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Posts Tagged ‘Repubblica federale di Germania’

All’interno del contenzioso che contrappone il governo greco di Tsipras con l’Unione Europea e in particolare con la Germania, qualche settimana fa è stata ventilata l’ipotesi della richiesta di risarcimento dei debiti di guerra. È un tema che coinvolge anche l’Italia, visto lo “spezzeremo le reni alla Grecia” di mussoliniana memoria e il conseguente tentativo di invasione. Quella che inizialmente poteva sembrare una semplice provocazione è stata invece riproposta da Tsipras alla cancelliera Merkel nel corso della prima visita del premier greco a Berlino.

I tedeschi issano la bandiera nazista di fronte al Partenone

La richiesta greca ha avuto un forte significato politico, ma ha dei risvolti interessanti e importanti anche sul piano del diritto internazionale, come ci spiega Vladimiro Zagrebelsky nel suo articolo apparso sulla Stampa di ieri.

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Se tutti i paesi che vantano crediti di guerra dalla Germania li reclamassero, i tedeschi avrebbero qualche bel problemino. Probabilmente anche l’Italia si trova in posizione debitoria (credo un po’ meno, perché, se non ricordo male, i debiti per l’occupazione della Libia dovremmo averli pagati integralmente. Comunque è una quetione che, se se ne ha voglia, è facilmente verificabile), ma sicuramente meno della Germania.

La richiesta di Tsipras, così come il suo gesto di andare a deporre fiori sulla lapide commemorativa delle vittime del nazismo, hanno un alto valore simbolico. A mio modestissimo parere, significano che la storia del popolo greco non è stata dimenticata, che certi capitoli del passato non sono ancora stati chiusi. La stizzita reazione tedesca, invece, mi pare assolutamente fuori luogo.

Quello che i “primi della classe” non hanno capito è che i cittadini del Sud Europa sono stanchi di dover fare dei sacrifici in nome dell'”ideologia tedesca” dell’austerità. Quello che c’è in gioco – in questa fase – va ben oltre la ragionieristica gestione dell’euro. La mediocre – non mi stancherò mai di ripeterlo – classe politica che ha la pretesa di governare l’Europa, deve capire che il sistema non si regge più su qualche formuletta aritmetica scritta da qualche economista del passato.

Perché Tsipras rilancia il contenzioso di guerra con la Germania: “Ci dovete 162 miliardi”

Salvatore Cannavò, 10 febbraio 2015

La richiesta di risarcimento per i danni di guerra, fatta da Alexis Tsipras alla Germania, può sembrare una battuta. Ma questa battuta è presente nel programma di Syriza fin dalla sua elaborazione a Salonicco nel settembre scorso. E vale circa 160 miliardi. Non è uno scherzo, insomma, se è vero che ieri il vice-cancelliere tedesco, il socialdemocratico Sigmar Gabriel, ha voluto rispondere con nettezza alle pretese greche: non se ne parla nemmeno.

Un momento della cerimonia di commemorazione dei caduti al poligono di tiro di Kerasiani

La storia è vecchia quanto la Seconda guerra mondiale. La Grecia fu invasa dalla Germania nazista, che oltre alle morti e ai saccheggi, si fece “prestare” 3,5 miliardi di dollari dell’epoca che non sono mai stati rimborsati. Alla Conferenza di Parigi del 1946 fu inoltre previsto un indennizzo nei confronti di Atene di 7 miliardi di dollari. Entrambe le somme non sono mai state pagate dai governi tedeschi. Attualizzando queste cifre si arriva alla cifra di 162 miliardi di euro indicata da Syriza. Senza contare gli interessi.

Secondo uno studio del Comitato per l’annullamento del debito (Cadtm) se si calcolasse un interesse annuo del 3% si arriverebbe alla cifra enorme di mille miliardi di euro. Cifre stratosferiche che non sembrano rientrare nelle reali intenzioni del governo greco. Nei giorni scorsi, infatti, una speciale commissione presieduta dall’ex direttore generale del Tesoro, Panagiotis Karakousis, ha indicato il debito tedesco nei confronti della Grecia in 11 miliardi di euro. La cifra non contempla la voce riguardante le riparazioni per i danni subiti durante l’occupazione tedesca dal 1941 al 1944 che invece fa parte del conteggio

Per comprendere il contenzioso, però, occorre approfondire due altre vicende: la Conferenza di Londra del 1953, con la quale sono stati annullati gran parte dei debiti di guerra della Germania e il trattato di riunificazione della Germania del 1990 siglato a Mosca.

Nel primo grande appuntamento internazionale dopo la Seconda guerra mondiale, gli alleati occidentali (Gran Bretagna, Stati Uniti, Francia, Belgio, Olanda e molti altri) decisero quello che oggi è impedito alla Grecia: una riduzione del 62,5% del debito tedesco.

Questo ammontava a 22,6 miliardi di marchi per la parte anteriore alla guerra e a 16,2 miliardi cumulato dopo la Seconda guerra mondiale. Fu ridotto a 14,5 miliardi e alla Germania furono garantiti altri benefici importanti: il rimborso in marchi, un tetto al rimborso annuo fissato al 5% dei redditi provenienti dalle esportazioni, un tasso di interesse oscillante tra lo zero e il 5%. Anche grazie a queste condizioni la Germania uscì dalla sconfitta disastrosa e divenne la potenza che è.

In quella conferenza, all’articolo 5 dell’accordo, si stabilì peraltro che “l’esame dei crediti scaturiti dalla Seconda mondiale dei Paesi in guerra con la Germania oppure occupati (…) saranno differiti fino al regolamento definitivo del problema delle Riparazioni”. Un rinvio sine die che impedì che la Grecia potesse beneficiare del rimborso dovuto.

Il sine die si è prolungato fino al 1990 quando si è verificata l’unificazione delle due Germanie e la vera fine geopolitica del periodo post-bellico. Il Trattato di Mosca del 1990, il cosiddetto trattato 4+2 (siglato dalla Repubblica federale e dalla Repubblica democratica di Germania insieme a Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e Unione sovietica) non fa però alcuna menzione dei debiti di guerra e del capitolo delle Riparazioni. Ed è proprio su questo appiglio giuridico che si lega la posizione tedesca: non essendo menzionato il problema, si intende risolto. L’interpretazione è riportata nelle note all’accordo redatte dall’allora direttore degli affari politici del ministero degli Esteri francese, Bertrand Dufourcq: “Il trattato di Mosca non contiene tutte le clausole di un trattato di pace (…) in particolare non menziona il problema delle riparazioni”. Tuttavia, sottolinea ancora il diplomatico francese, il documento contiene “aspetti essenziali di un trattato di pace” ed è proprio “per il suo non-detto che mette davvero fine al periodo aperto nel 1945”.

Il contenzioso è molto raffinato e probabilmente non se ne farà nulla. Ma Atene ha deciso di tirare fuori la vicenda per avere più armi nella difficile trattativa con l’Europa. Il rapporto Karakousis, infatti, sarà girato al ministro degli Esteri il quale dovrà inviarlo all’Avvocatura di Stato. Inoltre, dovrebbe essere insediata una apposita commissione per consigliare il governo sulla strada da seguire. Per il momento, a giudicare dalle reazioni tedesche, la mossa di Tsipras ha ottenuto l’effetto di innervosire Berlino. E forse anche questo autorizza Tsipras alla dichiarazione fatta ieri dopo l’incontro con il collega austriaco: “È nell’interesse di tutti trovare una soluzione favorevole a tutti”, ha detto in previsione dell’incontro di domani a Bruxelles dei ministri dell’Eurozona: “Ecco perché sono molto ottimista. Finora non abbiamo sentito nessuna alternativa praticabile rispetto a quella che noi abbiamo proposto. Non vi è ragione per non raggiungere un accordo, a parte motivi politici”.

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