Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘pensioni’

Antonio Sciotto, Il Manifesto, 22 novembre 2015

Il segretario Fiom con le tute blu a Roma per il contratto e contro la legge di Stabilità. Tanti immigrati: «No alle guerre e al terrorismo». «Cgil, Cisl e Uil organizzino una grande mobilitazione sulle pensioni». L’anno prossimo il referendum per abrogare il Jobs Act. Sintonia con Susanna Camusso

«Noi non ci fermiamo e andremo avanti». Maurizio Landini conclude così il comizio più breve della sua storia di sindacalista, la pioggia è troppo forte e Piazza del Popolo rischia di svuotarsi. La frase è riferita a Matteo Renzi: parla del referendum contro il Jobs Act che la Fiom, insieme alla Cgil, prepara per il prossimo anno. Parla delle pensioni, con la proposta di una «grande mobilitazione che Cgil, Cisl e Uil devono organizzare dopo gli errori del passato». Ma c’è l’acqua che inzuppa vestiti e cappucci. La testa degli italiani — anche delle tute blu — è ferma a quelle immagini di Parigi, c’è la paura di un attacco terroristico e la voglia di reagire. C’è un 10% di manifestanti che a Roma non ci è venuto, nonostante gli oltre 230 pullman organizzati da tutta Italia, perché è difficile continuare a comportarsi come fino a dieci giorni fa.

(altro…)

Read Full Post »

Di Luciano Gallino ho letto parecchi libri e articoli, specie quelli (forse più divulgativi) scritti in questi ultimi anni, da quando la crisi economica ha fatto emergere il lato più atroce del neoliberismo, dottrina da lui combattuta fino all’ultimo. In particolare, mi pare opportuno notare come fosse uno degli ultimi a parlare di lotta di classe, argomento che sembra scomparso dall’agenda politica dei nostri tempi.

Davide Turrini, Il Fatto Quotidiano, 8 novembre 2015

“Quel che vorrei provare a raccontarvi, cari nipoti, è per certi versi la storia di una sconfitta politica, sociale, morale: che è la mia, ma è anche la vostra. Con la differenza che voi dovreste avere il tempo e le energie per porre rimedio al disastro che sta affondando il nostro paese, insieme con altri paesi di quella che doveva essere l’Unione europea”. L’ultimo anelito di speranza di fronte all’invasione del pensiero neoliberista in Europa, Luciano Gallino, professore emerito di sociologia all’Università di Torino dal ’65 al 2002, morto a 88 anni nella sua casa nel capoluogo piemontese dopo una lunga malattia, lo aveva affidato alle pagine del suo “Il denaro, il debito e la doppia crisi”, appena uscito in libreria per Einaudi, rivolgendosi proprio alle generazioni che verranno.

(altro…)

Read Full Post »

Oggi il Consiglio dei Ministri ha approvato attuativi del Jobs Act (per la serie: “Dillo in italiano“) e quindi il mondo del lavoro italiano cambierà radicalmente. Si inizia a parlare di incostituzionalità di questa legge, di referendum abrogativo. Staremo a vedere. E staremo a vedere anche quali valutazioni farà il neo-presidente della Repubblica che, prima o poi, dovrà rompere il silenzio.

Dei temi di questo intervento, Landini ha parlato a Genova, concludendo la manifestazione dello sciopero generale il 12 dicembre scorso.

Soprattutto mi preme rilevare come, di nuovo, il sindacato faccia un appello alla classe politica, che sia interlocutrice delle istanze provenienti dal mondo del lavoro. Politica che, al momento rimane sorda. Dobbiamo fare in modo che la sinistra riprenda a dialogare con il sindacato e i lavoratori. C’è un immenso bisogno di ricucire questo rapporto ed è un lavoro che bisogna iniziare subito.

(altro…)

Read Full Post »

L’economia non è una scienza esatta, e lo sapevamo. Si basa su proiezioni e modelli matematici che sono fortemente influenzati dalla tipologia dei dati presi in esame. Un importante correttivo è quello di osservare la realtà e, in questo caso, la realtà ci dice che la situazione è ben differente da quanto scritto nei rapporti. E la realtà è quella fotografata dal “Terzo rapporto sull’impatto della crisi economica in Europa“, presentato ieri a Roma dalla Caritas, e dall’Istat in “Noi Italia. Cento statistiche per capire il Paese in cui viviamo“, edizione 2015.

Inoltre, i numeri non indicano quelli che sono i problemi strutturali veri, in particolar modo il fatto che in Italia abbiamo un comparto produttivo piuttosto obsoleto, nel quale l’innovazione è rimasta assente da anni. Un dato interessante è quello del rapporto fra crescita economica (in termini di Pil) e grado di sviluppo informatico della popolazione (misurato in base al numero di famiglie con accesso alla rete), che ci vede fra i fanalini di coda insieme a Portogallo e Spagna, fra i paesi dell’area euro (purtroppo nel vasto mondo di Internet non riesco a trovare il grafico e mi mancano i dati per ricostruirlo).

Un ultima considerazione su Pier Carlo Padoan che, come si nota dalle brevi note biografiche disponibili su Wikipedia, ha avuto un percorso intellettuale e professionale interessante, dai primi lavori pubblicati su Critica Marxista fino all’Ocse del quale è stato vice segretario generale e capo economista.

Pier Carlo Padoan, ministro dell’Economia del governo Renzi

Riccardo Chiari, Il Manifesto, 19 febbraio 2015

Europa paranoicaMentre l’Ocse promuove le riforme strutturali del governo Renzi e assicura la crescita, l’Istat e la Caritas fotografano lo stato delle cose nella penisola e in tutto il vecchio continente. Numeri desolanti, fra disoccupazione, impoverimento generale e milioni di giovani neet. Ma Padoan insiste: “La direzione è quella giusta”.

L’Ocse stende un tap­peto rosso al governo Renzi ipo­tiz­zando un pil ita­liano in cre­scita, gra­zie natu­ral­mente alle “riforme strut­tu­rali”, dalle pen­sioni al jobs act. C’è da toc­care ferro, rileva subito la Cgil, dato che negli ultimi sette anni l’organizzazione che rag­gruppa i 34 paesi più abbienti del pia­neta ha sba­gliato siste­ma­ti­ca­mente le pre­vi­sioni. Men­tre lo stato delle cose è foto­gra­fato dall’Istat e dalla Cari­tas Europa. E non è un bel leg­gere, visto che i numeri del rap­porto “Noi Ita­lia. 100 sta­ti­sti­che per capire il Paese in cui viviamo” par­lano soprat­tutto di disoc­cu­pa­zione, ridu­zione della capa­cità di acqui­sto delle fami­glie, e di un gene­rale impo­ve­ri­mento. Con­cetto riba­dito su scala con­ti­nen­tale dalla Cari­tas, pronta a segna­lare che nella Ue a 28 c’è un rischio di povertà o di esclu­sione sociale del 24,5%. Un euro­peo su quat­tro, 122,6 milioni di per­sone. Men­tre nei sette paesi più “deboli” (Ita­lia, Por­to­gallo, Spa­gna, Gre­cia, Irlanda, Roma­nia e Cipro) si sale addi­rit­tura al 31%.

Di fronte al dato ita­liano del 28,4%, il vice­di­ret­tore di Cari­tas Ita­liana, Paolo Bec­ce­gato, osserva: “Anche l’Italia è diven­tata più povera e meno giu­sta, per le poli­ti­che di auste­rità che in tutta Europa non solo non hanno risolto i pro­blemi, ma hanno lasciato sul ter­reno morti e feriti, con i poveri che hanno pagato il prezzo più alto. Ed è cre­sciuto mol­tis­simo il tasso di insta­bi­lità sociale”. Per forza: l’Istat rileva dalle nostre parti oltre 10 milioni di per­sone in con­di­zioni di povertà rela­tiva (il 16,6% della popo­la­zione), con una spesa per con­sumi infe­riore alla soglia di rife­ri­mento. Men­tre la povertà asso­luta, che non con­sente stan­dard di vita accet­ta­bili, coin­volge il 7,9% delle fami­glie. Quasi 6 milioni di italiani.

Poveri, pove­ris­simi, e senza lavoro: nel 2013 hanno lavo­rato meno di sei per­sone su dieci in età com­presa tra i 20 e i 64 anni, con un tasso di occu­pa­zione sceso sotto quota 60% (59,8%). Sola­mente Gre­cia, Croa­zia e Spa­gna hanno pre­sen­tato per­cen­tuali infe­riori, in un indi­ca­tore che l’Ue con­si­dera stra­te­gico. Con il chi­me­rico l’obiettivo del 75% per il 2020. Otti­mi­stico al pari delle stime dell’Ocse, che nel suo “Eco­no­mic sur­vey” sull’Italia assi­cura: “Se il governo ita­liano riu­scirà ad attuare il suo pro­gramma di riforme ambi­zioso e di ampio respiro, potrebbe deter­mi­narsi un incre­mento del pil pari al 6% entro i pros­simi dieci anni”.

Il segre­ta­rio gene­rale dell’Ocse, Angel Gur­ria, arriva a dire: “L”Italia è tor­nata”. Spel­lan­dosi le mani di fronte alle “riforme” di Monti, Letta e Renzi: “Ini­zia­tive neces­sa­rie per rilan­ciare la pro­dut­ti­vità — le defi­ni­sce — e rimet­tere l’economia sulla strada di una cre­scita dura­tura”. A seguire le stime: il pil dell’Italia dovrebbe cre­scere quest’anno dello 0,4%, e nel 2016 dell’1,3%. Con un tasso di disoc­cu­pa­zione — in calo minimo — al 12,3% quest’anno e all’11,8% il pros­simo. E un rap­porto debito/pil fon­da­men­tal­mente sta­bile, al 132,8% in que­sto 2015 e 133,5% nel 2016.

Anche se il com­pito è arduo, Pier Carlo Padoan sprizza ancor più otti­mi­smo. Tanto da dimen­ti­carsi dei numeri: “L’Ocse ci dice che la dire­zione è giu­sta e i risul­tati si vedranno – dichiara il super­mi­ni­stro eco­no­mico — saranno posi­tivi in ter­mini di cre­scita, occu­pa­zione, sta­bi­liz­za­zione della finanza pub­blica e abbat­ti­mento del debito”. Intanto però l’Istat cer­ti­fica: “Il 23,4% delle fami­glie ita­liane vive in disa­gio eco­no­mico, sono 14,6 milioni di indi­vi­dui. E circa la metà, il 12,4%, si trova in grave dif­fi­coltà”. Così come lo sono i due milioni e mezzo di ita­liani tra 15 e 29 anni che non stu­diano e non lavo­rano, i cosid­detti Neet. Dati 2013 alla mano, si tratta del 26% degli under 30, più di uno su quat­tro. Nell’Ue fa peg­gio solo la Gre­cia (28,9%). Ma tutto que­sto Padoan non lo sa. O meglio finge di non saperlo, al pari dei numeri sulla sanità pub­blica, con l’Italia agli ultimi posti Ue per spesa e posti letto. “Usiamo sem­pre due para­me­tri per capire cosa con­cre­ta­mente sta suc­ce­dendo – tira le somme Susanna Camusso — il livello della disoc­cu­pa­zione, e nes­suno ne pre­vede una signi­fi­ca­tiva ridu­zione, e la capa­cità di acqui­sto delle fami­glie, ed è evi­dente a tutti che c’è un impoverimento”.

Read Full Post »