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Posts Tagged ‘Trattati’

Gianni Ferrara, Critica Marxista, n. 4/2015, 11 settembre 2015

L’estraneità dell’Unione europea ai modelli di forme di Stato e di governo. La Ue si rivela essere una entità a-democratica e spoliticizzata. Incorporata nei Trattati, l’ideologia neoliberista riduce ogni istituzione comunitaria a proprio organo esecutivo. Un’altra Europa è possibile, fondata su eguaglianza e solidarietà: una nuova forma di Stato che solo un’Assemblea costituente europea può disegnare.

Definire l’Unione europea, intendendo per definizione la collocazione di un’entità in un genere, secondo un modello, esplicitandone la appartenenza a una forma immediatamente riconoscibile, è inutile. La Ue rifugge da qualunque tipologia tassonomica. Machiavelli la disconoscerebbe perché è fuori dalla classica e indefettibile configurazione-distinzione di “repubblica o principato”. Non è di formazione originaria, né deriva da una successione. Non dispone di un territorio, ma ha potere normativo sui territori. Non è colonia di uno Stato. Non è uno Stato. Non è una confederazione, non è una federazione. Non è una democrazia, non è una dittatura. Assembla caratteri di ciascuna delle forme istituzionali delle aggregazioni umane. Non ne invera nessuna. È un ordinamento sì, la cui effettività è però assicurata dagli Stati che la compongono.

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Roberto Musacchio, L’Altra Europa con Tispras, 2 ottobre 2015

Alfiero Grandi nell’articolo “Crisi dell’Unione Europea e sinistra” pone giustamente l’esigenza che la sinistra avanzi una propria proposta di ripensamento complessivo della UE. Ne offre l’occasione, scrive, l’autorevolezza con cui Mario Draghi pone la questione che ci si doti di un vero ministro dell’economia dell’area euro. Ciò consentirebbe di profittare dello spazio di riflessione che si è aperto anche in settori conservatori e di provarsi a modificare il quadro, compreso quello dei trattati, facendo perno sostanzialmente sull’area euro per un cambiamento politico di fondo. Chiedo scusa a Grandi per la sommarietà e forse l’imprecisione con cui ho riassunto la sua proposta.

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di Stefano Fassina, Yanis Varoufakis, Oskar Lafontaine, Jean-Luc Mélenchon

Stefano Fassina

Il 13 luglio scorso, il governo democraticamente eletto di Alexis Tsipras è stato messo in ginocchio dall’Unione europea. “L”accordo” del 13 luglio è stato in realtà un coup d’état, messo in atto attraverso la chiusura delle banche greche indotta dalla Banca centrale europea, con la minaccia che non sarebbero state riaperte finché il governo non avesse accettato una nuova versione di quel fallimentare programma. Il motivo? L’Europa ufficiale non poteva tollerare che un popolo prostrato dalle sue politiche di austerità auto-distruttiva osasse eleggere un governo determinato a dire “No!”.

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Gianni Ferrara, Il Manifesto, 26 luglio 2015

Non appare per nulla frut­tuoso un dibat­tito sulla Gre­xit di Schau­ble o di quella di Varou­fa­kis. Sarebbe comun­que deviante o ridut­tivo del pro­blema reale dell’Europa reale. Nel mondo eco­no­mi­ca­mente glo­ba­liz­zato le entità sog­get­tive sta­tali o inter­sta­tali, se non hanno dimen­sione con­ti­nen­tale o almeno sub-continentale (Bra­sile, India, Rus­sia) risul­te­ranno sem­pre subal­terne o soffocate.

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Alfonso Gianni, Il Manifesto, 18 luglio 2015

La vicenda greca sta determinando un riposizionamento delle forze politiche in Europa e una ridisegno del loro punto di vista strategico – per chi ce l’ha naturalmente – che è degno di una qualche riflessione. Anche se purtroppo tutt’altro che ottimistica.

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Wolfgang Schäuble e Angela Merkel

Paolo Pini e Roberto Romano, Il Manifesto, 16 luglio 2015

La suo­cera avrà capito le impli­ca­zioni dell’accordo rag­giunto al ver­tice euro­peo di dome­nica tra Gre­cia e Ger­ma­nia? Le suo­cere in verità sono molte, l’Italia, la Fran­cia, la Spa­gna, il Por­to­gallo e tutti i paesi in cui vi è chi ancora imma­gina uno spa­zio poli­tico ed eco­no­mico per risol­vere la crisi poli­tica ed eco­no­mica, crisi isti­tu­zio­nale e di strut­tura, crisi di stra­te­gia che attra­versa l’intero continente.

La Gre­cia non è solo un espe­ri­mento di poli­ti­che ordoliberiste.

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