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Posts Tagged ‘Corte Costituzionale’

Giuseppe Palma, Scenari Economici, 10 settembre 2015

Mentre a Cernobbio andava in scena lo “spettacolo” del sistema che si autoconsolida e fa quadrato attorno a se stesso (sintomo che è prossimo al collasso), a Roma tutti sembrano essersi dimenticati del FISCAL COMPACT, il quale – a partire dal 2016 – renderà di fatto il nostro Paese una “colonia europea” priva di qualsivoglia potere sovrano di autodeterminazione.

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Qualche anno fa, dovendo prendere il treno per spostarmi rapidamente da una parte all’altra di Genova, mi trovavo alla stazione di Quarto. Mentre attendevo, decisi di prendere un caffè e la barista mi chiese: “Alberto, vero che tu sai l’inglese?”. Un po’ sospettoso dissi di sì, lei si girò e fece avvicinare una ragazza bionda, con espressione da turista.

La ragazza, parlando inglese con forte accento tedesco, mi chiese: “What’s does it mean ‘obliterare’?”.

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All’interno del contenzioso che contrappone il governo greco di Tsipras con l’Unione Europea e in particolare con la Germania, qualche settimana fa è stata ventilata l’ipotesi della richiesta di risarcimento dei debiti di guerra. È un tema che coinvolge anche l’Italia, visto lo “spezzeremo le reni alla Grecia” di mussoliniana memoria e il conseguente tentativo di invasione. Quella che inizialmente poteva sembrare una semplice provocazione è stata invece riproposta da Tsipras alla cancelliera Merkel nel corso della prima visita del premier greco a Berlino.

I tedeschi issano la bandiera nazista di fronte al Partenone

La richiesta greca ha avuto un forte significato politico, ma ha dei risvolti interessanti e importanti anche sul piano del diritto internazionale, come ci spiega Vladimiro Zagrebelsky nel suo articolo apparso sulla Stampa di ieri.

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Angela Mauro, Huffington Post, 12 marzo 2015

Tra Matteo Renzi e la minoranza Pd scoppia un altro incendio. Come se non bastassero le polemiche seguite all’approvazione della riforma costituzionale alla Camera, le minacce di scissione, gli annunci di votare no sull’Italicum qualora non venisse modificato.

Pier Luigi Bersani

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Da tempo, in Germania circola una storiella. che più o meno recita così:

Lo sapete in quante categorie di dividono gli abitanti dell’ex DDR?
In due.
Quelli che la rimpiangono e la Merkel.

È una storiella e va presa come tale, ma probabilmente un fondo di verità c’è. La Germania non è quel paradiso di benessere economico che vogliono farci credere per farcelo assumere come modello di riferimento. Certo, ci sono delle sacche di eccellenza, ma ci sono anche in Italia. Ma forse, il tanto decantato sistema sociale tedesco non è proprio così valido, o almeno non lo è per tutti.

Ce ne parla Jacopo Rosatelli in questo articolo per il Manifesto.

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Maurizio Viroli, Jack’s blog, 15 febbraio 2015

I giuristi del XIV secolo parlavano di tirannide tacita o velata: niente armi, niente proscrizioni, niente esili. Bastano dei servi tenuti al guinzaglio con la vecchia minaccia di togliere loro i privilegi

Maurizio Viroli

Un Parlamento eletto in base a una legge elettorale dichiarata incostituzionale dalla Corte stravolge una Costituzione approvata da un’Assemblea costituente eletta secondo un equo sistema proporzionale che garantiva piena rappresentanza a tutte le forze politiche. Il che significa che chi non ha potere pienamente legittimo, neppure per legiferare e governare, rovina la Carta fondamentale approvata da un’Assemblea costituente che aveva piena legittimità.

Una Costituzione approvata a larga maggioranza (quasi l’88% dell’Assemblea costituente) dopo lungo, serrato, colto e serio dibattito nelle commissioni e in assemblea plenaria, viene modificata a stretta maggioranza senza seria discussione. Il metodo delle larghe intese, osannato da tanta parte dell’opinione pubblica e apertamente sostenuto dell’ex presidente della Repubblica Giorgio Napolitano vale dunque per formare il governo e legiferare, ma non per riformare la Carta fondamentale che definisce le regole per governare e per legiferare. Nessuna parola, nemmeno un monito da parte del capo dello Stato? E quale sarebbe la necessità impellente di abolire il Senato elettivo per sostituirlo con un Senato di nominati da istanze inferiori, consigli comunali e regionali, con potere di concorrere alla riforma della Costituzione? Nessuna.

Illustri colleghi costituzionalisti di chiara fama affermano che non c’è alcun rischio di svolta autoritaria o antidemocratica. Hanno pienamente ragione. Non esiste alcun rischio in tal senso: la svolta autoritaria c’è già stata e consiste nel metodo usato per riformare la Costituzione. Svolta autoritaria secondo uno dei significati propri del termine: un uomo animato da volontà di dominio scatena contro le istituzioni repubblicane una pletora di servi che dipendono da lui per avere il privilegio di rimanere in Parlamento o di essere rieletti.

Addirittura Renzi si permette di minacciare i recalcitranti che se non passa la sua riforma della Costituzione “si va alle elezioni”, come se avesse il potere di sciogliere le camere! Dimentica, o fa finta di dimenticare, il dinamico riformatore, che sciogliere le Camere è prerogativa del capo dello Stato. Ma per Renzi questa distinzione, che è fondamento dell’ordinamento repubblicano, è troppo sottile: si sente già capo del governo, capo dello Stato e padrone del Parlamento.

I giuristi del XIV secolo parlavano di tirannide tacita o velata: niente armi, niente proscrizioni, niente esili. Bastano dei servi tenuti al guinzaglio con la vecchia minaccia di togliere loro i privilegi e con loro dare a un uomo un potere senza limiti. Possibile che i cittadini italiani, tranne piccole minoranze, non si rendano conto dell’inganno messo in atto contro la loro dignità? Pare, purtroppo, che sia così.

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Il Fatto Quotidiano, 14 febbraio 2015

Il costituzionalista è intervenuto nel dibattito “Meno democrazia?” organizzato dalle associazioni “Libertà e giustizia” e “I popolari” a Torino: “Bisogna interrogarsi sulle cause e su chi ha determinato le condizioni in cui ciò si è verificato”

Gustavo Zagrebelsky

“Un degrado, quasi il punto zero della democrazia”. Il costituzionalista Gustavo Zagrebelsky ha commentato così la discussione delle riforme in Parlamento e le polemiche sulla decisione del presidente del Consiglio di andare avanti nonostante le polemiche dell’opposizione. “Bisogna interrogarsi”, ha detto il presidente emerito della Corte Costituzionale, “sulle cause e su chi ha determinato le condizioni in cui ciò si è verificato”. Dubbi simili a quelli espressi dal costituzionalista Alessandro Pace che, in un’intervista al Fatto Quotidiano, ha detto che “le Camere si trovano sotto ricatto”.

Zagrebelsky è intervenuto nel corso del dibattito organizzato dalle associazioni “Libertà e Giustizia” e “I Popolari” sul tema “Meno democrazia? e ha rivelato le sue perplessità sulla situazione politica e sul dibattito in Parlamento. “Sono 40 anni”, ha detto, “che si parla di riforme costituzionali, chiediamoci in che direzione vanno quelle che sono in cantiere: in quella di aprire spazi alla politica e alla democrazia o piuttosto di valorizzare il momento esecutivo, che non è compatibile con l’ampliamento della democrazia?”.

Secondo Zagrebelsky, che nel suo intervento ha ammonito la politica a lavorare in un “clima costituente“, bisognerebbe porsi la domanda se siano più importanti “le regole costituzionali o la qualità di chi le fa funzionare perché una cattiva Costituzione nella mani di una buona politica produce comunque risultati accettabili, mentre la migliore Costituzione nelle mani della cattiva politica produce risultati cattivi”. Riferendosi, infine, all’eventualità del referendum confermativo, il giurista ha invitato a fare attenzione perché, ha detto, “qui ci si gioca moltissimo. Se è richiesto dal Governo sarà un plebiscito e sarà un voto di schiacciamento da una parte o dall’altra. Si sta giocando una partita che può essere terribile”.

Nei mesi scorsi Matteo Renzi aveva liquidato i commenti dei costituzionalisti dicendo di “aver giurato sulla Costituzione e non sui professoroni“. E lo stesso Zagrebelsky, in occasione della festa del Fatto Quotidiano “Partecipa” ha rivelato di aver ricevuto una telefonata del ministro delle Riforme Maria Elena Boschi che cercava di scusarsi per l’equivoco: “Abbiamo a che fare con la stampa, per cui le parole che usiamo più sono pesanti, più passano”, gli ha detto al telefono per giustificare le espressioni usate dal presidente del Consiglio. Ma secondo il costituzionalista sarebbe stato solo un modo per dimostrare che il governo stava cercando di sentire più esperti possibili sulle riforme.

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Pancho Pardi, MicroMega, 31 gennaio 2015

Il Parlamento eletto con una legge che la Corte Costituzionale ha giudicato gravata da profili di incostituzionalità ha scelto come nuovo Presidente della Repubblica proprio un giudice di quella stessa Corte. C’è un sapore di ironia. Niente di irregolare: la stessa sentenza della Corte stabiliva che nello Stato non può esservi vacanza dei poteri, per cui anche un Parlamento eletto in quel modo deve comunque sussistere e operare. Dunque è necessario che elegga il Capo dello Stato. Ma restano i profili di incostituzionalità sulla sua formazione.

Non pochi costituzionalisti hanno sostenuto che perciò il Parlamento, libero di legiferare su tutto, dovrebbe astenersi dal toccare la Costituzione. E invece è proprio quello che vuole fare. Non solo: lo fa con la ferma intenzione di stravolgerla su una questione fondamentale: la sottomissione definitiva della rappresentanza politica al primato intoccabile della governabilità. Questo è il significato effettivo del declassamento del Senato accoppiato alla riforma elettorale.

Fino a ieri solo i critici del riformismo governativo sostenevano con ricchezza di argomentazioni che le due riforme in corso avrebbero determinato la trasformazione di una minoranza parlamentare in una maggioranza abnorme, plasmato questa falsa maggioranza come strumento docile nelle mani di chi ha avuto il potere di farla eleggere, consegnato alla fine al leader di turno un potere senza limiti e senza controllo. Critiche respinte seccamente da tutti i responsabili delle modifiche in corso.

Ma nell’affollarsi dei commenti politici e giornalistici di oggi ormai non c’è più nessuno che neghi la realtà non smentibile. È ormai un coro unanime: con la riduzione a una sola Camera titolare del rapporto fiduciario col Governo, con la formazione di quella sola Camera sulla base di una legge elettorale che rende nominati in anticipo i futuri parlamentari nella proporzione di circa due terzi, con il dominio sulla candidabilità dei futuri eletti in mano a pochi capi di partito, tutti ormai scoprono, con una certa soddisfazione, che il prossimo presidente del consiglio sarà di fatto eletto direttamente. Nel senso che chi andrà al seggio elettorale di fatto voterà per un capo. Sotto il profilo istituzionale l’asserzione è inesatta, ma è profetica sotto il profilo politico. Di fatto la supremazia del premier riduce la forma parlamentare della Repubblica a una parvenza.

È indubbio che negli ultimi decenni il Parlamento non ha dato buona prova di sé. Basta pensare che non è riuscito a impedire a un monopolista privato di impadronirsi del potere per un ventennio e ha di conseguenza sprecato venti anni di politica ed economia. Ma è una buona ragione per mettere l’unica assemblea elettiva nella mani di una persona sola? Da parte loro i parlamentari di centrosinistra sostenitori della nuova legge elettorale si renderanno conto di cosa hanno fatto se e quando perderanno le elezioni.

Ora si prospetta una situazione originale. Un cultore raffinato della scienza giuridica, un esperto di sistemi elettorali, un giudice costituzionale si trova ad essere il più alto custode della Costituzione nel preciso momento in cui la maggioranza delle forze politiche vuole assestare alla Carta un colpo decisivo. Che cosa farà il nuovo Presidente?

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Al di là di qualsiasi valutazione politica (quelle si faranno dopo con più calma, sulla base degli atti concreti), il primo gesto del neopresidente è assai apprezzabile. È purtroppo ancora attuale la necessità di rimarcare la distanza delle nostre istituzioni dal fascismo e bene a fatto a rendere omaggio alle vittime del massacro delle Fosse Ardeatine.

“L’Europa e il mondo siano uniti per battere chi vuole trascinarci in una nuova stagione di terrore”, ha detto il neopresidente nel suo omaggio alle vittime della barbarie nazista. Il racconto di una giornata iniziata presto per il neopresidente

Carmine Saviano, La Repubblica,31 gennaio 2015

Sergio Mattarella in visita alle Fosse Ardeatine, nel suo primo atto dopo l’elezione a Presidente della Repubblica

Dovrà abituarsi agli applausi, ai sorrisi, alle strette di mano. Come quelli dei cittadini che lo hanno atteso all’esterno del palazzo della Consulta e che lo hanno salutato festanti. La grande emozione che centinaia di persone gli hanno manifestato resterà probabilmente uno dei ricordi di questo 31 gennaio. Sin da subito, non appena lo hanno intravisto in mattinata quando il nuovo presidente della Repubblica ha lasciato la foresteria della Corte Costituzionale per andare a salutare la figlia. E poi ancora nel tardo pomeriggio, quando a sorpresa il neo Presidente lascia di nuovo la sua abitazione alla Consulta per un primo atto non annunciato e che suona come un esplicito messaggio: l’omaggio alle vittime della barbarie nazista alle Fosse Ardeatine prima ancora del suo giuramento, in programma martedì. “L’alleanza tra Nazioni e popolo – ha detto – seppe battere l’odio nazista, razzista, antisemita e totalitario di cui questo luogo è simbolo doloroso. La stessa unità in Europa e nel mondo saprà battere chi vuole trascinarci in una nuova stagione di terrore”. Mentre si allontana dalla foresteria viene intercettato dall’inviato di Ballarò. “E’ felice”, è la domanda. “Non si tratta di questo”, risponde il neopresidente.

La sua giornata era iniziata al mattino nella sua casa. Le ore dell’attesa. Anche nella piazza sul Colle. “Non lo conoscevo prima, non ne avevo mai visto il viso. Lo ricordavo solo come l’ideatore del mattarellum”, è un commento colto in piazza del Quirinale, all’esterno della foresteria della Consulta dove il  presidente vive da due anni. Proprio di fronte al palazzo che da martedì lo ospiterà. Tra telefonate, e inviti a “mantenere la calma” a chi si professava  –  a ragione con il senno di poi  –  troppo ottimista sulle possibilità dell’ex ministro. E poco dopo l’inizio delle votazioni Mattarella esce in auto, un Fiat Panda, diretto verso Via Nazionale.

“Guarda, ha preso una panda!”. La scelta dell’utilitaria colpisce osservatori e cittadini. E a voler dar retta alla simboli applicati alla politica, si tratta di un segno di sobrietà che viene apprezzato. Il presidente si dirige verso via Flaminia, dove abita Laura, la figlia. E resta lì per un bel po’, attendendo l’esito dello scrutinio dei voti dei Grandi Elettori. Con il pensiero che di sicuro va verso la moglie Marisa, morta nel marzo del 2012. Un evento che  –  afferma chi conosce bene il presidente  –  ha reso la sua vita molto vicino alla clausura. E a casa di Laura, Mattarella ha seguito lo scrutinio. “Eravamo tutti insieme, tutta la famiglia con i cugini di Roma, mia zia e i cugini di Palermo ai quali mio padre e noi siamo particolarmente attaccati perché siamo cresciuti insieme”, racconta Bernardo, il figlio. “Siamo felici e ci siamo commossi quando il quorum è stato raggiunto”. Commozione che dura poco: “Papà è già indaffarato, già al lavoro consapevole della responsabilità dell’incarico”.

Poi di nuovo in macchina. Evitando le domande di cronisti e curiosi. Mattarella si dirige verso i suoi uffici alla Corte Costituzionale. Il protocollo dell’elezione, infatti, prevede che i presidenti di Camera e Senato si rechino dal neo eletto per comunicargli di persona l’esito della votazione e per consegnargli i verbali della seduta. E quando Laura Boldrini e Valeria Fedele entrano nella sala dove Sergio Mattarella le aspetta, l’emozione è palpabile. Il presidente dice solo poche parole “necessarie”. Il mio “pensiero va alle speranze e alle difficoltà dei nostri concittadini”.

Concittadini che nelle strade intorno alla Camera dei Deputati commentano l’elezione con toni che sembrano molto sereni. Quasi a riconoscere l’atto di responsabilità compiuto in Parlamento che in modo veloce ha indicato un ottimo successore a Giorgio Napolitano. “Sì, mi piace. Non l’ho mai sentito parlare ma in questi giorni ho letto molti articoli sulla sua vita pubblica e privata. E mi piace molto”, dice una giovane turista disturbata dal piccolo figlio che le chiede che cosa è un presidente della Repubblica.

Poi l’uscita di Mattarella dalla sede della Corte Costituzionale. E qui già sembra che il legame con gli italiani si sia tessuto. C’è molta speranza. “Quando c’è il giuramento?” chiedono in tanti. E tutti aspettano martedì. Quando Sergio Mattarella davanti ai grandi elettori indicherà il carattere del proprio settennato. “Vediamo, ma la sua storia parla da sola”, si commenta. Senza dimenticare l’altro presidente: “Perché Mattarella è la persona giusta. Ma a Napolitano gli volevo proprio bene”.

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Domenico Gallo su MicroMega online.

La decisione della Corte Costituzionale che, accogliendo i rilievi sollevati dalla Corte di Cassazione, ha dichiarato incostituzionale il porcellum cancellando i due istituti salienti del premio di maggioranza e della lista bloccata si può commentare con un’espressione molto semplice: ha vinto la Costituzione.

Ha vinto la lungimiranza dei padri costituenti che ci hanno armato la fragile democrazia riconquistata con robuste istituzioni di garanzia, la magistratura indipendente e la Corte Costituzionale che sono riuscite ad intervenire e a sanare la ferita più grave che un sistema politico impazzito aveva inferto alla democrazia costituzionale.

porcellum consultaNon c’è dubbio che le leggi elettorali abbiano un influsso immediato e diretto su quel principio supremo della Costituzione che attribuisce la sovranità al popolo determinando la qualità della democrazia rappresentativa ed i suoi limiti. Le leggi elettorali danno contenuto al sistema politico e realizzano la Costituzione vivente con riferimento alla forma di governo, alla forma ed alla natura dei partiti politici ed alla possibilità dei cittadini di concorrere a determinare la politica nazionale (art. 49 Cost.). Lo Statuto albertino è stato distrutto dalla legge Acerbo, che ha consentito a Mussolini di prevaricare sull’opposizione ed assicurarsi la fedeltà di un Parlamento ridotto ad un bivacco di manipoli.

La legge Calderoli, che assomiglia alla legge Acerbo come si somigliano due gocce d’acqua, è stato lo snodo attraverso il quale è stato fatto un ulteriore passo, dopo l’introduzione del maggioritario nel 1993, per una svolta in senso oligarchico del sistema politico, comprimendo il pluralismo attraverso la tagliola delle soglie di sbarramento e del premio di maggioranza, e consentendo ad una ristrettissima cerchia di oligarchi di determinare per intero la composizione delle Camere, nominando i rappresentanti del popolo, senza che il corpo elettorale potesse mettervi becco. Il porcellum ha favorito una evoluzione in senso “castale” del sistema politico rappresentativo, tanto che nel senso comune coloro che dovrebbero essere i rappresentanti dei cittadini vengono percepito come una “casta”, cioè un corpo estraneo, portatore di interessi suoi propri, contrapposti al corpo elettorale di cui dovrebbero essere espressione.

La sentenza della Corte Costituzionale ha una portata epocale perché per la prima volta sancisce con autorità di giudicato un principio di cui il sistema politico si è fatto beffa da oltre vent’anni. Che i sistemi elettorali, anche se sono dominio riservato della politica, devono essere coerenti con l’impianto costituzionale, che prevede che il voto deve essere libero (il che significa possibilità di scegliere più proposte politiche) ed uguale (il che significa che non ci deve essere un quoziente di maggioranza ed uno di minoranza, come prevede il porcellum) e conseguentemente il ceto dei rappresentanti deve essere rappresentativo della pluralità di interessi, bisogni e domande presenti nel corpo elettorale e nella società italiana poiché tutti i cittadini hanno diritto di concorrere a determinare la politica nazionale.

Ciò costituisce una delegittimazione insuperabile di tutte quelle teorie che pretendono di assegnare al sistema elettorale scopi non coerenti con la Costituzione, come la funzione di comprimere il pluralismo nella camicia di forza di un bipolarismo obbligatorio ovvero di scegliere un Governo o un Capo di Governo che non può essere cambiato sino alle elezioni successive, attribuendo un vincolo di mandato agli eletti, incompatibile con l’opposto principio sancito da tutte le costituzioni liberali.

Adesso nella discussione in atto per la ricerca di un nuovo sistema elettorale, la Corte costituzionale con questa storica decisione ha gettato sul piatto della bilancia il peso della Costituzione. Spetterà a tutti noi cittadini elettori vigilare perché il ceto politico non tradisca nuovamente la Costituzione e con essa la dignità del popolo italiano e la sua storia.

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Un grande articolo di Massimo Gramellini su La Stampa di oggi. Lo trascrivo perché rimanga a memoria…

Bordellum

Per la Corte Costituzionale la legge elettorale detta Porcellum è illegittima. Dunque tutti i parlamentari nominati dai partiti con quella norma e da noi svogliatamente votati negli ultimi otto anni sono illegittimi. E così i loro atti. Illegittima la prima incoronazione di Napolitano. Pure la seconda. Illegittimi i governi Prodi, Berlusconi, Monti, Letta. Illegittimi i senatori a vita scelti dal Capo dello Stato, per cui di oltre mille parlamentari l’unico in regola sarebbe l’ex presidente Ciampi. Illegittime le riforme del lavoro e delle pensioni, le tasse sulla casa e in genere le spremiture decretate da governi illegittimi e convertite in legge da parlamentari illegittimi. Illegittimo il voto su Mubarak zio di Ruby, ma anche quello sulla decadenza di Papi. Illegittimi gli stipendi, i rimborsi, i portaborse, i panini della buvette. Illegittime le interviste dei presunti onorevoli e dei millantati senatori. Doppiamente illegittime le lauree prepagate, le solerti raccomandazioni, le appetitose lottizzazioni. Tutto ciò che è stato detto, fatto e cospirato in Parlamento negli ultimi tremila giorni è illegittimo. E poiché non vi è regolamento, codice o postilla su cui gli illegittimi in questi anni non abbiano messo becco, l’intero Paese può a buon diritto definirsi illegittimo.
Sembrerebbe l’accrocco definitivo. Se non fosse che anche la Corte Costituzionale è stata nominata in larga parte da un parlamento e da un presidente illegittimi. Ne consegue che la sua sentenza di illegittimità è da considerarsi illegittima. La patria è salva. Il Bordellum continua.

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Ce n’è voluto di tempo, otto anni, ma alla fine la Corte Costituzionale ha deciso: il porcellum, la abominevole legge truffa che ha bloccato la politica italiana per tutti questi anni. E ora possiamo gridare FINALMENTE!!!

Ragionando in maniera logica, dovremmo dire che, se la legge elettorale è anticostituzionale, allora gli organismi che da essa discendono (Camera e Senato) non sono legittimati a operare. Se non sono legittimati gli organismi nel loro complesso, ne consegue che deputati e senatori, presi individualmente, stanno occupando una carica in maniera illegittima. Non essendo legittimati a svolgere le loro funzioni, tutti gli atti da loro compiuti sono da considerare nulli. In pratica è come se questo Parlamento non esistesse.

E allora, cosa succede? Se una legge viene dichiarata incostituzionale, rimane in vigore quella che avrebbe dovuto essere abrogata o integrata. Quindi, se il mio ragionamento è corretto, la legge elettorale in vigore dovrebbe tornare a essere il Mattarellum, senza se e senza ma, senza discussioni parlamentari e senza ulteriori perdite di tempo. Al voto subito! Da domani sciogliere le Camere!

Inoltre, se il questo parlamento e i due che lo hanno preceduto sono illegittimi, dovrebbero essere tali le leggi che hanno promulgato. Se io non sono in un determinato posto come posso aver commesso un determinato atto? Quindi abrogazione immediata di tutte le leggi approvate dal Parlamento eletto con la porcheria (perché edulcorare il termine?).

Chi dovrebbe essere il garante di questa operazione? Il presidente della Repubblica ovviamente, come ultimo atto del suo primo mandato, visto che a questo punto il secondo è anch’esso illegittimo.

Accidenti, è un bel casino.

Dimenticavo. Siccome certi individui non avrebbero dovuto essere in un determinato posto, allora dovrebbero anche restituire la remunerazione perché percepita illegittimamente.

Non credo che ciò possa avvenire, ma almeno mi sono tolto un sassolino dalla scarpa…

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