tra l’altro se analizziamo al dettaglio, i termini sono esplicati: Job in inglese non è lavoro bensì impiego in senso lato, e Act sottintende un gesto unilaterale, non un accordo tra due contraenti. Renzi ha scardinato qualsiasi ipotesi di patto sociale.

Però alle Europee prende il 40,8 per cento. Come mai?
E’ un bravissimo comunicatore, si vende bene. Incarna la retorica del nuovismo contro chi è ancora ancorato al Novecento, peccato lui voglia tornare all’Ottocento dove si poteva licenziare arbitrariamente. Forse è più vecchio lui di quella folla che sabato scorso ha invaso Roma in difesa dei propri diritti.

Non è riduttivo definire Renzi solo come un gran comunicatore? Non rappresenta altro?
Vince perché altrove c’è il nulla. Grillo ha perso il treno. Poteva rappresentare un’interessante proposta ma ha sposato veementemente la retorica dell’urlo. Pur avendo ottimi parlamentari, questo va riconosciuto al M5S, hanno fallito, non sono riusciti ad incidere e la novità dopo mesi annoia. Anche la destra è allo sfascio, Berlusconi è un uomo patetico. La sinistra, quella vera, avrebbe un vastissimo popolo e potrebbe arrivare anche al 20 per cento.

Ma…
E’ più presa a litigare e dal proprio narcisismo ombelicale che a fare politica. Ora è in attesa che l’ex sinistra del Pd le getti un osso. Così tra paura, opportunismo e crisi le persone optano per questo giovanotto tronfio, con uno stile dinamico e sbarazzino, il quale dice di voler cambiare e modernizzare il Paese. Conosco gente, autenticamente di sinistra, che per mancanza di alternative alle Europee l’ha votato.

Dopo l’esperienza elettorale, l’Altra Europa con Tsipras, che era riuscita miracolosamente ad eleggere tre europarlamentari, è stata animata da polemiche e divisioni interne. In un editoriale uscito su Il Manifesto Revelli ha rilanciato l’idea di un nuovo soggetto della sinistra e dei democratici: “Cambiare l’Italia per cambiare l’Europa”. E’ quella la sinistra “autentica”?
C’è un disperato bisogno di un’aggregazione del popolo di sinistra, lo dovrebbero auspicare anche le persone sinceramente democratiche. In tutta Europa esiste, tranne che in Italia. In Germania abbiamo la Linke, in Francia un fronte variegato intorno al 10, in Grecia l’esperienza trionfante di Syriza, in Spagna l’innovazione di Podemos. E da noi? Abbiamo bisogno di una vera sinistra capace di tutelare il mondo del lavoro, l’ambiente e arrestare razzismo e deriva ultra liberista. Senza, chi osteggerà il trattato europeo del TTIP? Chi si batterà per i beni comuni e contro le privatizzazioni? Non abbiamo l’ambizione di diventare il partito della nazione, ma una forza forte e dialogante con gli altri.

Intanto mercoledì a Roma è stata caricata a freddo una manifestazione degli operai contro la chiusura dell’acciaieria Ast di Terni. E’ lecito chiedere le dimissioni del ministro Alfano?
Ovvio, dovrebbe abbandonare il ministero. Decine di operai vengono licenziati e con la disperazione nel cuore, con vite perse senza più un occupazione, e magari con figli senza futuro, si riversano nella Capitale per una manifestazione non violenta e che succede? Vengono caricati e manganellati. Ma siamo matti? In un’epoca di dramma sociale e aumento delle diseguaglianze, invece di parlare di solidarietà umana e primaria, si cancellano diritti e dignità dei lavoratori. Dubito che gli agenti l’abbiamo fatto di loro sponta, sarà giunto un comando dall’alto. Come succedeva in Gran Bretagna ai tempi della Thatcher, lì torniamo. I minatori inglesi sanno cosa hanno passato in termini di repressione per aver osato rivendicare salari dignitosi e tutele. Il caso Picierno è emblematico, una dirigente di un partito, teoricamente progressista, che si rivela una forza conservatrice. Renzi elogia in maniera retorica il dialogo, in realtà va avanti per colpi di autoritarismo a scapito della dialettica democratica tra le parti. Passami una battuta: il Papa sembra al momento l’unico leader di sinistra.

E Landini?
Ha un potenziale enorme, un leader già pronto. Quando lo sento parlare in televisione, vedo l’autenticità di un uomo che la sua vita se l’è sudata. La schiettezza di un uomo senza doppi fini, che non vuole fregarti. E’ autenticamente indignato. Le sue sono parole pronunciate col cuore perché da anni vicino alla povera gente e ai deboli. La nostra Italia migliore. Altro che manganellate.

Cambiamo discorso. Lei da sempre è molto sensibile al tema del razzismo. Se la Lega ha sposato dalle scorse Europee il pensiero di Marine Le Pen, non trova che anche il M5S si stia ponendo sulla stessa scia? Di ieri la notizia che il movimento ha votato in commissione contro il bonus bebé per i figli dei migranti “regolari”. Che succede?
Era ovvio che scoppiasse la guerra tra poveri, il potere ha sempre governato col principio del “divide et impera”. E in Europa l’espansione delle destre nazionaliste e razziste è la conseguenza delle politiche di austerity delle larghe intese. Due facce della stessa medaglia. Il M5S è nato da una contraddizione, l’andare oltre gli schieramenti, l’essere né di destra né di sinistra. Alla fine i nodi vengono al pettine. Se prende la deriva xenofobica dando voce alla pancia del Paese, coi suoi istinti più beceri, tenderà a diventare un partito di destra. E perderà molti elettori a sinistra, i quali non accetteranno alcune prese di posizione sul tema dei migranti. I quali non sono desiderati perché poveri, non in quanto stranieri perché poi gli sceicchi coi petrodollari li accettiamo volentieri…

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Laura Eduati, Huffington Post, 2 giugno 2014

I maligni scrivono che è stata folgorata sulla via di Strasburgo. Ma il sentimento prevalente è l’amara sorpresa: Barbara Spinelli, promotrice della lista Tsipras e candidata capolista nell’Italia centrale e meridionale, starebbe cambiando idea e non lascerà il seggio come aveva promesso , Dunque molto probabilmente diventerà europarlamentare nell’edificio che porta il nome del padre Altiero. La possibilità che questo avvenga è ormai data per molto concreta.

Pare che dietro la decisione ci siano forti pressioni dello stesso Alexis Tsipras, il leader greco della vincente Syriza che vorrebbe portare in Europa un nome di peso come quello dell’editorialista di Repubblica e proporla come vicepresidente del Parlamento. Spinelli dovrebbe sciogliere le riserve entro poche ore, soprattutto per fermare l’enorme confusione che si è scatenata in queste ore all’interno della lista Tsipras, dove le posizioni non sono per niente univoche.

Guido Viale, tra i promotori della lista insieme con Flores D’Arcais e la stessa Spinelli, pensa che l’idea di mandarla a rappresentare la sinistra italiana a Bruxelles non sia affatto malvagia. Non la pensano così una folta schiera di persone coinvolte e meno coinvolte nel progetto. Maso Notarianni, giornalista e membro del comitato elettorale, ha scritto una lettera pubblica indirizzata a Spinelli, nella quale spiega che l’eventuale scelta di mantenere la poltrona europea danneggerebbe l’immagine della lista Tsipras:

Erano anni che non si vedevano così tante facce credibili, coerenti con la propria storia e con la propria vita, mettersi in gioco per un progetto di cambiamento. Questo è stato visto e apprezzato dai pochi che sono riusciti a vederci.
Ma vedo che, non appena ha cominciato a girare la tua idea di ripensarci, sono partiti centinaia di commenti spiacevoli, che ci accomunano al resto dei “politici”, che dicono (qualcuno con soddisfazione, altri con disperazione) che siamo uguali agli altri.
Ecco, io ti chiedo con il cuore in mano se te la senti di prenderti una responsabilità così grande: quella di farci perdere in credibilità e in coerenza.
Non so se tu te ne rendi conto, non vorrei – davvero – che questa scelta poi ti venga fatta pagare troppo duramente.

Marco Furfaro

I simpatizzanti della lista Tsipras sfogano sui social network la loro delusione, anche se non mancano coloro che hanno addirittura promosso una petizione per chiedere a Spinelli di rappresentarli in Europa. Tra questi alcuni candidati della lista Tsipras come l’attore Ivano Marescotti, l’urbanista Edoardo Salzano, la scrittrice animalista Daniela Padoan e il No Tav Pierluigi Richetto. Per loro la presenza di Spinelli al Parlamento europeo costituirebbe la garanzia che la lista Tsipras non venga eccessivamente orientata nelle scelte da Sinistra ecologia e libertà – il primo dei non eletti in Italia centrale è Marco Furfaro di Sel -, partito che ha espresso l’idea per ora minoritaria di avvicinarsi al Pd e dunque al Partito socialista europeo. I promotori della lista Tsipras invece preferiscono entrare nel gruppo della Sinistra unita.

Altri invece sono preoccupati dalla recente apertura a Beppe Grillo formulata dalla stessa promotrice.

Eleonora Forenza

In fondo Spinelli, insieme a Moni Ovadia, aveva ripetuto a ogni occasione che la loro era soltanto una forte sponsorizzazione e che all’indomani delle elezioni avrebbero lasciato spazio ai secondi in lista, in questo caso i giovani Marco Furfaro (Sel) e Eleonora Forenza (Prc), candidati rispettivamente nell’Italia centrale e meridionale. Se la figlia dell’europeista di Ventotene dovesse accontentare Alexis Tsipras e garantire la sua presenza all’europarlamento, dovrebbe anche decidere se sacrificare Furfaro o Forenza e non è un dettaglio secondario.

E domani Vendola sarà a Bruxelles per incontrare non soltanto Tsipras ma anche Martin Schulz, candidato alla Commissione europea per il Pse.

Sulla questione di Barbara Spinelli si sono espressi anche due giornalisti e simpatizzanti di peso come Alessandro Gilioli e Paolo Hutter, entrambi molto negativi sull’ipotesi che la giornalista e saggista possa cambiare idea e tenere il seggio. Scrive Hutter:

Dietro a chi sta spingendo la Spinelli in questa più che problematica direzione ci sono il sentimento e la volontà di sbaraccare sia Sel che Rifondazione per dare rapidamente vita al nuovo soggetto politico derivante dal relativo successo della lista Tsipras. In particolare c’è la irritazione perché in Sel si è riaperto il dibattito sul rapporto col Pd. (Ma era inevitabile, col Pd al 40% e una minoranza di Sel che era contraria alla lista Tsipras..) C’è già chi si spinge a dire che non solo la posizione della “destra”Sel ma anche la posizione di Vendola (“ll nostro orizzonte è l’alleanza con il Pd a condizione che si ricostruisca un profilo di cambiamento. Renzi ha vinto e la sua vittoria non cambia la qualità di questo governo…”) sarebbero incompatibili col progetto de l’Altra Europa. In realtà tra tutti gli elettori dell’Altra Europa c’è una convivenza intrecciata di sentimenti, non una divisione netta, tra chi vagheggia un ritorno dell’alleanza tra Pd e sinistra radicale, e chi sogna una Syriza italiana,o un 5 stelle “politicamente corretto”.

Interviene poi Paola Bacchiddu, la responsabile della comunicazione della lista Tsipras che racconta di essere stata allontanata dall’incarico per volere di Spinelli dopo aver pubblicato su Facebook l’ormai celeberrimo bikini:

Per ora tacciono gli altri due promotori della lista Tsipras, Marco Revelli e Luciano Gallino. Tra poche ore, complice anche la pressione che Spinelli dice di ricevere da molti elettori, il nodo dovrebbe sciogliersi e i malpancisti dovrebbero avere una risposta ai loro laceranti dubbi.

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