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Posts Tagged ‘Yanis Varoufakis’

Angela Mauro, Huffington Post, 21 marzo 2016

“L’accordo con la Turchia è uno scandalo” e sull’emergenza migranti Tsipras “ha il mio appoggio al cento per cento”. E’ l’Europa che ormai è diventata terra di “Macbeth”, aggiunge “crimine al crimine”, si vuole “trasformare la Grecia in una terra di nessuno” e su questo dovremmo essere tutti insieme: “Io, Tsipras, i socialisti o anche la Cdu…”. E’ un inedito Yanis Varoufakis quello che ci parla seduto ai tavolini di un bar dell’Esquilino. Solita giacca scura con risvolto rosso al collo, jeans, insomma solito look tanto rock e poco formale dei summit europei, l’ex ministro greco è a Roma per la presentazione italiana del suo nuovo movimento, ‘Diem25’ (mercoledì all’Acquario Romano). Con lui la moglie Danae Stratou, Lorenzo Marsili di European Alternatives e gli altri “compagni” che lo stanno aiutando a organizzare l’evento italiano. E poi anche Fausto Bertinotti, che arriva per un saluto del tutto personale, uno dei tanti incontri romani di Varoufakis alle prese con la sua rete italiana.

Yanis Varoufakis

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Di Yanis Varoufakis, 23 dicembre 2015

The English text of the answers I sent to L’Espresso follows. The interview covers the Spanish elections, the latest from Greece’s never ending depression and, more importantly, a foreshadowing of the pan-European movement (not party!) that will be launched in February – with a simple, but radical, agenda of democratising the EU.

First, let I ask you to comment on the outcome of the Spanish election.
Our Syriza government’s opposition to a failed Troika program was crushed last summer, and Prime Minister Tsipras forced to accept a new loan that everyone knows is catastrophic, for one reason: To teach the Spanish people a lesson and thus deter them from voting for Podemos. In this context, Podemos did very, very well in the election. As I commented immediately after hearing the results, it was a small but important step in the right direction. A small step that may turn into the large faultline necessary to shatter the Eurozone’s crisis-denial and the Troika’s contempt for democracy. (altro…)

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Lo so, due post sullo stesso argomento non sono proprio il massimo dell’eleganza… Ma l’argomento si presta agli approfondimenti…

L’Huffington Post, 22 settembre 2015

Quell’ “Anche Varoufakis ce lo siamo tolto” pronunciato ieri da Matteo Renzi proprio non gli è andato giù. Il giorno dopo le parole non dolci riservategli dal presidente del Consiglio durante la direzione Pd, l’ex ministro greco, con un post sul suo blog, replica a muso duro al premier che aveva commentato l’uscita di Varoufakis dal governo come un segnale che le scissioni finiscono per danneggiare chi sceglie di rompere con il proprio partito. Un messaggio neanche troppo velato ai propri dissidenti interni.

Signor Renzi, ho un messaggio per te. Puoi gioire quanto vuoi per il fatto che non sono più il ministro delle Finanze, né sono più in Parlamento. Ma non ti sei liberato di me. Io sono politicamente vivo e vegeto, e le persone in Italia mi riconoscono quando cammino per le strade del vostro Paese. No, ciò di cui ti sei liberato, partecipando a quel vile colpo di Stato contro Alexis Tsipras e la democrazia greca lo scorso luglio, è stata la tua integrità come democratico europeo. Forse anche la tua anima. Per fortuna tutto ciò non è irreversibile. Ma devi riconoscere i tuoi errori. Non vedo l’ora di vederti tornare nel rango dei democratici europei.

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Yanis Varoufakis

Si potrebbe dire che anche noi ce ne eravamo accorti…

Ettore Livini, La Repubblica, 22 settembre 2015

L’ex ministro greco contrattacca alle parole del premier, che aveva detto: “Ci siamo liberati di lui”, additandolo come la causa della frattura di Syriza. La replica del greco: “Artefice dell’imboscata vigliacca contro Tsipras”. Reazioni anche nel Regno Unito per le critiche di Renzi all’elezione di Corbyn al Labour

“Caro Matteo Renzi, ho un messaggio per te”. Yanis Varoufakis non ci sta. E dopo l’attacco del premier italiano (“Ce semo liberati di lui, chi di scissione ferisce, di elezioni perisce”), risponde sparando ad alzo zero. Ieri sera il primo tweet – “Non ti sei liberato di me ma della democrazia nel momento in cui hai ricattato Alexis Tsipras”. Oggi il raddoppio in un cinguettio molto più elaborato in cui accusa Renzi di aver giocato il ruolo del “poliziotto buono” nel pressing che all’alba del 13 luglio ha convinto il presidente del Consiglio greco a cedere alle pressioni della Troika e firmare il memorandum.

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Da giorni mi domando come voterei se mi trovassi a essere un cittadino greco. E, francamente, non ho ancora trovato una risposta. Da un lato mi auguro che Tsipras vinca le elezioni perché credo sia fondamentale che ci sia almeno un governo di sinistra fra i membri dell’Unione Europea; dall’altro talvolta mi unisco al coro di coloro che sono rimasti profondamente delusi dopo le grandi speranze che il referendum del 5 luglio aveva acceso.

Ma procediamo con – relativo – ordine.

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Luciana Castellina, Il Manifesto, 19 settembre 2015

Non sono greca e per­ciò dome­nica non voto. Tan­to­meno sono auto­riz­zata a sug­ge­rire ai greci come votare. Ma non me la sento nem­meno di dire che que­sta mia asten­sione deriva dal fatto che i loro sono affari che non mi riguar­dano. Se un anno fa in tanti ci siamo ritro­vati a soste­nere (o meglio a costruire) una lista che si è chia­mata l’«altra Europa con Tsi­pras» non è stato per via di una stra­va­ganza moda­iola, per­chè Siryza stava vin­cendo e noi in Ita­lia no. E’ stato per­chè abbiamo capito che la par­tita che Ale­xis stava ingag­giando con i mostri dell’euro capi­ta­li­smo era anche la nostra partita.

Alexis Tsipras e Pablo Iglesias

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di Stefano Fassina, Yanis Varoufakis, Oskar Lafontaine, Jean-Luc Mélenchon

Stefano Fassina

Il 13 luglio scorso, il governo democraticamente eletto di Alexis Tsipras è stato messo in ginocchio dall’Unione europea. “L”accordo” del 13 luglio è stato in realtà un coup d’état, messo in atto attraverso la chiusura delle banche greche indotta dalla Banca centrale europea, con la minaccia che non sarebbero state riaperte finché il governo non avesse accettato una nuova versione di quel fallimentare programma. Il motivo? L’Europa ufficiale non poteva tollerare che un popolo prostrato dalle sue politiche di austerità auto-distruttiva osasse eleggere un governo determinato a dire “No!”.

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Daniela Preziosi, Il Manifesto, 11 settembre 2015

Fuori dall’euro: lo propone un manifesto firmato Varoufakis, Lafontaine, Mélenchon e Stefano Fassina. Lanciano una conferenza internazionale. Propongono di dire basta ai trattati-capestro

«Un piano B per la Gre­cia» era quello di Yanis Varou­fa­kis, quello della famosa «moneta paral­lela», quando da mini­stro dell’economia, nel corso delle trat­ta­tive tra il suo paese e la Ue, cer­cava di con­vin­cere il primo mini­stro Ale­xis Tsi­pras a non cedere al ricatto delle isti­tu­zioni euro­pee e cer­care strade alter­na­tive a quella che lui con­si­de­rava una resa. «Un plan B» è lo slo­gan usato in que­ste set­ti­mane da Jean-Luc Mélen­chon, lea­der del Parti de Gau­che fran­cese, nel Front de Gau­che, per indi­care una strada alter­na­tiva a quella dell’obbedienza, anche obtorto collo, ai trat­tati euro­pei. «Un piano B in Europa» è il titolo di un dibat­tito sboc­ciato ieri a sor­presa nel pro­gramma della Fête de l’Humanité, sto­rico appun­ta­mento della sini­stra fran­cese in corso in que­sti giorni alla Cor­neuve, alle porte di Parigi. Si terrà domani alle 16 e 30. E sarà un evento per le sini­stre di tutta Europa. I pro­ta­go­ni­sti sono un poker d’assi dei cul­tori del genere. Nes­suno di pro­ve­nienza ’estre­mi­sta’, anzi: sono tutti ex socia­li­sti o social­de­mo­cra­tici. Ma sono tutti usciti dai rispet­tivi par­titi con­tro la loro irre­si­sti­bile e inar­re­sta­bile «deriva a destra».

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Gianni Ferrara, Il Manifesto, 26 luglio 2015

Non appare per nulla frut­tuoso un dibat­tito sulla Gre­xit di Schau­ble o di quella di Varou­fa­kis. Sarebbe comun­que deviante o ridut­tivo del pro­blema reale dell’Europa reale. Nel mondo eco­no­mi­ca­mente glo­ba­liz­zato le entità sog­get­tive sta­tali o inter­sta­tali, se non hanno dimen­sione con­ti­nen­tale o almeno sub-continentale (Bra­sile, India, Rus­sia) risul­te­ranno sem­pre subal­terne o soffocate.

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Alfonso Gianni, Il Manifesto, 18 luglio 2015

La vicenda greca sta determinando un riposizionamento delle forze politiche in Europa e una ridisegno del loro punto di vista strategico – per chi ce l’ha naturalmente – che è degno di una qualche riflessione. Anche se purtroppo tutt’altro che ottimistica.

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Valentino Parlato, Il Manifesto, 23 luglio 2015

L’Europa mone­ta­ria, unita solo dall’euro e domi­nata dalla teo­lo­gia dell’austerità, non fun­ziona pro­prio. Sono in molti ad affer­marlo e non è un caso che la Gran Bre­ta­gna abbia voluto con­ser­vare la ster­lina pur ade­rendo all’Unione euro­pea nei con­fronti della quale mani­fe­sta dis­sensi cre­scenti. E, in gene­rale, non dob­biamo dimen­ti­care che siamo in una fase di con­ti­nui cam­bia­menti, tali da indurre Guido Rossi a scri­vere (Il Sole 24 Ore, 19 luglio) un edi­to­riale dal titolo «Quei Trat­tati supe­rati che creano disordine».

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Etienne Balibar, Sandro Mezzadra e Frieder Otto Wolf, Il Manifesto, 21 luglio 2015

Tsipras ha detto la verità dicendo che l’accordo con l’Unione Europea è pessimo. Per questo bisogna continuare a battersi

Gli «accordi» del 13 luglio a Bru­xel­les tra l’unione euro­pea e la Gre­cia segnano la fine di un’epoca? Sì, ma cer­ta­mente non nel senso indi­cato dal comu­ni­cato con­clu­sivo del «ver­tice». In effetti gli «accordi» sono fon­da­men­tal­mente inap­pli­ca­bili e tut­ta­via costi­tui­scono una for­za­tura altret­tanto vio­lenta, e ancor più con­flit­tuale, di quanto è già avve­nuto negli ultimi cin­que anni. Si è par­lato di dik­tat e que­sta dram­ma­tiz­za­zione è basata su fatti concreti.

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MicroMega, 16 luglio 2015

Per l’economista la debacle greca insegna che bisogna mettere da parte la retorica europeista e globalista e predisporre una visione alternativa, un “nuovo internazionalismo del lavoro”. E sulla Grexit replica al premier ellenico che ha denunciato il mancato aiuto di Stati Uniti, Russia e Cina: “Se vero, significa che i grandi attori del mondo hanno scelto di non interferire più di tanto negli affari europei, lasceranno che l’Unione monetaria imploda per le sue contraddizioni interne”.

intervista a Emiliano Brancaccio di Giacomo Russo Spena
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Wolfgang Schäuble e Angela Merkel

Paolo Pini e Roberto Romano, Il Manifesto, 16 luglio 2015

La suo­cera avrà capito le impli­ca­zioni dell’accordo rag­giunto al ver­tice euro­peo di dome­nica tra Gre­cia e Ger­ma­nia? Le suo­cere in verità sono molte, l’Italia, la Fran­cia, la Spa­gna, il Por­to­gallo e tutti i paesi in cui vi è chi ancora imma­gina uno spa­zio poli­tico ed eco­no­mico per risol­vere la crisi poli­tica ed eco­no­mica, crisi isti­tu­zio­nale e di strut­tura, crisi di stra­te­gia che attra­versa l’intero continente.

La Gre­cia non è solo un espe­ri­mento di poli­ti­che ordoliberiste.

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Yanis Varoufakis

di Yanis Varoufakis

Il dramma finanziario della Grecia ha dominato i titoli dei giornali per cinque anni per un motivo: l’ostinato rifiuto dei nostri creditori a offrire un’essenziale riduzione del debito. Perché, contro il buon senso, contro il verdetto del FMI e contro le pratiche quotidiane dei banchieri di fronte a debitori sovraccaricati, resistono a una ristrutturazione del debito? La risposta non può essere trovata in economia perché risiede nelle profondità della labirintica politica dell’Europa.

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Se c’è qualcosa di terribilmente inelegante è dire “avevo ragione”. Ma è anche di enorme soddisfazione constatare che non si è gli unici a pensarla allo stesso modo.

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Ecco il testo in italiano del comunicato in cui Yanis Varoufakis annuncia le sue dimissioni (già precedentemente da me segnalato in inglese). Mi è piaciuta, tanto da farne il titolo di questo post la frase “indosserò il disprezzo dei creditori con orgoglio”, perché la trovo piena di dignità e degna di un combattente delle idee, ruolo che secondo me Varoufakis ha sempre inteso e saputo interpretare.

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Yanis Varoufakis

Non ho mai nascosto la mia stima nei confronti di Yanis Varoufakis. In particolare, mi è sempre piaciuto quel suo modo di fare – forse un po’ snob – di mantenere un ironico distacco nei confronti di personaggi che si prendono troppo sul serio. Ogni tanto sono andato a leggere qualche articolo sul suo blog e ho avuto modo di apprezzare la sua ricerca costante di nuove vie in economia, mantenendo un elevato rigore scientifico.

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Nei giorni scorsi ho cercato di dare il massimo rilievo possibile, nel mio piccolo blog, al dibattito in corso sul referendum greco. Un dibattito che ha avuto una distorsione mediatica senza precedenti, in tutti i paesi europei, volta a sponsorizzare le ragioni del “SI” a discapito di quelle del “NO” e rendere, in questo modo invisa la posizione del governo Tsipras (che, occorre ricordarlo sempre, è stato eletto meno di sei mesi fa con una maggioranza schiacciante). Ci sono state notevoli ingerenze, diciamo così irrituali, da parte di importanti esponenti politici di altri paesi, che vanno ben oltre a semplici dichiarazioni d’auspicio per la vittoria del “SI”. Una distorsione della comunicazione, a onor del vero, in entrambi i sensi (Il Sole 24 Ore, Ma qual è il vero tallone d’Achille dell’euro?), tipica di questi tempi di spettacolarizzazione della politica, che porta spettatori e attori a doversi schierare. E quale soluzione migliore di un referendum per incentrare l’attenzione sul problema? Tsipras sta forzando il suo popolo alla sintesi plebiscitaria e può uscirne da trionfatore assoluto o con una sconfitta limitata (non dimentichiamo che Varoufakis è un grande esperto di teoria dei giochi e sicuramente avrà espresso il suo parere). In questo mi permetto di dissentire dall’articolo apparso sulla rivista Il Mulino (versione online), La retorica della sovranità popolare, che a mio avviso sottovaluta questo aspetto.

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Intervista a Barbara Spinelli di Giampiero Calapà, Il Fatto Quotidiano, 1° luglio 2015

«Inammissibile e quanto meno irrituale l’ennesimo tentativo tedesco di interferire nella politica greca». Una volta c’erano i colonnelli, oggi l’austerità della Germania, la Grecia è sempre la vittima e Barbara Spinelli, eurodeputata della Sinistra europea, figlia di Altiero, padre dell’Europa, accusa: «È in atto un tentativo di colpo di Stato post-moderno». Le ultime ore sono concitate. Juncker riapre, Tsipras avanza nuove richieste. Si riavviano le trattative, ma interviene la Merkel: «No al terzo salvataggio prima del referendum».

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