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Posts Tagged ‘Wolfgang Schauble’

Roberto Sommella, Huffington Post, 5 gennaio 2016

Europa dei cerchi concentrici

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Non deve essere la Cina e la sua economia ombra in frenata a far paura a noi europei e ai mercati. Di incertezze provenienti dall’anno passato questo brevissimo scorcio di 2016 ne ha già ereditato un bel numero: se Pechino frena, i Brics non corrono, il Brasile e’ destinato a diventare un problema, la guerra all’Isis sta diventando globale all’interno stesso del mondo arabo.

Sono di fatto variabili incontrollabili. Ma Schengen no. Se salta il Trattato sulla libera circolazione delle persone, che è la base di tutto quanto è stato costruito nell’Unione Europea negli ultimi anni, anche e soprattutto a livello finanziario, salta direttamente l’euro. La convocazione di un vertice straordinario a Bruxelles, dopo la decisione della Danimarca e della Svezia di ripristinare di fatto i controlli alle frontiere, sembra in questo senso per ora poca cosa perché Bruxelles avrà vita assai difficile a convincere i paesi scandinavi a tornare sui loro passi, visto che persino la Finlandia, membro della moneta unica e storico alleato del rigore tedesco, sta considerando di uscire. Senza una vera presa di coscienza che questo sarà l’anno cruciale per la sopravvivenza del progetto comunitario ogni meeting sarà un inutile successione di dichiarazioni. Privare gli individui della libertà di movimento significherà trasformare l’euro, che abbiamo tutti in tasca, in un inutile monile di nickel buono per i musei.

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Da giorni mi domando come voterei se mi trovassi a essere un cittadino greco. E, francamente, non ho ancora trovato una risposta. Da un lato mi auguro che Tsipras vinca le elezioni perché credo sia fondamentale che ci sia almeno un governo di sinistra fra i membri dell’Unione Europea; dall’altro talvolta mi unisco al coro di coloro che sono rimasti profondamente delusi dopo le grandi speranze che il referendum del 5 luglio aveva acceso.

Ma procediamo con – relativo – ordine.

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Luciana Castellina, Il Manifesto, 19 settembre 2015

Non sono greca e per­ciò dome­nica non voto. Tan­to­meno sono auto­riz­zata a sug­ge­rire ai greci come votare. Ma non me la sento nem­meno di dire che que­sta mia asten­sione deriva dal fatto che i loro sono affari che non mi riguar­dano. Se un anno fa in tanti ci siamo ritro­vati a soste­nere (o meglio a costruire) una lista che si è chia­mata l’«altra Europa con Tsi­pras» non è stato per via di una stra­va­ganza moda­iola, per­chè Siryza stava vin­cendo e noi in Ita­lia no. E’ stato per­chè abbiamo capito che la par­tita che Ale­xis stava ingag­giando con i mostri dell’euro capi­ta­li­smo era anche la nostra partita.

Alexis Tsipras e Pablo Iglesias

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Gianni Ferrara, Il Manifesto, 26 luglio 2015

Non appare per nulla frut­tuoso un dibat­tito sulla Gre­xit di Schau­ble o di quella di Varou­fa­kis. Sarebbe comun­que deviante o ridut­tivo del pro­blema reale dell’Europa reale. Nel mondo eco­no­mi­ca­mente glo­ba­liz­zato le entità sog­get­tive sta­tali o inter­sta­tali, se non hanno dimen­sione con­ti­nen­tale o almeno sub-continentale (Bra­sile, India, Rus­sia) risul­te­ranno sem­pre subal­terne o soffocate.

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Centro Europa Ricerche, 24 luglio 2015 (dal sito formiche.net)

La Germania ha un forte incentivo a conservare condizioni di instabilità nell’area della moneta unica. È questo il vero azzardo morale che sta esacerbando la crisi nell’eurozona, rendendola l’area a minor crescita del pianeta e accentuando la divergenza economica tra i paesi che ne fanno parte, con effetti potenzialmente dirompenti sulla stessa tenuta dell’area valutaria. L’ultimo rapporto del Cer (Centro Europa Ricerche) intitolato “Favoletta morale o calcolo economico?

Si può dire che, pur tra molti distinguo e con alcune eccezioni, l’interpretazione prevalente sul caso greco sia quella basata sulla contrapposizione fra la formica e la cicala. Non poche volte è risuonato, inoltre, il richiamo all’etica del capitalismo di Max Weber, che molti di noi hanno imparato a conoscere negli anni del liceo. Come stupirsi, allora, che una popolazione educata da generazioni al rispetto assoluto delle regole abbia alla fine avuto il suo scatto di orgoglio? Che sia quindi giunta a riconoscersi unanimemente nell’opzione Grexit, alla fine prospettata da un esasperato ministro Schäuble? Nell’auspicio più generale che la lezione alla Grecia sia d’insegnamento per l’opinione pubblica europea.

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Alfonso Gianni, Il Manifesto, 18 luglio 2015

La vicenda greca sta determinando un riposizionamento delle forze politiche in Europa e una ridisegno del loro punto di vista strategico – per chi ce l’ha naturalmente – che è degno di una qualche riflessione. Anche se purtroppo tutt’altro che ottimistica.

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Il duro atto d’accusa del grande filosofo alla cancelliera e al ministro Schäuble: “In una notte sola si sono giocati tutto il capitale politico che la migliore Germania si era costruita nel corso degli ultimi cinquant’anni. La Merkel ha ridotto la Grecia a un protettorato. Non c’è più equilibrio tra politica e mercato. I tecnocrati hanno esautorato la democrazia”.

Philip Olterman, Repubblica, 18 luglio 2015

Jürgen Habermas

Jürgen Habermas, una delle personalità intellettuali più rappresentative che sia siano spese sul tema dell’integrazione europea, ha lanciato un veemente attacco alla cancelliera tedesca Angela Merkel, accusandola di essersi giocata, con la linea dura tenta nei confronti della Grecia, tutti gli sforzi compiuti dalle precedenti generazioni tedesche per ricostruire la reputazione della Germania nel dopoguerra. Parlando dell’accordo raggiunto lunedì scorso con Atene, il filosofo e sociologo afferma che la cancelliera ha in effetti compiuto un «atto di punizione» contro il governo di sinistra guidato da Alexis Tsipras.

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Etienne Balibar, Sandro Mezzadra e Frieder Otto Wolf, Il Manifesto, 21 luglio 2015

Tsipras ha detto la verità dicendo che l’accordo con l’Unione Europea è pessimo. Per questo bisogna continuare a battersi

Gli «accordi» del 13 luglio a Bru­xel­les tra l’unione euro­pea e la Gre­cia segnano la fine di un’epoca? Sì, ma cer­ta­mente non nel senso indi­cato dal comu­ni­cato con­clu­sivo del «ver­tice». In effetti gli «accordi» sono fon­da­men­tal­mente inap­pli­ca­bili e tut­ta­via costi­tui­scono una for­za­tura altret­tanto vio­lenta, e ancor più con­flit­tuale, di quanto è già avve­nuto negli ultimi cin­que anni. Si è par­lato di dik­tat e que­sta dram­ma­tiz­za­zione è basata su fatti concreti.

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Adriano Prosperi, Left, 18 luglio 2015

L’Europa è morta: quella della libertà e dei diritti, della solidarietà e del rispetto per le persone. Nel calendario di un anno che resterà nella storia la sua agonia è durata dal 4 al 14 luglio. Sono i giorni che ricordano nel mondo le date storiche di due grandi vittorie dei diritti e della libertà: la dichiarazione d’indipendenza degli Stati americani dal dominio inglese (1776) e la presa della Bastiglia (1789). Tra queste due date del calendario 2015, è stata uccisa a Bruxelles la libertà dei popoli europei. Di “crocefissione” ha parlato un funzionario Ue citato dal Financial Times, altri hanno parlato di “waterboarding morale”. In Tsipras è stato offeso il diritto di ogni essere umano al rispetto della sua dignità. E l’offesa continua: basta leggere le sette pagine del comunicato finale per capire che siamo solo all’inizio di un percorso di umiliazioni di un’intera nazione sottoposta a prove durissime. L’obiettivo politico è evidente: spezzare la fiducia fin qui fortissima del popolo greco nel governo di una sinistra che si è dimostrata rispettosa delle regole democratiche. La fiducia, appunto: l’ipocrisia del documento finale ne parla per dire che solo alla fine, quando tutte le sostanze e i beni della Grecia saranno nelle mani di un sovrano straniero, la fiducia resterà sospesa.

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Yanis Varoufakis

di Yanis Varoufakis

Il dramma finanziario della Grecia ha dominato i titoli dei giornali per cinque anni per un motivo: l’ostinato rifiuto dei nostri creditori a offrire un’essenziale riduzione del debito. Perché, contro il buon senso, contro il verdetto del FMI e contro le pratiche quotidiane dei banchieri di fronte a debitori sovraccaricati, resistono a una ristrutturazione del debito? La risposta non può essere trovata in economia perché risiede nelle profondità della labirintica politica dell’Europa.

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Thomas Fazi, Il Manifesto, 23 giugno 2015

Intervista a James K. Galbraith, consigliere del ministro Varoufakis

James K. Gal­braith, figlio del grande eco­no­mi­sta John Ken­neth Gal­braith, inse­gna eco­no­mia e altre disci­pline all’università Lyn­don John­son del Texas, la stessa in cui inse­gnava Varou­fa­kis prima di essere «chia­mato alle armi» da Ale­xis Tsi­pras. Da allora ha seguito il suo col­lega ed amico molto da vicino, accom­pa­gnan­dolo anche a varie riu­nioni dell’Eurogruppo. Gli abbiamo chie­sto di farci il punto sullo stato della trat­ta­tiva Grecia-Ue, nel momento in cui que­sta entra nella sua fase più dram­ma­tica da cin­que anni a que­sta parte.

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Dimitri Deliolanes, Il Manifesto, 21 giugno 2015

Divergenza sui 450 milioni dell’avanzo primario 2016. Difficile far saltare tutto per quella cifra

Indif­fe­rente alla nuova offen­siva con­tro il suo governo, venerdì sera Ale­xis Tsi­pras ha lan­ciato il suo mes­sag­gio durante la con­fe­renza eco­no­mica orga­niz­zata da Putin a San Pie­tro­grado: «Siamo in mezzo alla tem­pe­sta. Ma ci siamo abi­tuati, siamo un popolo di navi­ga­tori. Il popolo greco sa navi­gare in mari sco­no­sciuti e tro­vare nuovi porti sicuri».

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 Alessandro Gilioli, L’Espresso, 18 aprile 2015

Wolfgang Schäuble

C’è qualcosa di comico nel fascioliberismo trasparente di Wolfgang Schäuble, quando spiega senza reticenze alla Brookings Institution di Washington che bisognerebbe «forzare» i Parlamenti a fare nuove leggi per flessibilizzare il lavoro e privatizzare i beni pubblici, ma purtroppo «è difficile» in democrazia, e ad esempio «i miei amici ministri delle finanze e dell’economia a Parigi mi raccontano sempre quanto è complicato convincere l’opinione pubblica».

Ce li vedo, Schäuble e i suoi sodali, che scuotono la testa seduti attorno a un tavolo, una birretta e tanti sospiri, col cuore amaro perché quegli zucconi dei cittadini non capiscono e scioccamente non vogliono ancora rinunciare del tutto agli ospedali, ai salari, agli asili, alle pensioni.

Non riesce a farsene una ragione, Schäuble: lui ha la Verità e questi selvaggi non vogliono convertirsi, almeno non abbastanza, e neppure all’uopo basta più la televisione, niente, non si convincono.

Quello che mi fa più sorridere, leggendo di questo Inquisitore depresso perché nessuno si fila più il suo Malleus Maleficarum, è la balla che ci hanno rifilato per decenni secondo la quale il liberismo era pragmatico e non ideologico.

In effetti, più che un’ideologia è una religione: e non certo delle più tolleranti.

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Jacopo Rosatelli, Il Manifesto, 14 marzo 2015

Il ministro delle finanze greco da Cernobbio propone un’alternativa al Quantitative easing di Draghi. La stampa tedesca lo attacca: è isolato, prossimo alle dimissioni. Da Atene la smentita

Il con­te­sto è di quelli che con­tano: il Forum Ambro­setti di Cer­nob­bio, sul Lago di Como. E il pro­ta­go­ni­sta, l’uomo del momento: il mini­stro greco delle finanze Yanis Varou­fa­kis, nemico pub­blico numero uno per il governo tede­sco e gran parte dell’establishment politico-economico euro­peo. Anche que­sta volta il vul­ca­nico eco­no­mi­sta mar­xi­sta ha con­qui­stato la scena, lan­ciando di fronte alla sele­zio­nata pla­tea di Villa d’Este una pro­po­sta desti­nata a fare discu­tere: un «piano Mer­kel» di inve­sti­menti pub­blici per favo­rire dav­vero la cre­scita e farla finita con l’austerità.

Yanis Varoufais, ministri delle Finanze Grecia

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Schauble e Varoufakis si stringono la mano

Trovo inquietante il tono dei titoli e degli estratti dalla stampa tedesca citati nell’articolo che sotto riporto. Mi fanno venire in mente il famigerato “Spezzeremo le reni alla Grecia”. Naturalmente, questo clima aumenta le mie inquietudini per i destini del processo di integrazione europea e il senso di impotenza nel vedere come si continui a difendere a spada tratta un sistema fallimentare, destinato ad autodistruggersi come i messaggi della serie televisiva Mission Impossible.

Si potrebbe anche dire: ma in fondo, che cosa te ne importa dell’eventuale implosione dell’Ue? Come istituzione ha fallito su tutta la linea, non è stata in grado né di prevedere, né di gestire, né di risolvere la crisi economica; gli errori fatti hanno impoverito i lavoratori e arricchito le banche e i soliti noti; le molte cose buone che sono state previste e sviluppate alla fine si sono rivelate poco più che sogni, la cui applicazione il più delle volte è stata storpiata o resa impossibile dal governo del mio paese e così via.

In effetti…

Ma io la penso diversamente. L’idea di Europa, la mia idea d’Europa, quella del Manifesto di Ventotene, è nata con lo scopo di garantire un presente e un futuro di pace nel continente e, in virtù di ciò, creare ricchezza e benessere. Un processo lento ma costante ha permesso di iniziare a beneficiare di alcuni risultati. Fino a che non sono arrivati loro, i neoliberisti, con le loro teorie e hanno imposto la loro visione del mondo, basata sulla supremazia del più forte, su ipotesi strampalate di effetto di sgocciolamento, di mano libera del mercato, ecc., imponendo un’improbabile supremazia dei mercati e un dominio totale dell’economia sulla politica, impoverendo molti per arricchire pochi.

E il sogno è diventato un incubo.

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Dimitri Deliolanes, Il Manifesto, 21 febbraio 2015

Tsipras ha promesso che l’austerità è finita e non è disposto a fare un passo indietro. Ancora una volta ci vorrà fantasia e creatività per trovare un compromesso. E così fino a quando la diga non crollerà del tutto

Schauble e Varoufakis al secondo Eurogruppo

Appena lunedì scorso il pre­si­dente dell’eurogruppo Dijes­sl­bloem si era per­messo di leg­gere davanti alle tele­ca­mere un ulti­ma­tum verso il governo greco: Atene doveva richie­dere l’estensione del pro­gramma di assi­stenza finan­zia­ria e accet­tare in blocco le con­di­zioni che vi erano alle­gate, sot­to­scritte dal pre­ce­dente governo di centrodestra.

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Alfonso Gianni, Il Manifesto, 22 febbraio 2012 (http://www.albasoggettopoliticonuovo.it/)

Il breve docu­mento che con­clude il primo passo della dif­fi­ci­lis­sima trat­ta­tiva tra la Ue e la Gre­cia è già oggetto, com’era pre­ve­di­bile, di una feroce bat­ta­glia media­tica. La chiave di let­tura di Varoufa­kis è quella dai toni più rea­li­stici e sin­ceri, all’insegna della tra­spa­renza che ha carat­te­rizzato l’operato della dele­ga­zione greca ai tavoli di Bru­xel­les e che da sola segna una rile­vante novità.

«Saremo coau­tori della nostra lista di riforme – ha dichia­rato il mini­stro delle finanze greco — non segui­remo più un copione datoci da agen­zie esterne». Que­sta in effetti è l’essenza del com­pro­messo rag­giunto venerdì.

Wolfgang Schauble e Yanis Varoufakis

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È dalla sua capacità di superare le crisi,
andando avanti invece di tornare indietro,
che l’Europa scriverà la sua storia.
Lorenzo Bini Smaghi,
“33 false verità sull’Europa”,
Il Mulino 2014

Fra circa un’ora si scriverà quello che potrebbe essere un passo decisivo per il processo di integrazione europea. Alle 15 è infatti prevista una riunione straordinaria dell’Eurogruppo per discutere della proposta di estensione per 6 mesi del programma di assistenza finanziaria che scadrà fra pochi giorni (esattamente il 28 febbraio). La cronaca ci dice che ieri il governo greco presieduto da Alexis Tsipras ne ha fatto richiesta a mezzo di una lettera inoltrata a Bruxelles, visto il fallimento della riunione di lunedì 16 febbraio.

Yanis Varoufakis

Commissione e Parlamento europeo hanno inizialmente accolto favorevolmente le richieste greche, e la situazione sembrava essere sul punto di sbloccarsi fin quando non è arrivato il deciso NO di Berlino. Martin Jaeger, portavoce del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schauble, ha sentenziato: “la proposta greca sia finanziata dai greci stessi”, vale a dire che dalla Repubblica federale non arriveranno altro soldi. La presa di posizione della cancelleria tedesca ha sorpreso lo stesso presidente tedesco del Parlamento europeo, Martin Schulz, che invece aveva dichiarato come “la lettera mostra che la Grecia si è mossa parecchio” e “rinuncia a molte cose che fino all’altro ieri erano indicate come non trattabili”.

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Pavlos Nerantzis, Il Manifesto, 17 febbraio 2015

Il premier Tsipras stretto tra l’Eurogruppo e l’opinione pubblica interna tenta un difficile compromesso. Il governo tedesco: «Greci irresponsabili». Corsa contro il tempo per reagire all’ultimatum della Ue.

È un dop­pio pres­sing quello con cui deve fare i conti Ale­xis Tsi­pras, alle prese sia con l’ultimatum dei part­ner euro­pei, che gli stanno impo­nendo l’estensione dell’attuale pro­gramma di risa­na­mento, sia con gli avver­sari interni a Syriza, che non sono d’accordo con un even­tuale com­pro­messo con il resto dell’Ue.

Il governo greco mira a una solu­zione van­tag­giosa per tutte le parti, ma a parte il movi­mento di soli­da­rietà che si è espresso nelle piazze del mondo, in seno dell’ Euro­gruppo il suo mini­stro delle Finanze è rima­sto solo con­tro i «18». Nono­stante alcuni, come l’Italia e la Fran­cia, sareb­bero pronti a dare una mano. Yanis Varou­fa­kis è rima­sto solo non per­ché sprov­vi­sto di una pro­po­sta ben arti­co­lata da pre­sen­tare ai suoi col­le­ghi, come hanno scritto alcuni opi­nion makers, bensì per il fatto che ha messo in evi­denza le poli­ti­che cata­stro­fi­che dell’austerity e il modo di fun­zio­nare delle isti­tu­zioni euro­pee (Com­mis­sione, Euro­gruppo, Bce) che fanno il gioco dei mer­cati e del paese eco­no­mi­ca­mente piú forte, la Ger­ma­nia, con­tro i prin­cipi fon­da­tivi dell’Unione europea.

Atene è rima­sta sola per­ché Ber­lino ha rischiato di essere messa con le spalle al muro. Il gioco delle parole — l’estensione del pro­gramma attuale, come vogliono Bru­xel­les e Ber­lino, o l’«emendamento» a cui punta Atene — in realtà rispec­chia uno scon­tro ideo­lo­gico. Ed è quello che ha fatto fal­lire la riu­nione dell’Eurogruppo.

La Ger­ma­nia ha deciso di mostrare i denti alla Gre­cia non solo per­ché la sod­di­sfa­zione di una parte delle richie­ste elle­ni­che potrebbe «sti­mo­lare l’appetito» di altri paesi euro­pei inten­zio­nati a per­se­guire una poli­tica anti-austerity. Né per­ché si sono con­fron­tati due prin­cipi etici diversi: il primo basato su un razio­na­li­smo rigido secondo il quale «i debiti comun­que vanno pagati»; l’altro basato sulla soli­da­rietà, che rifiuta lo stran­go­la­mento eco­no­mico di chi si trova in con­di­zione di biso­gno. Ber­lino ha cer­cato di scre­di­tare la poli­tica del nuovo governo greco per­ché una solu­zione a favore di Tsi­pras potrebbe met­tere in dub­bio la ger­ma­niz­za­zione del vec­chio con­ti­nente e apri­rebbe uno spi­ra­glio a una rifon­da­zione su basi diverse dell’Ue e delle sue isti­tu­zioni. Un’Europa rin­no­vata, dove saranno i popoli a decidere.

Non dimen­ti­chiamo che Ale­xis Tsi­pras è il primo lea­der euro­peo di sini­stra — dopo il cipriota Dimi­tris Chri­sto­fias, lea­der di Akel — che pro­pone un modello diverso di Europa. Syriza, la sini­stra radi­cale greca, nell’arco di poche set­ti­mane è riu­scita da una parte a riu­ni­fi­care la mag­gio­ranza dei cit­ta­dini, resti­tuendo loro spe­ranza e un pezzo della dignità che il memo­ran­dum gli aveva strap­pato, e dall’altra a mobi­li­tare le piazze euro­pee «per un’altra Europa».

Non a caso, nel momento in cui il mini­stro delle Finanze greco espri­meva la sua dispo­ni­bi­lità a fir­mare il comu­ni­cato finale dell’Eurogruppo che gli ha pre­sen­tato in forma di bozza il com­mis­sa­rio agli Affari eco­no­mici Pierre Mosco­vici — dove si parla di un piano inter­me­dio, non di una sem­plice esten­sione — è inter­ve­nuto il mini­stro delle finanze tede­sco per stop­pare il ten­ta­tivo di com­pro­messo fran­cese. «Il neo governo greco è irre­spon­sa­bile» ha sot­to­li­neato Wol­fgang Schau­ble poche ore prima della riu­nione dell’Eurogruppo. Che equi­vale a dire ai part­ner euro­pei: «Non date fidu­cia ai greci, cer­cano di fregarvi».

Ora tocca alla Bce, che ha il potere asso­luto sulla poli­tica mone­ta­ria dell’Ue e che sfugge a qual­siasi con­trollo poli­tico, sta­bi­lire oggi se biso­gna chiu­dere i rubi­netti del finan­zia­mento di emer­genza (Ela) che tiene in piedi le ban­che gre­che. A sen­tire i soliti media che non si stan­cano ogni giorno di ripro­porre gli sce­nari apo­ca­lit­tici del «Gre­xit», se entro venerdì non si rag­giun­gerà un accordo tra Euro­gruppo e governo elle­nico, la Bce non potrà che fer­mare il finan­zia­mento degli isti­tuti di cre­dito greci. Diverso, invece, sem­bra che sia per il momento il parere di Mario Draghi.

Ale­xis Tsi­pras sarebbe pronto a un com­pro­messo, ma senza ricatti: «Il memo­ran­dum ha pro­vo­cato una crisi uma­ni­ta­ria e l’ eco­no­mia si trova in una via senza uscita. Il suo annul­la­mento è l’ unica scelta det­tata non solo dal risul­tato elet­to­rale, ma dalla logica» ha affer­mato ieri il por­ta­voce del governo, rispon­dendo così anche a chi fa notare che entro venerdì il governo greco deve deci­dere se essere o meno abban­do­nato a se stesso. Otti­mi­sta su un accordo — «nei pros­simi due giorni, per­ché non vogliamo arri­vare a un punto morto» — si è detto anche il mini­stro Varoufakis.

E ieri sera fonti del goveno con­fer­ma­vano la noti­zia giunta da Bru­xel­les: Atene chie­derà l’estensione di 6 mesi non del memo­ran­dum, ma del «con­tratto di pre­stito» con i cre­di­tori inter­na­zio­nali; come a dire, rispet­tiamo il pro­gramma attuale, ma non ulte­riori misure restrit­tive della troika. La domanda però resta la stessa: come supe­rare le osses­sioni di Berlino?

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Grecia Europa

La sensazione che provo è strana e difficilmente definibile. Penso infatti che, se l’Europa continuerà con queste pratiche dirigistiche, scarsamente democratiche se non addirittura antidemocratiche, prima o poi sarà destinata a implodere e quello che era il sogno di un continente unito, pacifico e creatore di diritti e benessere rischierà di naufragare definitivamente. In estrema sintesi, il comportamento delle istituzioni europee di questi giorni sembra riconducibile al vecchio slogan: “Colpire uno per educarne molti“. I molti, in questo caso sono principalmente i cittadini dei paesi del Sud Europa.

Se, da un lato, è ovvio e auspicabile che ci debbano essere regole condivise è altrettanto ovvio e auspicabile che queste regole vadano applicate tenendo conto del quadro reale, dei mutamenti del contesto politico. L’Europa non è una federazione di Stati, in cui esistono vincoli solidaristici. Ma non è neanche una semplice associazione di Stati, visto che buona parte dei paesi che la compongono ha una moneta in comune. Questo hybridus che non ha riscontri né modelli nella storia, non può essere gestito in modo rigido e schematico, imponendo dictati (in questo senso etimologico leggo l’uso che Alfonso Gianni fa della parola “dittatura”) cui tutti si debbano adeguare.

Alle ultime elezioni il popolo greco è stato chiaro: ha scelto uomini e programmi per rimanere in Europa, ma rivedendo le modalità di adesione all’euro e proponendo una maggiore flessibilità nella gestione della politica economica. Le prime dichiarazioni di Tsipras e Varoufakis finora sono andate in questo senso, come da copione, ma si sono scontrate contro il muro di gomma della sordità dei decisori europei.

La faccio breve, perché è argomento sul quale potrei scrivere decine se non centinaia di pagine, e propongo solo un ultima riflessione: viviamo in un momento in cui l’Europa avrebbe bisogno della massima compattezza. e dovrebbe fare di tutto per rafforzare il propri o Una guerra si sta combattendo in Ucraina, e si è scatenata a causa della mancanza di una comune visione europea. Si sta parlando di un intervento militare in Libia e, anche in questo caso, la situazione è degenerata a causa delle scelte nazionali di alcuni paesi europei. In entrambi i casi, chi ne sosterrà maggiormente i costi (non parlo solo di quelli economici, è ovvio) saranno i paesi periferici dell’Unione europea. I singoli paesi non riescono a condizionare la politica della Nato, che, a partire dal dissolvimento dell’Unione Sovietica, ha cambiato pelle ed è divenuta sostanzialmente un’estensione della politica estera statunitense; l’Europa, se fosse unita, potrebbe farlo. La domanda a questo punto sorge spontanea: vuole farlo?

Di seguito l’articolo di Alfonso Gianni, con il quale mi trovo in totale sintonia.

Alfonso Gianni, Il Manifesto, 16 febbraio 2015

Dopo gli incon­tri della scorsa set­ti­mana fra Ue e governo greco, si era sparso un certo otti­mi­smo e ali­men­tata la spe­ranza di un «pro­fumo d’accordo». C’era anche stato chi aveva pen­sato che la riu­nione di ieri all’Eurogruppo sarebbe risul­tata già deci­siva per siglare un’intesa. Al con­tra­rio, pare pro­prio che quel pro­fumo sia rapi­da­mente sva­po­rato. D’altro canto la riu­nione era comin­ciata con le peg­giori pre­messe pre­an­nun­ciando una pesante e dram­ma­tica rot­tura della trattativa.

Il mini­stro della finanze tede­sco Wol­fgang Schau­ble ha bat­tuto con insi­stenza sui tasti dello scet­ti­ci­smo e della intran­si­genza, giun­gendo a qua­li­fi­care il governo greco come «un ese­cu­tivo irre­spon­sa­bile» per­ché rima­sto fermo sulle sue posi­zioni. Non c’è da stu­pirsi. Si tratta solo di una delle tante varianti dello spi­rito a-democratico che anima le éli­tes euro­pee, in par­ti­co­lare quelle tede­sche. Schau­ble aveva già dichia­rato che per lui le ele­zioni gre­che era come se non esi­stes­sero. E oggi riba­di­sce che è irre­spon­sa­bile il governo greco che vuole coe­ren­te­mente appli­care il man­dato elet­to­rale e non accet­tare i dik­tat della Troika.

Dun­que nulla di fatto. Anzi un arre­tra­mento. La Troika che pareva uscita dalla porta, rien­tra dalla fine­stra. Il docu­mento pre­sen­tato al governo greco riba­di­sce infatti che il pro­gramma della Troika resta e andrebbe esteso per sei mesi.

Il governo greco dovrebbe rinun­ciare a qua­lun­que tipo di azione uni­la­te­rale. In altre parole dovrebbe rinun­ciare a gover­nare, se non sotto det­ta­tura. Infatti il docu­mento espli­cita che sono neces­sa­rie intese con i part­ners euro­pei e inter­na­zio­nali per assu­mere ini­zia­tive in par­ti­co­lare sul tema della poli­tica fiscale, delle pri­va­tiz­za­zioni, del mer­cato del lavoro, del set­tore finan­zia­rio, delle pen­sioni. L’analogia con i temi citati dalla fami­ge­rata let­tera della Bce al governo Ber­lu­sconi dei primi di ago­sto del 2011 è molto forte, a dimo­stra­zione per­sino della scarsa fan­ta­sia della buro­cra­zia di Bruxelles.

Infine il docu­mento Ue pre­cisa che ogni age­vo­la­zione finan­zia­ria da parte della Bce e degli altri organi euro­pei avverrà solo a fronte del esten­sione di sei mesi del pro­gramma della Troika, che dovranno essere usati per la rica­pi­ta­liz­za­zione delle ban­che e saranno con­cesse sulla base di deci­sioni delle isti­tu­zioni euro­pee e dello stesso Eurogruppo.

Come si vede una pro­po­sta cape­stro che il governo greco ha giu­sta­mente respinto con grande riso­lu­tezza, giu­di­can­dola «assurda e inaccettabile».

Il ten­ta­tivo di media­zione avan­zato per conto della Fran­cia dal mini­stro delle Finanze Michel Sapin è andato, per ora, a sbat­tere con­tro il muro della intran­si­genza tedesca.

Tut­ta­via non è l’ultima riu­nione. Altre ce ne saranno. Si tratta di capire se l’irrigidimento tede­sco fa parte di una pura tat­tica o è una posi­zione ina­mo­vi­bile, legata magari anche ai recen­tis­simi insuc­cessi elet­to­rali della Mer­kel ad Amburgo, una scon­fitta sto­rica per la can­cel­liera. Ma molto può fare la mobi­li­ta­zione inter­na­zio­nale comin­ciata con le mani­fe­sta­zioni di san Valentino.

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